Home  
  
  
    Il suicidio e il mondo del lavoro
Cerca

Il suicidio
 
Il tuo nome :
La tua mail * :
Nome del destinatario :
E-mail del destinatario * :
Messaggio :
*campo obbligatorio
Messaggio inviato

Suicidio: sotto accusa il mondo del lavoro

Se il lavoro può-essere fonte di gioia e di soddisfazione, in certi casi può anche rivelarsi l’origine di un profondo malessere. Conflitti sociali e relazionali al lavoro sono spesso citati tra i fattori di rischio della crisi suicida. Christian Larose, membro del Consiglio economico e sociale francese, fa il bilancio e propone varie soluzioni…

Il suicidio e il mondo del lavoro
© Getty Images

Il lavoro nobilita l’animo, attività umana per eccellenza, il lavoro sembrerebbe participare all'elaborazione della propria identità sociale. Ma che tipo di valore rimane associato al lavoro, nei tempi di una globalizzazione che impone le proprie leggi, ignorando il valore umano inscritto in ciascuno di noi? A volte questo valore aggiunto, finisce nell'anonimato al ritmo di ristrutturazioni aziendali, di riprese successive, e di scelte strategiche non accompagnate da alcuna spiegazione.

Perdita di controllo…

Il lavoro, quando diventa monotono nella sua stabilità, appare senza senso. La privazione d'impiego fa piombare l'individuo nel disordine, nell'isolamento, togliendogli poi ogni possibilità di superare questa prova fatta di una riconversione programmata. Tossicodipendenze, eccessi di violenza, tentativi di suicidio segnano allora la sofferenza di questi individui spossessati, umiliati, che dopo avere perso il controllo della situazione, perdono poi il controllo dei loro nervi e troppo spesso della loro vita…

Verso l'amplificazione e la generalizzazione dei conflitti sociali

L'attualità ha recentemente messo in luce nuove tragedie sociali che iniziano con il fallimento di un’azienda, il suo riacquisto da parte di un gruppo poco scrupoloso, il licenziamento dei 2/3 dei suoi dipendenti, le loro proteste che si esprimono nel moltiplicarsi di atti di violenza di tutti i tipi prima di rivolgerla contro se stessi. Le strategie economiche brusche dimenticano spesso il fattore umano, comportando drammi a catena che finiscono con depressioni, tentativi di suicidio o suicidi avverati...

Nelle ristrutturazioni delle filiere a livello nazionale o internazionale, i gruppi tagliano nel vivo senza prendere in considerazione il futuro dei salariati, spesso poco qualificati! Di fronte a ristrutturazioni, delocalizzazioni che si moltiplicano e si succedono talvolta al ritmo di tre in tre anni, la scelta si pone fra un liquidatore e un investitore acquirente. Entrambi licenzieranno in ogni modo buona parte del personale, che a causa di una vera e propria politica di formazione professionale non potrà riclassificarsi.

Attaccamento viscerale all'azienda e spostamento dei valori a vantaggio dell’azienda, a scapito della famiglia…

Un conflitto eclatante è difficilmente controllabile, perché rende possibili tutti i rancori, le umiliazioni subite da individui attaccati a volte da 20 anni alla loro azienda. Ben al di là delle rivendicazioni di aumenti salariali, questi lavoratori a stipendi minimi rivendicano considerazione, rispetto del loro strumento di lavoro e non possono rinunciarvi con il pretesto che la società ha fallito. Spesso più attaccati alla loro cerchia di colleghi di lavoro che alla loro famiglia, privi di alternative professionali, sono incapaci di reagire. Molte chiusure hanno chiaramente dimostrato che è più difficile non solo restituire le chiavi, ma anche gettarle via. Stress psichico, violenza, atti di vandalismo, incendi dolosi, sequestri, tendenze suicide puntano allora la loro discesa agli inferi dominati dall'assenza di qualsiasi prospettiva possibile. Di fronte ad un futuro professionale ormai confiscato, inesistente, la famiglia e la coppia spesso in difficoltà non può più rivestire la sua funzione di fortezza. In assenza di altre identificazioni possibili, la vita finisce per identificarsi con l’azienda destinata alla chiusura.

Umiliazioni + Impotenza + Carenza di prospettive + Assenza di dialogo e di interlocutori su uno sfondo di carenza di qualifiche: la ricetta per un cocktail esplosivo. 

Come reagire?

Quali contromisure proporre di fronte al moltiplicarsi delle cessioni aziendali selvagge? Alcune proposte:

  • Responsabilizzare gli imprenditori.

È importante rifiutare il trasferimento del piano sociale all’investitore come avviene di solito al fine di evitare di dover gestire conflitti sociali. Questa diluizione delle responsabilità deve condurre ad una revisione del codice lavorativo, ancora muto su questo capitolo. Si tratta, in caso di cessione di società, di esigere la co-responsabilità del venditore per una durata minima di 2 anni perché si assuma i suoi doveri.

  • Facilitare il dialogo con l’adozione di nuovi interlocutori.

A parte i colleghi di lavoro che sono i primi confidenti, la riabilitazione del medico del lavoro in un’ottica di prevenzione potrebbe, a condizione di rendergli la sua autonomia, permettere di individuare le depressioni, i fenomeni di bullismo morale, sessuale, le sofferenze psichiche troppo importanti prima che non siano irreversibili e conducano dal passaggio all’azione.

  • Creare un nucleo psicologico

Occorre muoversi verso la creazione di un nucleo psicologico che riunisca medici e psicologi remunerati dall’azienda per sostenere e accompagnare i salariati in caso di rilevamento della società e in modo più sistematico per permettere uno spazio di ascolto ed evitare situazioni estreme.

  • Fermare il mobbing

È essenziale combattere il bullismo morale instaurando una prevenzione efficace e sanzioni per punire i perpetratori. Questa estrema violenza, più diffusa di quanto sembri, rappresenta una violazione della dignità umana e del diritto al lavoro. Sotto la pressione delle associazioni, si studia attualmente la possibilità di proteggere i testimoni che si presenterebbero ad un eventuale licenziamento. Sempre più diffuso, questo bullismo psicologico viene esercitato in modo insidioso e mira alla distruzione e alienazione dell’altro. Le vittime sono più spesso donne e i persecutori per la maggior parte uomini assetati di potere. Vessazioni, quarantene, aggressioni verbali, commenti offensivi, tutto il possibile per rendere fragili e isolare la vittima che vive ogni giorno nel terrore. Le incitazioni al suicidio per la perdita di autostima non sono rare.

  • Combattere il bullismo sessuale

Questo rappresenta un’altra sfaccettatura della violenza e riguarda un attacco allo stato psichico della vittima.

  • Verso una sicurezza sociale e professionale

Reintrodurre la considerazione umana e il rispetto della dignità, come premessa ad un approccio totale è indispensabile per ridare al lavoro tutto il suo valore. Ma sarà sufficiente questo per combattere la brutalità della politica economica e la violenza insita nel bullismo?

La piena consapevolezza dei rischi di fallimento invita a proporre la costruzione di una sicurezza sociale professionale che protegga il salariato dall’esclusione e dai vari attacchi narcisistici che formano le fondamenta della depressione e del suicidio.

Christian Larose, membro del Consiglio economico e segretario generale della federazione CGT Textile Aggiornato al 23 febbraio 2011

Commenta
17/10/2012
Caricamento ...

Per saperne di più:


Newsletter

Test consigliato

Momento di malinconia o depressione?

Test psicologia

Momento di malinconia o depressione?