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Prevenzione del suicidio: non bisogna dimenticare gli adulti

Si parla molto del suicidio dei "giovani" e degli anziani, ma spesso si dimenticano gli adulti. Pertanto, questi sono particolarmente esposti, in quanto si trovano ad affrontare numerose difficoltà nel corso della loro vita. Il Prof. Michel Debout, uno dei fondatori dell’Unione nazionale di prevenzione del suicidio (UNPS) riesamina alcune situazioni a rischio e i mezzi di prevenzione, per evitare questi drammi

Il suicidio negli adulti
© Getty Images

Doctissimo: Si parla molto del suicidio degli adolescenti. Ma gli adulti non sono i dimenticati della prevenzione?

Prof. Debout: La constatazione è semplice: la mortalità da suicidio è scesa negli adolescenti e perfino negli anziani, ma è rimasta invariata negli adulti. Si è attratta molta attenzione sul problema dei giovani e degli adolescenti nei confronti del suicidio. Ma gli adulti conoscono molti eventi difficili: problemi relazionali, divorzio, disoccupazione… che sono altrettanti fattori di rischio.

Ciò non significa che occorre frenare la prevenzione nei giovani e negli anziani, ma piuttosto che è necessario tenere conto dei tentativi di suicidio nell’adulto e coordinare vere e proprie campagne di sensibilizzazione.

Doctissimo: La popolazione omosessuale pare essere particolarmente interessata da questo flagello. La situazione si è evoluta?

Prof. Debout: C’è ancora una carenza di dati per poter rispondere a questa domanda. Tuttavia, da più di sei anni, la stigmatizzazione degli omosessuali è fortemente diminuita nella nostra società. L’omosessualità non è più un tabù. Se c’è sempre uno scarto fra un cambiamento e i suoi effetti, credo che la situazione dovrebbe evolversi in senso positivo.

Doctissimo: E sul problema del suicidio nelle carceri, quali sono gli sviluppi?

Prof. Debout: Il problema del carcere è che concentra i rischi legati ai suicidi. Sono in prevalenza gli uomini ad esserne interessati, proprio perchè ci sono più uomini dietro alle sbarre. Inoltre, in carcere si assiste ad una maggiore frequenza di disturbi psichici, che sono ulteriori fattori di rischio.

Non è tanto l’ambiente del carcere che comporta i tentativi di suicidio, ma questa concentrazione dei fattori di rischio rispetto alla popolazione generale. Ma oggi vengono intraprese diverse iniziative di prevenzione nei confronti delle persone detenute in carcere.

Doctissimo: Lei sottolinea che i disturbi psichici possono scatenare questa terribile azione. Può dirci qualcosa di più a riguardo?

Prof. Debout: Il principale fattore di rischio è certamente la depressione. Il problema è ancora più vero nell’uomo, perché egli rifiuta di riconoscere la malattia, che non corrisponde all’immagine "virile" che deve avere nella società. Ma rifiutando di riconoscerla, rifiuta anche di curarsi lasciando che la depressione si aggravi, talvolta fino a diventare letale.

Altri disturbi sono noti per aumentare i rischi di suicidio, come la schizofrenia, particolarmente nei giovani.

Doctissimo: Si è assistito recentemente ad uno degli imputati del processo di Outreau, pertanto giudicato innocente, di tentare di mettere fine ai suoi giorni. Come si spiega questo gesto?

Prof. Debout: Tutte le situazioni che attaccano il senso di dignità, di notorietà, di responsabilità possono comportare una reazione violenta. Quando si ha la sensazione di essere umiliati, si hanno due possibilità: ci si ribella oppure si scompare. E l’autoeliminazione, attraverso il suicidio, non è sempre legata alla colpa, ma può diventarlo, per accusare in tal modo il proprio giustiziere.

Doctissimo: Quali sforzi vanno fatti per migliorare la prevenzione secondo Lei?

Prof. Debout: Conoscere meglio le ragioni del suicidio è essenziale. Occorre migliorare gli studi sull’ambiente e la situazione delle persone che mettono fine ai propri giorni. Perché la prevenzione non si può fare se non si conoscono i fattori in causa.

Occorre poi permettere un migliore ricorso alle cure per le persone che soffrono o che conoscono difficoltà.

Infine, non bisogna aspettare che le persone che soffrono si rivolgano alle associazioni o al proprio medico. È indispensabile andare verso di loro.

Testo di Alain Sousa

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17/10/2012

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