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L'elaborazione del lutto dopo un suicidio

Elaborare il lutto dopo la morte di una persona cara non è mai facile, e quando si tratta di affrontare un suicidio è possibile che questo processo naturale diventi ancora più difficile da superare. Come fare a trovare dei punti fermi di fronte a così tante domande senza risposta? Come affrontare il senso di colpa e di responsabilità, sentimenti pressoché inevitabili? Anche se il tempo può aiutare a volte risulta necessario un aiuto o una vera e propria assistenza terapeutica.

Il suicidio e l'elaborazione del lutto
© Getty Images

Elaborare il lutto dopo la morte di una persona cara non è mai facile, e quando si tratta di affrontare un suicidio è possibile che questo processo naturale diventi ancora più difficile da superare. Come fare a trovare dei punti fermi di fronte a così tante domande senza risposta? Come affrontare il senso di colpa e di responsabilità, sentimenti pressoché inevitabili? Anche se il tempo può aiutare a volte risulta necessario un aiuto o una vera e propria assistenza terapeutica.

Il suicidio: un enigma per chi resta

Come reagire di fronte all’impensabile, al gesto estremo di una persona cara? Cosa dobbiamo fare se qualcuno che amiamo, con cui a volte abbiamo condiviso la nostra vita, mette fine volontariamente ai propri giorni e ci lascia senza spiegazioni? La morte di una persona cara è già di per sé una dura prova, ma affrontare un suicidio lo è ancora di più. "Nel caso di un suicidio, tutte le fasi del lutto vengono intensificate ed esasperate, spiega Dominique Durcos, presidente dell’associazione Vivre son deuil (Affrontare il lutto) dell’Ile-de-France. Si aggiungono inoltre il senso di colpa e la vergogna. Il suicidio resta infatti un tabù nella nostra società, è ancora mal accettato e resta difficile parlarne". Sentirsi in colpa: niente di più normale e di più naturale…Come abbiamo fatto a non capire cosa stava per succedere? Non siamo stati abbastanza attenti? Come è possibile vivere accanto a una persona che sta soffrendo senza accorgersi di nulla? Sono tutte domande destinate a rimanere insolute. "Il suicidio è un enigma, una non risposta, e suscita delle domande che non riceveranno risposta, sottolinea Philippe Carette, psicologo e direttore del Centro "Recherche et Rencontres" (Ricerche e incontri) di Parigi. Il lutto è ovviamente più difficile in questo caso, perché vengono a mancare i punti fermi di cui si ha bisogno, e il processo può richiedere degli anni".

Il percorso è reso ancora più difficile dal fatto che esistono poche strutture specificamente dedicate alle famiglie che vivono un lutto a causa di un suicidio. "Dopo il suicidio di una persona cara, attualmente le famiglie non vengono accompagnate, seguite o sostenute, o lo sono in minima parte", conferma Philippe Carette, secondo cui è necessario migliorare questa situazione, e cita come esempio "il Centro Popincourt dove esiste una clinica specificamente dedicata al sostegno delle famiglie".

L'elaborazione del lutto: il bisogno di parlare

Esistono inoltre delle associazioni in grado di aiutare le famiglie, come ad esempio L’Associazione Maria Bianchi o l’Associazione Paulo Parra in Italia, o l’Associazione Vivre son deuil (Vivere il lutto, diffusa in Francia a livello nazionale) o l’Associazione Phare Enfants-parents. Come sottolinea la responsabile dei volontari dell’Hospice il Nespolo di Merate, "Il lutto è un “lavoro” che deve essere intrapreso sia dal malato che dai suoi cari, ed esistono dei modi per supportare le persone coinvolte", mentre la presidente della sezione Ile-de-France dell’associazione Vivre son deuil, "Il nostro ruolo è quello di lavorare in modo complementare agli ospedali, agli psichiatri ecc… L’associazione fornisce un sostegno, non un aiuto terapeutico, e chi ci chiama lo fa per poter parlare dell’esperienza che sta vivendo", benché si faccia ancora fatica a capirlo, anche perché sul suicidio pesa ancora un tabù molto forte, e il rifiuto presente ancora in alcune religioni.

L’associazione propone inoltre, "per chi desidera fare un passo in più", degli incontri individuali con un volontario formato dall’associazione: "la maggioranza di coloro che ci chiamano dopo il suicidio di una persona cara ci fa questa domanda", precisa la presidente di Vivre son deuil. Esistono anche dei gruppi di ascolto, all’interno dei quali è possibile condividere la propria esperienza con chi sta affrontando la stessa prova. "Per superare il senso di colpa è indispensabile lo scambio con altre persone che hanno vissuto lo stesso dramma", conferma Philippe Carette.

Il suicidio di una persona cara: il rischio per la famiglia

In presenza o meno di un sostegno, il lutto dopo un suicidio resta in ogni caso una prova terribile. Per superarla è necessario attraversare tre fasi principali: lo choc/la negazione, la depressione e infine l’accettazione. Si tratta di un lavoro che richiede un tempo più o meno lungo. Soprattutto in caso di suicidio, il lutto può avere gravi ripercussioni psicologiche sulla famiglia. "L’annuncio di un lutto è in genere seguito da uno stato depressivo, ma questa fase risulta ancora più drammatica dopo un suicidio, perché si accompagna ad una forte ansia", precisa Dominique Durcos. L’ansia appare ancora più forte se è stata la persona a scoprire il suicidio… Il tal caso può quindi subentrare anche una sindrome da stress post traumatico (che a volte compare anche quando lo choc dell’annuncio è troppo intenso). Dominique Durcos spiega che "se, durante un colloquio, si sospetta una sindrome da stress post traumatico, la persona verrà indirizzata verso uno psichiatra". A volte sono le persone stesse a sentire il bisogno di rivolgersi a uno: "Per ricevere un sostegno terapeutico si ricolgono spontaneamente vero un centro medico-psicologico".

Il problema principale che si trovano ad affrontare gli specialisti che accompagnano, aiutano e sostengono le persone colpite da lutto è il fatto che esse stesse esprimono dei pensieri di suicidio: la perdita della persona amata può essere così insopportabile da suscitare il desiderio di raggiungerla. Secondo la presidente dell’Associazione Vivre son deuil "È un rischio molto grave e molto diffuso. In questi casi non bisogna trascurare il loro bisogno di parlare: al contrario, è necessario che la persona possa parlare apertamente di ciò che prova ed esprima a parole il proprio dolore, e se accenna apertamente di suicidio, la indirizziamo verso altre associazioni, come Infosuicide [In Italia, ad esempio, il Telefono amico, 143, N.d.T.]. Nei casi più estremi, infine, può succedere di chiamare i pompieri o il pronto soccorso".

La ricostruzione dopo il lutto: un percorso difficile ma non impossibile

Per fortuna ritrovare le serenità e la calma è possibile, ed elaborare il lutto dopo un suicidio non è impossibile, anche se è molto difficile. Secondo Dominique Durcos, ricostruire la propria vita risulterà più o meno facile a seconda della storia di chi si è tolto la vita: "se la persona scomparsa ha compiuto numerosi tentativi di suicidio, i suoi cari possono anche avvertire un senso di sollievo, accompagnato da vergogna, ovviamente, ma comunque un sollievo. Anche se il senso di colpa è comunque presente, essi vivono meglio il suicidio rispetto a chi viene colpito in maniera improvvisa, perché hanno già potuto cercare di sostenere il loro caro e sanno affrontare meglio la realtà dell’evento perché vi si sono già trovati di fronte".

Dopo un tentativo di suicidio, la famiglia "si trova in un terribile stato di disagio e non sa davvero cosa dire, cosa fare", testimonia lo psicologo Philippe Carette. In ogni caso ci si mobilita prontamente per tentare di aiutarla, di capire le sue sofferenze". In seguito al tentativo fatale, "molte domande restano ovviamente senza risposta, ma la sofferenza della persona scomparsa era stata percepita", precisa Dominique Durcos. Ciò non è invece possibile quando il tentativo si suicidio è improvviso, e l’esito è la morte di una persona cara. In quest’ultimo caso, quindi, la ricostruzione risulta più difficile per chi resta".

Che ci si rivolga ad associazioni o a specialisti, l’importante è comunque non ignorare il proprio bisogno di parlare dell’accaduto, soprattutto nei casi più difficili, e se anche non si avverte questo bisogno è meglio cercare il dialogo: trovare le parole per esprimere il proprio dolore non può che fare bene.

Yamina Saïdj

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29/03/2013

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