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Il suicidio degli anziani: basta con l'indifferenza!

Il suicidio nelle persone anziane è in aumento… nell'indifferenza generale! Un problema poco noto e banalizzato: passata una certa età, la morte non sorprende più… Pertanto, la crisi suicida e la crisi dell’invecchiamento non vanno confuse. La nostra società ha il diritto di lasciare che i suoi anziani si suicidino?

Il suicidio degli anziani
© Getty Images

Anche se molti anziani scelgono di farla finita, questa violenta realtà rimane troppo spesso occultata.

Un reale problema di salute pubblico

Contrariamente al suicidio dell’adolescente, il suicidio della persona anziana provoca poca attenzione mediatica. È un fenomeno costantemente sottovalutato e banalizzato. Tuttavia, le cifre sono drammatiche...

Il suicida anziano è spesso molto determinato, il passaggio all’azione è spesso preparato con cura e i mezzi utilizzati sono decisamente drastici: annegamento, impiccagione, armi da fuoco…

Tutto questo spiega una percentuale di riuscita particolarmente inquietante. Cosa si nota?

  • la percentuale dei tentativi di suicidio diminuisce fortemente con l’età;
  • la percentuale dei suicidi aumenta fortemente con l’età.

In conseguenza, all’età di 20 anni il rapporto è di:

  • 22 tentativi per ogni suicidio maschile;
  • 160 tentativi per ogni suicidio femminile.

Al contrario, all’età di 65 anni, il rapporto è di:

  • praticamente un tentativo per ogni suicidio maschile;
  • tre tentativi per ogni suicidio femminile.

Dunque: se, apparentemente, il tentativo di suicidio dell’adolescente può avere un certo valore di richiamo all’aiuto  questo non è più il caso della terza età. La conseguenza pratica: In qualche caso nella persona anziana il tentativo di suicidio non può essere previsto come un indicatore di rischio.

Esistono indicatori di rischio?

Conviene subito intervenire a monte, identificando quali  sono gli indici di pre-crisi e quelli di crisi suicida. Questo presuppone che l'insieme dei fattori "gerontologici" siano sensibilizzati a questo problema e che le competenze di seguito necessarie siano effettivamente accessibili.

Di quale crisi si parla? Conviene in effetti fare una netta distinzione:

  • ciò che è dovuto ad una semplice crisi dell’invecchiamento;
  • ciò che è dovuto ad una crisi suicida in corso.

La crisi dell’invecchiamento, come la crisi dell’adolescenza, è una tappa necessaria dello sviluppo, un passaggio obbligato che si verifica quando occorre rinunciare all'illusione di immortalità per integrare infine il proprio essere mortale. Ma questa crisi conosce le sue sconfitte. È allora che può scatenarsi la crisi suicida. All’inizio: un semplice cambiamento di abitudini, di atteggiamento, di umore, di comportamento. I familiari talvolta si preoccupano. Questo è il momento giusto per fare una valutazione:

  • la perdita dell’autostima: io non valgo più nulla, sono un imbarazzo;
  • il senso d'impotenza e d'incapacità: non ce la faccio più;
  • la perdita di interesse nella realtà (talvolta fino alla confusione) e nei rapporti con gli altri (ripiegamento su di sé);
  • l’intensità dell’angoscia facilita il passaggio all’azione;
  • l’inibizione, che può proteggere dal passaggio all’azione.

In questa fase, esistono tre rischi evolutivi:

  • la regressione, meno nociva se accompagnata in modo adeguato;
  • il deterioramento, per certi un vero e proprio suicidio dello spirito;
  • la depressione, che porta di per sé un reale potenziale suicida.

Nella persona anziana, questa depressione può esprimersi in modo ingannevole

  • semplici disturbi del sonno;
  • agitazione ansiosa;
  • stato confuso o delirante;
  • lamenti ipocondriaci;
  • proiezioni aggressive;
  • pseudodemenza;
  • sindrome di scivolamento.

La graduazione nella maniera in cui la morte viene evocata deve allertare:

  • morte presentata come una semplice eventualità;
  • morte accettata passivamente;
  • morte attesa poi desiderata;
  • morte reclamata da altri;
  • passaggio all’azione immaginata;
  • e infine, passaggio all’azione realizzata.

In conclusione, certi comportamenti possono rappresentare veri e propri equivalenti del suicidio. Ad esempio il rifiuto delle cure, il rifiuto di mangiare, mettersi deliberatamente in pericolo, la regressione totale... Insomma, gli indicatori di rischio non mancano.

Dott. Jean-Claude Blond

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17/10/2012

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