Lo psico-blog

Sull’innocenza e sull’ingenuità

Sull’innocenza e sull’ingenuità
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In uno dei post di qualche giorno fa, introducevo a volo di rondine una riflessione che vorrei qui approfondire. In quello scritto, invitavo a non confondere il senso di innocenza proprio dell’archetipo del puer, del fanciullo, con l’ingenuità. Di fatto, assai spesso, l’ingenuità viene vissuta, da chi la riconosce in se stesso, come una caratteristica della personalità non del tutto negativa, accettabile, in fondo buona. Con un fondo di vittimismo sottostante, quasi a  chiedere comprensione. In realtà l’ingenutià è una condizione d’infantilizzazione che, per svariate motivazionoi, si protrae fino a all’età adulta. E nasce dalla non conoscenza di se stessi, dal desiderio di perpetuare un’immagine di sé accettabile quanto quella di un bambino, che non è in grado di fare del male, di ferire l’altro. Qui sta il meccanismo: si chiede di non essere feriti, in quanto incapaci, senza strumenti, non in grado di fronteggiare, di  gestire il rapporto con l’altro. L’innocenza, con cui viene spesso associata, a volte confusa, è una condizione profondamente diversa: nasce dalla conoscenza, dalla consapevolezza, dal senso di sé come adulto che, intenzionalmente, si sveste di costrutti mentali e relazionali per accedere nuovamente a una condizione di purezza nei confronti del mondo, con occhi in grado di cogliere ciò che la condizione di adultità aveva sottratto: la gioia, lo stupore, il rinnovamento della  vita ogni giorno in quanto scoperta continua.

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klqvgSfVVKyRrm, 16 settembre 2011 16:15 Allerta questo commento

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