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Il punto sul suicidio giovanile

In Italia il suicidio rappresenta la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali per i giovani sotto i 21 anni; i suicidi adolescenziali costituiscono il 10% dei 4000 suicidi che avvengono ogni anno.

Il suicidio giovanile
© Getty Images

Nei ragazzi, la mortalità raddoppia: essi scelgono, nella maggioranza dei casi, mezzi più violenti e radicali, come l’impiccagione o le armi da fuoco. Le ragazze privilegiano le intossicazioni farmacologiche o la flebotomia (si tagliano le vene).

Dopo un primo tentativo, si stima che fra il 30 e 50% dei giovani che hanno tentato di suicidarsi lo ripetano.

Con queste azioni, questi adolescenti manifestano più che una reale volontà di morire, la speranza di mettere fine a un’esistenza che li fa soffrire. Sperano di uscire così da una situazione conflittuale, o che ritengono sia senza uscita, nella quale si sentono intrappolati.

Un adolescente che fa un tentativo di suicidio prova ad attirare l’attenzione su un problema che non può più gestire da solo. Questo non è una rinuncia, ma una rivendicazione che deve essere ascoltata con la più grande attenzione. Deve allora essere aiutato e preso in considerazione.

Il fattore scatenante (un litigio, un brutto voto, ecc.) non deve mai essere interpretato come la ragione stessa dell’atto. Spesso non è che la goccia che ha fatto traboccare il vaso, diventa allora essenziale sondare e capire le cause precedenti. Per questo il tentativo di suicidio non deve mai essere né banalizzato né nascosto.

Katia Chapoutier

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18/10/2012

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