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Un pacemaker contro la depressione

Di fronte a certe forme di depressione cronica, sia i farmaci che la psicoterapia si sono rivelati inefficaci. Per pazienti simili, in grande difficoltà, una società americana propone un’alternativa originale: un pacemaker antidepressione. Per quanto seducente, la soluzione prospettata rimane controversa.

Un pacemaker contro la depressione
© Getty Images

Si consideri che una persona su dieci è vittima di un episodio depressivo nel corso della propria vita. Più della metà dei malati vivono una seconda depressione e il 70% di coloro che ne hanno avute due ne vivranno una successiva… fino alla comparsa di forme croniche.

L’inferno delle depressioni resistenti

Benefici un po’ vaghi…

Impiegato da diversi anni per le epilessie resistenti alle terapie, uno stimolatore elettrico viene collegato, tramite elettrodi inseriti nella nuca, al nervo vago. Benché questo procedimento non vada ad agire direttamente sul cervello, la stimolazione del nervo vago comporta un’azione sulle zone responsabili delle crisi. Nel caso però di pazienti epilettici depressi, il dispositivo in questione sembrerebbe rivelare altre proprietà, in quanto agirebbe direttamente sulla zona del cervello che presiede all’umore ed è responsabile della regolazione di neurotrasmettitori chiave come la serotonina o la noradrenalina. Inviando impulsi elettrici regolari, il “pacemaker” impedirebbe anche le ricadute e consentirebbe di produrre un effetto benefico sulle depressioni resistenti. Per dimostrarlo, la società Cyberonics ha condotto numerosi studi, inserendo il dispositivo all’interno di studi clinici a partire dal 1998.

I risultati ottenuti testimonierebbero di un’efficacia anche a lungo termine . Su una sessantina di pazienti affetti da depressione resistente e sottoposti a trattamento per un periodo di due anni, un terzo avrebbe tratto beneficio dall’impiego di questa tecnica. Gli effetti benefici osservati dopo un anno perdurano ampiamente dopo due. La metà degli intervistati inizialmente (dopo 3 mesi), dopo due anni presenta ancora degli effetti benefici. Si tratta di risultati molto superiori a quelli dell’elettroshock . Tuttavia, al di là di questi dati confortanti, sembrerebbe che nessuno degli studi condotti da Cyberonics metta a confronto diretto il metodo studiato con terapie più classiche, tranne uno peraltro molto discutibile . Cosa ancora più inquietante, i ricercatori hanno applicato il dispositivo a più di 200 persone, ma mettendolo in funzione solo a circa la metà di loro. Tra stimolati e non, l’efficacia del dispositivo non ha potuto essere dimostrata statisticamente ….

Un’autorizzazione controversa…

La tecnica rimane controversa per numerosi studiosi e per la celebre associazione di consumatori Public Citizen che ritiene insufficienti gli studi fin qui condotti e necessario un ulteriore intervallo per conoscere gli eventuali effetti secondari. Tuttavia nel 2003 la Cyberonics ha fornito alla Food and Drug Administration (in un certo senso il Dipartimento americano del farmaco) un dossier con la richiesta di autorizzazione all’immissione del dispositivo sul mercato. Bisognerà tuttavia aspettare il 2005 perché il dispositivo sia infine autorizzato “per i pazienti maggiori di 18 anni, che hanno vissuto almeno un episodio di depressione grave e che non hanno reagito ad almeno quattro antidepressivi”[1].

Riservato inizialmente a 30.000 pazienti affetti da epilessia, il dispositivo di stimolazione del nervo vago vede spalancarsi davanti a sé un mercato di quasi quattro milioni di persone affette da depressione resistente.

Da un punto di vista scientifico, gli studi condotti ad oggi non consentono di provare l’efficacia del dispositivo rispetto all’impiego di un placebo. Considerati i rischi che corrono i pazienti, per la fata elettricità gli esami non sono ancora finiti…

David Bême


[1] Comunicato della Cyberonics, febbraio 2005; dettagli sul sito della FDA

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27/08/2012
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