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Antidepressivi: tenere lontano dalla portata dei bambini?

Gli antidepressivi sono controindicati nei bambini e negli adolescenti? Diversi casi anglosassoni hanno recentemente messo in discussione l'efficacia di questi trattamenti, accusati di essere inefficaci e perfino di incrementare le idee suicide. Bisogna vietare questi trattamenti nei più giovani? Doctissimo riapre il dibattito...

Gli antidepressivi ai bambini
© Getty Images

Gli antidepressivi sono pericolosi per i bambini? L'efficacia di questi trattamenti sui più piccoli diminuisce? Questo è quanto lasciano supporre diversi studi.

Sempre più numerosi i bambini trattati

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente documentato che la depressione nei bambini minori di 14 anni rappresenta la quinta causa di malattia nei giovani europei. In adolescenza il suicidio, spesso legato a un disturbo depressivo, costituisce la seconda causa di morte. Si stima che oltre il 10% dei bambini soffra di disturbi neuropsichiatrici, rappresentati in maggioranza da sindromi depressive (2% nei bambini e 8% negli adolescenti). In Italia, sebbene un accurato e sistematico monitoraggio nazionale dei disturbi neuropsichiatrici ad esordio nell'età evolutiva non sia ancora attivo, la situazione non dovrebbe differire molto da quella europea.

Più rischi di suicidio!

Un primo allarme è stato dato nel giugno 2003, quando le autorità sanitarie in Gran Bretagna (Medicines and Healthcare Products Regulatory Agency o MHRA), hanno controindicato la paroxetina (commercializzata col nome Deroxat®) a soggetti di età inferiore ai 18 anni. Tre studi condotti su 748 bambini bastarono per affermare che questo composto non solo non aveva alcuna efficacia nella depressione maggiore dei più giovani, ma che poteva anzi aumentare il rischio di condotta suicida negli adolescenti.

Un ulteriore aumento delle idee suicide

Settembre 2003: ci risiamo! I laboratori Wyeth negli Stati Uniti mettono in guardia i medici americani, basandosi su diversi studi: la venlafaxina (commercializzata in Francia con il nome Efexor®) non ha alcuna efficacia nel trattamento degli episodi depressivi maggiori o per il disturbo ansioso generalizzato nei bambini da 6 a 17 anni. Anche in quel caso, il laboratorio sottolineava un aumento delle idee suicide e dei gesti "autoaggressivi" nelle persone trattate.

Un gran numero di farmaci interessati

Infine il dicembre scorso, le autorità sanitarie britanniche scatenano un putiferio. Il MHRA (Medicines and Healthcare products Regulatory Agency) decide di estendere la controindicazione nei bambini a tutti gli antidepressivi della famiglia dei ISRS3. Tutti si ritrovano così classificati come inefficaci e per la maggior parte accusati di aumentare i rischi di suicidio nei bambini. Oltre alla paroxetina e la venlafaxina (Efexor ®), si ritrovano nel banco degli imputati la sertralina, il citalopram, l'escitalopram e la fluvoxamina. Solo la fluoxetina (il famoso Prozac®) ne uscirebbe vincente, apportando più vantaggi che inconvenienti nei giovani di età inferiore ai 18 anni, sempre in caso di depressivi gravi.

Il ministero della salute canadese seguì allora le raccomandazioni inglesi e aggiunse anche il bupropione alla lista, destinato alla sospensione della dipendenza da tabacco). Negli Stati Uniti, la Food and Drug Administration, l’equivalente dell’Afssaps, è più prudente. Limitandosi a sottolineare l'inefficacia di questi antidepressivi nel bambino per il trattamento della depressione maggiore, senza pertanto dichiararli controindicati.

La mancanza di studi

Come sottolinea Anne Castot, responsabile dell’informazione scientifica all’Afssaps, "per la maggioranza dei prodotti, non si dispone di alcun dato nel bambino. Risulta dunque difficile trarre conclusioni dagli studi". Le autorità inglesi hanno optato per il "principio di precauzione", mettendo sullo stesso piano le sostanze per le quali non si dispone di alcun studio nel bambino e quelle per cui i risultati erano negativi.

Nel caso specifico, l'assenza di informazioni raddoppierebbe le menzogne per omissione: alcuni ricercatori canadesi4 hanno sottolineato che certi laboratori farmaceutici non esiterebbero a nascondere gli studi i cui risultati negano l’efficacia di certi antidepressivi nel bambino.

In ogni caso, la psicoterapia rimane la scelta privilegiata per i più piccoli, gli antidepressivi non sono così raccomandati se non in caso di fallimento di questo approccio.

Alain Sousa

1 Comunicato dell’Agenzia francese di sicurezza sanitaria dei prodotti sanitari (AFSSAPS), 16 giugno 2003.
2 Comunicato dell’Agenzia francese di sicurezza sanitaria dei prodotti sanitari (AFSSAPS), 29 settembre 2003.
3 Comunicato del Medicines and Healthcare Products Regulatory Agency o MHRA, equivalente inglese dell’Afssaps, 10 dicembre 2003.
4 Canadian Medical Association, marzo 2004; vol. 170: p. 783.

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20/10/2012

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