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L’erba di San Giovanni: un antidepressivo sul banco di prova

Uno studio tedesco attribuisce ad un estratto di erba di San Giovanni un’efficacia paragonabile ai trattamenti farmacologici delle depressioni leggere. Utilizzato in fitoterapia, questa pianta è disponibile in farmacia e nelle erboristerie. Questo prodotto è al centro dell’attenzione mediatica: Doctissimo fa il punto sulla sua possibile efficacia e i rischi legati al suo uso.

L’erba di San Giovanni
© Getty Images

Una volta terminate le feste, il blues dell’inizio dell’anno si fa sentire appieno e potrebbe portare molti di noi ad orientarsi verso l’erba di San Giovanni. Fino ad oggi, la sua crescente attenzione mediatica per il trattamento dei disturbi dell’umore non è stata accompagnata da alcuna prova della sua efficacia terapeutica. Un recente studio tedesco1 pubblicato nella prestigiosa rivista The British Medical Journal mette a confronto l’erba di San Giovanni con l’imipramina, uno farmaco correntemente utilizzato nel trattamento della depressione.

Una efficacia dimostrata

La maggioranza degli studi sull’erba di San Giovanni rimane oggetto di controversie. Fra le più serie, un’analisi2 che risale al 1996 condotta su più di 1700 pazienti aveva concluso che l’efficacia dell’erba di San Giovanni era superiore a quella di uno placebo. La prossima tappa doveva naturalmente confrontare l’efficacia dell’erba di San Giovanni con quella di un tradizionale antidepressivo. I risultati dell’équipe di Helmut Woelk dell’università di Giessen sono sorprendenti. Dopo sei settimane di trattamento su 324 pazienti, i ricercatori concludono che l’iperico è anche efficace e meglio tollerato dell’imipramina nel trattamento di depressioni leggere e moderate.
Senza rimettere in discussione la validità di questo studio, tuttavia vanno sottolineati tre punti. In primo luogo, le dosi di iperico somministrate nel corso di questo studio (250 mg) sono superiori a quelle generalmente raccomandate. In secondo luogo, l’imipramina è un farmaco utilizzato da molto tempo che comprende un numero di effetti collaterali (secchezza della bocca, sudori, vampate di calore) maggiore rispetto agli antidepressivi di ultima generazione, di cui fa parte la fluoxetina. Infine, i risultati riguardano soltanto depressioni leggere. Così, è imperativo consultare un medico che diagnostichi il tipo di depressione.

Oggi, questo trattamento alternativo è già utilizzato molto ampiamente in Germania e le sue vendite in Europa raggiungevano già nel 1998 oltre i 6 miliardi di dollari. Il prodotto è attualmente disponibile in farmacia e nelle erboristerie, ma è davvero senza rischi?

Interazioni rischiose

Nell’attesa che l’efficacia dell’erba di San Giovanni sia paragonata a quella degli ultimi antidepressivi, alcuni rischi associati all’erba di San Giovanni devono invitare alla prudenza. In effetti, sono state segnalate certe interazioni farmacologiche con la digossina (utilizzata nel trattamento dell’insufficienza cardiaca), la teofillina (utilizzata nel trattamento dell’asma), l’indinavir3 (utilizzato nel trattamento dell’infezione da HIV), anticoagulanti orali, la ciclosporina4 (utilizzata contro il rigetto di trapianti), certi antidepressivi ed anche alcuni contraccettivi orali. Il 1o marzo 2000, l’Agenzia francese per la sicurezza dei prodotti sanitari precisò le seguenti raccomandazioni.

Non devono prendere l’erba di San Giovanni:

  • I pazienti trattati con indinavir e, per derivazione, i pazienti trattati con altri farmaci antiretrovirali nel quadro di un’infezione da HIV, visto il rischio di efficacia limitata del trattamento antiretrovirale e dello sviluppo di resistenze virali;
  • I pazienti trattati con un antidepressivo inibitore della ricattura della serotonina, visto il rischio di insorgenza di sindrome serotoninergica potenzialmente grave, particolarmente nei soggetti anziani;
  • Le donne che assumono la pillola, visto il rischio di ridotta efficacia contraccettiva;
  • Per prudenza, ogni paziente sottoposto ad un altro trattamento farmacologico, visto il rischio di interazione farmacologica che può tradursi in una riduzione di efficacia dei farmaci associati.

Attenzione, i pazienti che ricevono un trattamento farmacologico e assumono l’erba di San Giovanni non devono interrompere bruscamente l’assunzione dell’erba di San Giovanni senza consultare il medico. Tale interruzione può comportare un aumento delle concentrazioni plasmatiche di questi farmaci. Un tale fenomeno può rivelarsi pericoloso per prodotti come la digossina, la ciclosporina, la teofillina, o gli anticoagulanti orali

Prima di credere all’efficacia dell’erba di San Giovanni rispetto ai più recenti antidepressivi ricorda che l’utilità terapeutica di questa pianta medicinale non è ancora stata dimostrata da nessuna autorità medica. Solamente i casi di lieve depressione sembrano poter beneficiare delle sue virtù. Secondo gli autori, una depressione non trattata o trattata in modo inadeguato può comportare un circolo vizioso di ricadute. Solo un medico è in grado di diagnosticare il grado d’importanza della depressione e di proporre poi il trattamento adatto. Non c’è spazio per l’automedicazione!

David Bême

1 BMJ 2000 Set 2;321(7260):536-9
2 BMJ 1996; 313: 253258.
3 Lancet; 355: 547-8
4 Lancet; 355: 548-9

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16/10/2012

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