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Le onde magnetiche in aiuto alle depressioni resistenti

La depressione è diventata un problema di salute pubblica. Benché le cure adottate abbiano visto numerosi progressi, alcuni pazienti sono tuttora privi di terapia efficace. Esiste però da un po’ di tempo un’alternativa promettente: la stimolazione magnetica transcranica. Può venire effettuata senza il ricovero del paziente e comincia a disporre di strumenti che le consentono una maggiore efficacia.

Onde magnetiche anti-depressione
© Getty Images

Se psicoterapia e antidepressivi si rivelano inefficaci, può essere preso in considerazione un trattamento con elettroshock. Oggi è però disponibile un’alternativa meno gravosa: la stimolazione magnetica transcranica.

Le depressioni resistenti ai trattamenti

Secondo un’indagine condotta nel 2005 dall’Istituto nazionale di prevenzione ed educazione alla salute (Inpes – Institut National de prévention et d’éducation en santé1), l’8% dei Francesi tra i 15 e i 75 anni (ossia circa 3 milioni di persone) hanno avuto una depressione nel corso degli ultimi dodici mesi. E il 19% dei Francesi tra i 15 e i 75 anni (ossia circa 8 milioni) hanno avuto o avranno una depressione durante la propria vita. Se è vero che riguarda più spesso le donne (due volte in più), può tuttavia colpire senza distinzione di età, di classe sociale o di sesso. La cura si basa su psicoterapia e trattamenti farmacologici (antidepressivi). Quando però quel tipo di cura si rivela insufficiente, i medici non hanno molte alternative a disposizione: sostituire i farmaci, aggiungerne altri, ricorrere alle sismoterapie (meglio conosciute sotto il nome di elettroshock), la stimolazione del nervo vago (che rimane controversa) o la stimolazione cerebrale profonda, che è ancora in fase sperimentale.

E’ apparsa di recente una pista nuova: la stimolazione magnetica transcranica (altrimenti detta TMS, Transcranial Magnetic Stimulation)2 che risulta efficace dal 30% al 50% dei casi nelle depressioni resistenti.


1 La depressione in Francia – Indagine Anadep 2005

2  La stimolazione magnetica transcranica (TMS) è stata utilizzata all’interno di studi per la cura dell’emicrania, delle turbe ossessive compulsive, delle allucinazioni collegate alla schizofrenia.

Il contributo della stimolazione magnetica transcranica

Come avviene con la stimolazione cerebrale classica, la stimolazione magnetica transcranica permette di stimolare delle zone del cervello precise, evitando l’’invasività (nessun bisogno di intervento chirurgico). In che modo? Inviando al cervello un impulso magnetico attraverso il cranio, grazie ad una bobina posta sulla superficie della testa. “I campi magnetici generati inducono allora un campo elettrico che modifica l’attività dei neuroni situati in prossimità. L’impiego più comune è la stimolazione ripetuta detta rTMS: viene stimolata una zona precisa per un dato intervallo di tempo, in modo da modificare sensibilmente l’attività della parte considerata” precisa Pierre Hellier, incaricato di ricerca presso l’Inria, l’Istituto Nazionale di Ricerca in Informatica e Automatica (Institut National de recherche en informatique et en automatique)3 4.

La zona da stimolare è la corteccia prefrontale dorsolaterale sinistra. La zona è stata scelta dopo che studi in neuro-radiodiagnostica ne avevano mostrato un abbassamento dell’attività nei pazienti depressi, e che studi sugli animali avevano rivelato che una sua stimolazione magnetica comportava il rilascio di dopamina, una sostanza chimica coinvolta nel desiderio, nella sensazione di piacere, etc. Come riuscire a localizzarla con precisione? La tecnica più diffusa consiste nell’individuare la zona la cui stimolazione per TMS comporta una contrazione del pollice e nel misurare 5 cm con un metro da sarto dirigendosi verso la parte anteriore del cranio per centrare la zona che interessa5. E’ facile capire che si tratta di un metodo empirico che manca un po’ di precisione… “Dispiace, sapendo che è ormai noto che la precisione del posizionamento condiziona il successo della terapia6. L’obiettivo è dunque riuscire a offrire un sistema di neuronavigazione, una specie di GPS dedicato al cervello” confessa Pierre Hellier.


3 Les Comptoirs de l’INRIA, intervista di Pierre Hellier del 6 aprile 2011

4 Il campo magnetico prodotto dalla bobina ha una portata di 2 cm. La zona stimolata è quindi relativamente superficiale, mediamente 1.6 cm sotto il cuoio capelluto.

5 Psychopathologie et neurosciences : Questions actuelles de neurosciences cognitives et affectives de Emmanuel Streel, Salvatore Campanella, Collectif et Henrique Sequeira- Editions De Boeck- 384 pages- 32,50 €

6 The effects of repetitive transcranial magnetic stimulation in the treatment of depression. - Fitzgerald PB, Daskalakis ZJ - Expert Rev Med Devices. 2011 Jan;8(1):85-95. (abstract disponibile on-line)

TMS più efficace e precisa grazie a un sistema di neuronavigazione

Oggi la radiodiagnostica medica ci consente di avere una percezione molto precisa dell’attività cerebrale. Perché allora non servirsi dei vantaggi dell’IRM (radiodiagnostica tramite risonanza magnetica – Imagérie par résonnance magnétique) per posizionare meglio la TMS? Per pazienti depressi, le sedute quotidiane all’ospedale (almeno dieci) e la necessità di ricorrere a una cornice stereotassica (sulla testa del paziente viene posizionata una cornice, allo scopo di immobilizzarlo) rendevano la terapia inadatta…Coinvolto in sistemi di neuronavigazione applicata alla chirurgia neurologica7, Pierre Hellier ha messo a punto un sistema dedicato alla TMS che può essere utilizzato nella pratica quotidiana.

Il paziente si sottopone in sostanza a una IRM nel corso della quale la zona da stimolare viene identificata in modo chiaro da un neuroanatomista.  Durante le sessioni di stimolazione, una telecamera binoculare permette poi di seguire in tempo reale e in 3D, una benda avvolta alla testa del paziente e alla bobina di stimolazione. Sull’IRM del paziente e sul suo cranio vengono individuati sei punti caratteristici, che permettono di far corrispondere i due riferimenti. “Proprio come in un sistema GPS, la telecamera binoculare (il satellite) permette di seguire la bobina (la vettura) e di fissarne la posizione sulla radiodiagnostica IRM di riferimento (la carta stradale). Si riesce così a centrare con precisione una zona di due centimetri quadrati, una cosa impossibile con il metodo del metro del sarto, precisa Pierre Hellier. Il sistema viene commercializzato, nell’ambito di un partenariato con l’Inria, dalla società Syneika, che ha ottenuto per il suo neuronavigatore il marchio CE. Malgrado il costo impegnativo, molti ospedali ne sono già dotati.

L’avventura scientifica nel frattempo non si è fermata. Oggi Pierre Hellier  lavora alla messa a punto di un sistema di navigazione basato su atlanti di radiodiagnostica cerebrale. “Disponiamo oggi di atlanti anatomici che si basano su un numero consistente di dati di radiodiagnostica. L’idea sarebbe quindi di trovare all’interno di questa base dati quelli che meglio corrispondono all’anatomia del paziente, in modo da determinare la zona da stimolare. L’idea è di fare a meno dell’IRM” precisa Pierre Hellier. Altre questioni restano al momento in sospeso. Malgrado l’efficacia dimostrata, il modo in cui la TMS agisce resta in buona parte sconosciuto. Per riuscire a comprenderlo meglio, i ricercatori in radiodiagnostica, in informatica e in medicina dovranno lavorare insieme. Le loro scoperte permetteranno di saperne di più sul cervello, uno degli ultimi misteri del nostro organismo.

David Bême, 20 aprile 2011


7 Gli strumenti di neuronavigazione 3D tempo reale messi a punto da ricercatori dell’equipe-progetto VisAGeS comune sia all’INRIA che all’INSERM, e dagli psichiatri del CHS Guillaume Régnier di Rennes, costituiscono il punto di partenza che ha reso possibile la realizzazione dello strumento destinato specificamente alla TMS.

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28/08/2012

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