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L'approccio del depresso alla malattia

Qual è il tipo di approccio del depresso? A chi si rivolge il depresso? Perché il depresso si rivolge difficilmente e tardi a un medico? Come esprime il suo malessere? Quali sono gli ostacoli principali per rivolgersi a un medico?

L'approccio del depresso alla malattia
© Getty Images

Qual è il tipo di approccio del depresso?

Molte depressioni non vengono curate: le cifre ipotizzate vanno dal 50% al 70% dei casi (Agènce du Médicament, 1998). La causa deve essere ricercata nel fatto che i malati di depressione non si rivolgono a un medico e, se lo fanno, a volte la loro depressione non viene riconosciuta.

D’altra parte molti di coloro che si rivolgono a un medico lo fanno con molto ritardo.

A chi si rivolge il depresso?

I depressi utilizzano le prestazioni sanitarie con una frequenza tre volte maggiore dei non depressi (Cooper-Patrick 1997).

A curare la depressione sono soprattutto i medici di famiglia (70%). Prima di rivolgersi a uno psichiatra, il 64% dei pazienti si è rivolto a un medico non psichiatra, il 25% a un membro della famiglia, il 6,5% a un’infermiera o a uno psicologo e il 2,5% a un guaritore o a una veggente (Rouillon 1993).

Perché il depresso si rivolge difficilmente e tardi a un medico?

Come esprime il suo malessere?

Se il depresso si rivolge a un professionista, descrive le manifestazioni della propria depressione in maniera diversa a seconda che si sia rivolto a un medico di famiglia o a uno psichiatra.

Per i medici di famiglia i tre sintomi predominanti (ad eccezione dei disturbi somatici) sono la tendenza all’affaticamento, l’ansia e l’insonnia, mentre per gli psichiatri i sintomi principali sono l’alterazione depressiva dell’umore, i segni di dolore morale, di autosvalutazione e il rallentamento psicomotorio.

Se il paziente attribuisce i suoi problemi a una causa organica, peggiorerà la sua già scarsa conoscenza della propria condizione affettiva. Sarà ancora più difficoltoso riconoscere la depressione.

Le persone di bassa o elevata estrazione sociale sono quelle che hanno maggiori difficoltà a riconoscere la depressione. Coloro che provengono da ambienti disagiati e si trovano in condizioni di precarietà, riescono meno facilmente a riconoscere la depressione e tendono meno a chiedere aiuto per lo stato in cui si trovano oppure si rivolgono ai servizi sociali (ai quali richiedono un aiuto materiale senza rivelare la propria depressione).

Oltrettutto, se alla fine riescono a chiedere aiuto, la loro depressione è spesso  sottodiagnosticata e il trattamento somministrato inadeguato (Bebbington in Kovess 1996).

L’età e il sesso sono fattori essenziali nell’identificazione della depressione, non soltanto per il paziente (i giovani e le persone anziane la riconoscono con più difficoltà) ma anche per l’ambiente e per il medico. In entrambi i casi è la nozione stessa di condizione patologica a non essere facilmente accettata (Marks 1979).

La depressione colpisce inoltre più spesso le donne ma quando colpisce gli uomini è più difficile che venga riconosciuta come tale.

La gravità della depressione è un elemento che contribuisce al suo riconoscimento (Docherty 1997) e che favorisce l’adozione di cure (Kovess 1993). Le conseguenze invalidanti della depressione faciliteranno sia le persone vicine che il medico di famiglia nella diagnosi della depressione (Kovess 1993).

L’opinione diffusa riguardo alla depressione sembra essere strettamente collegata agli aspetti visibili del comportamento, in particolare all’incapacità di ricoprire dei ruoli sociali, ignorando gli aspetti più interiorizzati degli affetti depressivi, poiché non si è in grado di riconoscerli.

Per una corretta educazione sanitaria, sarebbe necessario informare su quelli che sono gli affetti depressivi e sul fatto che si tratta di sintomi patologici che giustificano che colui che li prova si definisca malato.

Quali ostacoli trova rivolgersi a un medico?

Il vissuto stesso della malattia depressiva (disperazione, senso di colpa, vergogna della propria fragilità…) frena qualsiasi richiesta di cure (si può temere di attirare l’attenzione delle persone vicine su questo fatto).

La stigmatizzazione del termine depressione fa sì che il soggetto abbia paura di essere considerato male se fa menzione dei suoi disturbi.

L’immagine molto peggiorativa che viene data dei trattamenti – in particolare delle terapie a base di farmaci – opposta a immagini molto più favorevoli riservate alle cure  “alternative” (si tratta di un problema serio).

Un’immagine altrettanto peggiorativa della comprensione che il medico può avere della richiesta del paziente: richiesta di spiegazioni e chiarimenti.

Sarebbe necessario informare l’opinione pubblica riguardo al fatto che:

  • I depressi hanno spesso difficoltà a chiedere aiuto;
  • La depressione può essere guarita e deve essere curata.

Si dovrebbero mettere in atto campagne che tolgano al termine depressione la sua connotazione negativa e consigliare le persone depresse a rivolgersi a un medico che saprà comprendere e fornirà un aiuto migliore di quello che è in grado di fornire chiunque altro.

 

Fonte: Rapporto itinerante sui depressi (Rapport itinéraire des déprimés) gennaio 2001.

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28/08/2012

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