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Elettroshock: ritorno in auge?

Tutti ci ricordiamo Jack Nicholson costretto a subire una serie di elettroshock in “Qualcuno volò sul nido del cuculo”. Il metodo non è tuttavia così barbaro come sembra. Si tratta di una cura vera e propria, molto efficace per determinate forme di depressione. Alcune precisazioni su una tecnica che fa paura.

Il ritorno dell'elettroshock
© Getty Images

Scene di film indimenticabili ci hanno profondamente turbati. Le sedute di elettroshock sono diventate così sinonimo di sedute di tortura. La realtà è tuttavia molto lontana dalla fiction! Il vero nome di questo metodo inventato negli anni 30 è “terapia elettroconvulsivante” (TEC) o “sismoterapia”. In Francia sono un centinaio i centri che praticano la TEC e si tratta soprattutto di cliniche universitarie.

Quando la corrente cura.

Numerosi studi hanno dimostrato l’efficacia dell’elettroshock per la cura di determinate turbe psichiche! Il suo impiego è però limitato a indicazioni precise, quali le depressioni farmacoresistenti, per le quali gli elettroshock sembrano essere efficaci in più dell’80% dei casi! E’ poi indicato anche nelle depressioni “nelle quali il rischio vitale è elevato”, vale a dire laddove le pulsioni suicide sono molto violente. Lo sarebbe inoltre nella prevenzione delle ricadute nella depressione recidivante! Potrebbe anche essere utilizzato in alcuni casi gravi di schizofrenia. Una terapia tipo prevede cicli di 6-12 sedute, con una frequenza di 2-3 sedute a settimana.

I misteri dell’elettricità.

Non si è ancora capito come funzioni! Sappiamo che la corrente elettrica viene inviata al cervello per un tempo che va dai 3 ai 6 secondi. Ne deriva una specie di crisi di epilessia che dura dai 20 ai 25 secondi. Con il risultato di andare a modificare “la plasticità neuronale”. Il cervello funziona grazie a migliaia di impulsi elettrici scambiati dai neuroni (misurabili grazie al famoso elettroencefalogramma). La scarica va quindi a stimolare i neuroni e a favorire la realizzazione di nuove connessioni, andando ad incidere direttamente su determinate turbe dell’umore.  

Una cura priva di rischi!

E’ utile ricordare che si tratta di un metodo privo di rischio! Innanzi tutto, non fa male: il paziente è sotto anestesia. E’ anzi “sotto curaro”, nel senso che gli viene somministrato un prodotto per impedire le contrazioni muscolari potenzialmente pericolose. Bisogna anche sottolineare che gli shock elettrici non provocano danni cerebrali: il dato è stato confermato mediante l’impiego di diverse tecniche di radiodiagnostica. L’unico rischio è quello legato all’anestesia generale. Gli effetti secondari rilevati sono dei piccoli “vuoti di memoria” subito dopo la seduta. Niente panico, però: i ricordi ritornano di lì a qualche giorno. E’ poi fuori discussione che ci si possa vedere imporre un elettroshock: l’accordo scritto del paziente è indispensabile.

In un momento in cui gli antidepressivi perdono terreno, l’elettroshock sta per vivere una seconda giovinezza?

Alain Sousa

Ringraziamenti al Dr Baro, del servizio di psichiatria dell’Ospedale Sud di Grenoble.

Fonti:

Entretiens de Bichat, Parigi, settembre 2004.

Conférence de consensus de l'ANAES, 1998

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27/08/2012

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