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Come prevenire la depressione?

Prevenzione dell’insorgenza di un primo episodio depressivo in soggetti che presentano fattori di rischio. Mortalità e morbilità. Prevenzione del suicidio. Prevenzione di ricadute e recidive. Prevenzione dei sintomi residui. Prevenzione della cronicizzazione.

Prevenire la depressione
© Getty Images

Le azioni condotte dall’insieme degli specialisti non saranno le stesse, a seconda che si miri a prevenire:

  • l’insorgenza di un primo episodio depressivo, in soggetti che presentano fattori di rischio e/o che hanno difficoltà esistenziali;
  • la mortalità e l’eccessiva morbilità. Altrimenti detto, le conseguenze o complicazioni indotte da uno stato depressivo in corso di trattamento (come il suicidio, per esempio);
  • le ricadute e le recidive;
  • I sintomi residui;
  • la cronicizzazione.

Prevenzione dell’insorgenza di un primo episodio depressivo in soggetti che presentano fattori di rischio e/o che hanno difficoltà esistenziali

La prassi consiste, in questo caso, per il medico, in una doppia localizzazione anticipatoria:

  • identificare nella storia del soggetto gli eventi maggiori (vecchi o recenti) suscettibili di contribuire alla comparsa di uno stato depressivo, come anche le caratteristiche personali e ambientali del paziente, tentando di ridurre i rischi di depressione (lavoro sulla cerchia di amici e parenti, intervento di un assistente sociale…);
  • riconoscere e prendere in carico i segni precursori di un nascente stato depressivo.

Mortalità e morbilità. Prevenzione del suicidio

Dal 60 al 70% dei suicidi hanno consultato un medico generico nei mesi precedenti un tentativo di suicidio (ANAES 2000).

È dunque evidente che i programmi di formazione destinati a migliorare il riconoscimento della depressione e il suo trattamento potrebbero contribuire a ottimizzare la presa in carico della depressione e, di conseguenza, prevenire il suicidio.

Si distinguono tre elementi comuni in tutti questi programmi.

Il primo, prioritario, è quello che consiste nel focalizzare le azioni di formazione su un depistaggio e un trattamento precoce dei disturbi depressivi.

Vengono di seguito il reperimento delle popolazioni a rischio e il miglioramento del trattemento di quanti hanno tentato il suicidio (prevenzione secondaria).

Prevenzione di ricadute e recidive

Occorre essere coscienti dell’elevato potenziale di recidiva della depressione e di conseguenza non esitare, soprattutto dopo più ricadute, a proseguire per lungo tempo il trattamento antidepressivo in dose efficace.

Questa raccomandazione di un trattamento a vita sembra incontrare un consenso sempre più ampio. In particolar modo, si trova nelle raccomandazioni dell’ANDEM, un capitolo dedicato al Trattamento di mantenimento o trattamento profilattico, in cui si dice chiaramente che l'obiettivo è prevenire l’insorgenza di nuovi episodi nei pazienti a rischio.

Per quanto concerne i mezzi per raggiungerlo, sembra che ci sia un consenso internazionale sul trattamento farmacologico: "i medicinali normotimici e gli antidepressivi hanno gli uni e gli altri le loro proprie indicazioni. Per gli antidepressivi si consiglia di utilizzare la stessa posologia utilizzata in fase di attacco.

In compenso, per quanto riguarda la durata del trattamento a scopo profilattico e gli elementi che consentono di identificare i pazienti a rischio, le opinioni sono diverse. Secondo l'ANDEM, la durata del trattamento varia in funzione del numero di episodi depressivi precedenti (fino a 4-5 anni).

Prevenzione dei sintomi residui

È evidente la necessità di tenere conto di una eventuale sintomatologia residua, ovvero di certi residui della personalità successivi all’episodio depressivo.

Prevenzione della cronicizzazione

Esiste un certo consenso riguardo la strategia di prevenzione del rischio di cronicizzazione. Si tratta di due punti:

  • la precocità e la qualità del trattamento, durante il primo episodio, sono determinanti per l'evoluzione della depressione;
  • dopo varie ricadute, particolarmente nei pazienti a rischio, il trattamento antidepressivo deve continuare a dose efficace, ed essere regolarmente valutato.

La continuità delle cure

L'esperienza dimostra che le prassi di cura e prevenzione non possono più essere considerate come due fasi diverse nella presa in carico dei disturbi depressivi.

Un numero sempre maggiore di studi prova che i primi elementi di presa in carico, all’inizio di un primo episodio depressivo, possono determinare il futuro del paziente.

Un trattamento antidepressivo efficace deve, non solo migliorare i sintomi in fase acuta, ma anche prevenire l’insorgenza di altri episodi depressivi.

I medici generici devono accompagnare il paziente al di là della scomparsa dei sintomi (continuità delle cure).

Fonte: Rapporto Itinéraire des déprimés, gennaio 2001

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30/10/2012
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