Lo psico-blog

Esami di maturità

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© Getty Images


In questi giorni molti adolescenti stanno affrontando l’esame di maturità. Il nome stesso denuncia quello che una volta costituiva un rito di passaggio, la conclusione di un primo ciclo di vita, e per molti, l’affacciarsi sul mondo del lavoro. Oggi più spesso, pur restando una tappa direi obbligatoria per un adattamento all’ambiente sufficiente, rappresenta però solo una fase di transizione, per i più sentita come un giro di boa che porta a un ulteriore percorso di studi, all’università. Per molti studiare rappresenta una fatica, a molti non piace, lo si fa per i genitori, per pressioni esterne, ci si sforza. Non credo che questi ragazzi vadano stigmatizzati: semplicemente, per dirla ancora una volta con Jung,  a loro funzione pensiero è poco sviluppata. Mi spiego meglio: il  loro modo di rapportarsi , di capire, sentire, adattarsi al mondo esterno non passa per la logica , la razionalità, la mente. E in questo non c’è nulla di male o di sbagliato. Hanno una modalità di approccio e di comprensione del mondo diversa, che può essere il sentimento, o  più percettiva, attraverso i sensi. Credo sia importante conoscere, ad ogni età, la propria funzione principale, cercando poi con il tempo, l’evoluzione e l’applicazione, di sviluppare le altre funzioni che devono essere di supporto, dette ausiliarie. In altre parole: chi non riesce bene negli studi dovrà sviluppare e vivere secondo la propria funzione principale, che non è  il pensiero, nella maggioranza dei casi, adattandosi con quella in cui maggiormente si riconosce, per essere sereno e se stesso.

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gjYewGlJbqthr, 07 febbraio 2012 00:53 Allerta questo commento

Slam dunkin like Shaquille O'Neal, if he wrote informative atrciles.


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