Lo psico-blog

Il panico e il senso del viaggio

il-panico-e-il-senso-del-viaggio_picture" alt="Il panico e il senso del viaggio - il parere dell'esperto" title="Il panico e il senso del viaggio - il parere dell'esperto" />
© Getty Images


Ieri una paziente mi ha fatto riflettere sul senso del viaggio, dopo un lungo periodo nel quale, a causa di una serie di attacchi panico, prendere l’aereo, insieme a altre situazioni, ha costituito un limite alla sua libertà individuale negli spostamenti. Oggi il senso che attribuisce non è più quello di obbligatorietà, nel quale il viaggio, “incastrato” in una fitta agenda di appuntamenti professionali, costituiva al pari di questi, un dovere “per non lavorare e basta nella vita”. Oggi il senso del viaggio riveste una nuova profondità: il senso della scoperta, dell’esplorazione, di gustare quindi, a poco a poco, cogliendo l’inatteso e il non pianificato, il percorso, perdendo così la cognizione di tempo e luogo, non focalizzandosi sulla meta. Potremmo dire: invitando al banchetto interno degli dei, Artemide e Dioniso. Un viaggio inteso come esplorazione e espressione di parti di sé spesso tenute silenziose o accolte solo marginalmente. In periodo di vacanze, una riflessione in questo senso porta a considerare il significato del viaggio, diversamente dal fenomeno del turismo. Quest’ultimo, nel suo processo di massificazione da villaggio globale, ha svuotato il viaggio dal contributo psicologico al benessere, riducendolo a uno spostamento in un luogo diverso gli stessi schemi comportamentali, spesso le stesse abitudini o come rigenerazione delle energie fisiche di una scelta di vita che ne richiede oltre misura.

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zmnSDmWrjHNoYNbLTPx, 15 maggio 2011 14:13 Allerta questo commento

Wow! Great thinikng! JK


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