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Antidepressivi: il monitoraggio durante il trattamento

Il ricorso ad un trattamento antidepressivo suscita numerosi quesiti relativi al monitoraggio da esercitare. I consigli del Prof. Granger, responsabile del servizio di psichiatria degli adulti all’ospedale Cochin.

Antidepressivi: il monitoraggio durante il trattamento
© Getty Images

Il ricorso a un trattamento antidepressivo rimane la prima soluzione terapeutica alla depressione. Effetti collaterali, efficacia, tolleranza, rischio suicida, cambiamenti d'umore…Il Prof. Granger risponde alle domande di Doctissimo sul monitoraggio durante un trattamento antidepressivo.

Doctissimo: Quali sono le precauzioni da prendere durante l’erogazione di antidepressivi?

Prof. Granger: Quando un paziente si vede prescrivere questo tipo di trattamento, lo psichiatra ha il dovere di fornirgli numerose informazioni. Pertanto, deve sapere quali sono gli effetti indesiderati e cosa può sperare in termini di efficacia. Gli effetti indesiderati cominciano fin dall’inizio del trattamento e variano secondo le molecole. Disturbi digestivi, sonnolenza, mal di testa, ipertensione e secchezza della bocca sono i più frequenti.

Doctissimo: Qual è il controllo medico durante un trattamento antidepressivo?

Prof. Granger: Dopo la consultazione di prescrizione, il paziente rivede il medico da 10 a 20 giorni più tardi. Infatti, i primi effetti del trattamento si manifestano alla fine di due o tre settimane dopo la prima assunzione. Questo appuntamento permette di controllare la tolleranza del paziente rispetto al trattamento. Questo monitoraggio clinico è indispensabile per verificare che il farmaco sia ben sopportato dal paziente. E il medico deve essere disponibile per rispondere ai quesiti del malato. Evidentemente, se quest’ultimo è oggetto di un ricovero ospedaliero, il controllo dev'essere quotidiano.

Doctissimo: Come si fa a sapere se il trattamento è ben tollerato?

Prof. Granger: Se le prime due settimane trascorrono bene, si stima che il trattamento sarà ben tollerato dal malato. Ma occorre sempre avere pazienza: il miglioramento è progressivo. Certi effetti collaterali, come le angosce o la sonnolenza, possono essere scoraggianti. Ma questi problemi scompaiono rapidamente.

Doctissimo: Che consigli può dare ai familiari?

Prof. Granger: Nelle persone che soffrono di depressione, il rischio suicida è molto elevato. Così, i familiari devono essere presenti e portare conforto al malato. Spesso, il primo riflesso della famiglia è incitare il paziente a provare nuove attività. Questo atteggiamento incitativo è da evitare poiché può provocare l'effetto inverso e colpevolizzare il malato che si sentirà attaccato dai famigliari. D’altra parte, il congiunto e la famiglia possono avere un ruolo importante per sapere se il paziente segue bene il suo trattamento.

Doctissimo: Cosa sono i cosiddetti "sintomi residui"?

Prof. Granger: Si parla di sintomi residui quando una parte dei sintomi persiste dopo 4-6 settimane di trattamento. Spesso, si tratta di angosce mattutine, difficoltà di concentrazione o ancora di tristezza. Il medico deve stare attento poiché il rischio di ricadute è più elevato nei soggetti che presentano sintomi residui. La soluzione può essere un cambio di trattamento o anche un’associazione con un altro farmaco. Si può proporre anche la psicoterapia.

Doctissimo: Quel è il rischio di resistenza a un trattamento?

Prof. Granger: Il ritardo di azione di un farmaco è normalmente di 4-6 settimane. Se non si osserva alcun miglioramento aggiuntivo oltre a questa soglia, si può parlare di resistenza. Solo il 65% dei pazienti risponde favorevolmente al primo trattamento. Le alternative possibili sono anche in questo caso un’associazione, un cambio di farmaco o anche un controllo psicologico. Pertanto, deve essere valutato il rischio di cronicizzazione, ovvero di passaggio a una depressione cronica. In effetti, quasi il 10% dei pazienti è interessato da questo sviluppo.

Doctissimo: Come si effettua la sospensione del trattamento?

Prof. Granger: La durata varia in funzione dell’individuo. A partire da 6 a 12 settimane, i sintomi scompaiono. Per consolidare questo miglioramento, il trattamento viene continuato per almeno 6 mesi. In caso di depressione ricorrente, la durata del trattamento è molto maggiore. Così, la persona può essere in trattamento preventivo per diversi anni.

In ogni caso, l’interruzione del trattamento deve essere adattata ad ogni situazione. Si fa in modo progressivo. Un’interruzione brusca fa aumentare il rischio di ricaduta.

Sarah Laîné

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20/10/2012
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