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Depressione: le ricadute non sono una fatalità

Le malattie depressive sono spesso sottovalutate. La metà di esse non è trattata e il rischio di recidiva si aggira intorno al 50% dei casi. Il Dott. Alain Gérard, psichiatra e coautore con il Dott. Henry Cuche di "Non ce la faccio più: comprendere e combattere la depressione"(NdT)1 assicura che le ricadute non sono affatto una fatalità.

Le ricadute dopo la depressione
© Getty Images

Doctissimo: Quanto influisce, nel processo di guarigione, la volontà della persona depressa?

Dott. Alain Gérard: Tutto dipende dall’intensità dei disturbi depressivi. Le esortazioni del tipo "Forza, fai uno sforzo" valgono solo per le persone che possiedono ancora risorse psichiche e il controllo della costruzione del pensiero. Le terapie cognitivo-comportamentali sono allora efficaci, ma al di là di una certa soglia, si parla di disfunzione del sistema neuro-vegetativo, e in questo caso purtroppo la volontà, da sola, non è più sufficiente.

Doctissimo: La percentuale di ricadute dopo una depressione è del 50-70%, anche di più in caso di depressioni multiple. La fragilità delle persone depresse è, in un qualche modo responsabile?

Dott. Alain Gérard: Queste cifre sono certamente esatte da un punto di vista epidemiologico, ma non fanno distinzione fra le sfumature di tutti tipi di depressione, di gravità e di età alla quale insorgono. Certo se il trattamento avviene in maniera soddisfacente sin dall’inizio, i rischi sono limitati.

Le persone depresse sviluppano un modello di vulnerabilità acquisita, come una sorta di "memorizzazione" nella biologia del paziente. Per dare un’idea, si può comparare il fenomeno ad un temporale che ha eroso il suolo. Le piogge che arriveranno di seguito creeranno impronte nei sentieri e scaveranno solchi. Più gli episodi depressivi si ripetono, più gli eventi, anche di minore importanza, avranno un impatto devastatore.

Doctissimo: E, al contrario, una persona che ha già superato una depressione non è meglio preparata per affrontare il futuro?

Dott. Alain Gérard: Ciò può essere vero se il malato è riuscito ad identificare l’origine della sua fragilità e, avendola compresa è attento al fatto che le stesse cause non producano gli stessi effetti.

Doctissimo: I farmaci sono sempre necessari? Non si deve temere il fenomeno della tolleranza?

Dott. Alain Gérard: Prima di iniziare un trattamento, occorre identificare bene le persone e le cause, interrogandosi sugli eventuali antecedenti familiari e personali e sui traumi infantili come le separazioni precoci, i maltrattamenti, ecc. Gli antidepressivi sono necessari quando si è oltrepassata una soglia. Essi permettono al paziente di ritrovare le proprie capacità per poter intraprendere un lavoro su di sé. Occorre fare attenzione a non accontentarsi di una guarigione parziale.

La tolleranza si verifica prima con i tranquillanti, ma bisognerebbe soprattutto parlare di sospensione dopo uno trattamento. Le persone depresse non devono sospendere i trattamenti se non con il consenso del medico ed in modo progressivo, questo può talvolta richiedere 2 mesi.

Doctissimo: Si può guarire spontaneamente di depressione?

Dott. Alain Gérard: Si osserva talvolta un fenomeno d’autorigenerazione. Dopo mesi e mesi di depressione si instaurano sistemi di compensazione. Ma questa soluzione può rivelarsi pericolosa, a causa della sofferenza subita dalle persone depresse e dei rischi di tentativi di suicidio.

Doctissimo: È possibile una guarigione definitiva?

Dott. Alain Gérard: Sì, si può guarire definitivamente, ma i fattori scatenanti della depressione variano secondo l’età e in base alle difficoltà incontrate nel corso di una vita. La ricaduta non è una fatalità, a condizione che una buon presa in carico non sia rivolta unicamente a curare i sintomi.

Mathieu Ozanam

1. "Je vais craquer: Comprendre les déprimés, combattre la dépression"

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29/10/2012

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