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Il suicidio: l'espressione di uno stress

Il problema del suicidio tocca tutto il mondo, dai più giovani agli anziani. Ma prevenire questo gesto è possibile. È con questo obiettivo che il Prof. Michel Debout ha creato con i responsabili di 6 associazioni l'Unione nazionale francese di prevenzione del suicidio (UNPS). Per Debout, questa azione è prima di tutto l'espressione di una sofferenza e ogni morte va compresa come una sconfitta della società. Debout riassume la situazione attuale.

Il suicidio e lo stress
© Getty Images

Doctissimo: Qual è la situazione oggi in materia di suicidio?

Prof. Debout: Il suicidio è sempre una realtà preoccupante e un reale problema di salute pubblica. Da una ventina d'anni, fa più morti degli incidenti stradali. Mentre all’inizio degli anni ‘80, si verificavano 7-8000 morti da suicidio, contro le 12000 sulle strade, alla fine degli anni ‘90, queste cifre erano rovesciate. È pertanto essenziale fare uno sforzo per prevenire il suicidio. I poteri pubblici hanno preso coscienza della portata del problema e si mobilizzano intensamente. Ma occorre una mobilitazione dell’intera società.

Doctissimo: Su quali punti si può intervenire per migliorare la prevenzione?

Prof. Debout: Non è una cosa semplice. Non esiste un mezzo facile ed evidente. È un insieme di azioni che occorre mettere in opera, che corrispondono a realtà umane diverse. Occorre adattare la risposta dei professionisti, dei volontari, delle famiglie e del pubblico. Tutti possono, con la loro azione, vigilanza, disponibilità, essere al centro della prevenzione del suicidio.

Doctissimo: Quando si guardano le cifre, il numero di decessi negli uomini è sconvolgente. Come si spiega?

Prof. Debout: È vero, esiste una prevalenza maschile: tre morti da suicidio su quattro sono uomini, mentre le donne fanno più tentativi. Secondo me, c’è una maggiore difficoltà negli uomini a riconoscere che stanno male e a curarsi, specialmente quando soffrono di depressione. L'uomo lotta da solo e non vuole riconoscere l'esistenza del problema, perché lo stato depressivo contrasta con l’immagine maschile nella nostra società. Occorre sensibilizzare il pubblico sul fatto che non c’è vergogna a riconoscere una fase depressiva. Anzi, trovo estremamente coraggioso e utile la pubblicazione di libri come quello di Filippe Labro, "Cadere sette volte, rialzarsi otto", che aiuta gli uomini parlarne.

Doctissimo: Oltre agli uomini, la prevenzione è anche essenziale nei giovani e negli anziani?

Prof. Debout: Nei giovani, ci sono sempre più informazioni sullo stress e il malessere. Occorre sempre prestare attenzione ai segni del malessere: ripiegamento su se stessi, fallimento scolastico… che possono talvolta portare all’azione. E tutti i tentativi di suicidio nei giovani sono altrettanti segni evidenti di malessere, provocati talvolta da un trauma sessuale. La difficoltà è quella di tenerne conto dando a questo gesto un valore di richiamo alla vita (e non a morire) altrimenti.

Per quanto concerne le persone anziane, il problema è ugualmente molto importante. Se nei giovani, si conta un suicidio ogni 160 tentativi, negli anziani, questi raddoppiano. Ora, spesso si ritiene che in qualche anziano, che soffre o è affetto da una patologia pesante, il suicidio può essere una soluzione. Ma è falso! Il suicidio è anche in questo caso l'espressione di uno stato di stress. E questa può trovare una risposta che sia una risposta di vita.

Occorre saper riconoscere la depressione negli anziani. Certi momenti sono più sensibili: i traumi della vita, i lutti, i cambiamenti di situazione… Quanti stanno attorno devono essere preparati e attenti a questi periodi di fragilità.

Doctissimo: Si parla molto nell'attualità di eutanasia e di suicidio medicalmente assistito. Qual è la vostra opinione sul soggetto?

Prof. Debout: Prima di tutto, occorre precisare i termini. L'eutanasia riguarda una situazione nella quale la persona è sotto minaccia di morte in un futuro prossimo, e per la quale non esiste soluzione medica. Occorre distinguere dal suicidio medicalmente assistito, che riguarda una persona la cui vita non è minacciata, ma che prova dolore a restare in vita, ovvero di tipo psicologico legato ad una situazione patologica che la disabilita pesantemente. Nei due casi, la domanda deve essere posta, e sta all'opinione pubblica pronunciarsi e al legislatore concludere. Ma occorre essere coscienti del fatto che sono due domande diverse. Io non ritengo di dover esprimere la mia opinione personale, ma all’interno dell’UNPS, pensiamo che il suicidio debba essere prima di tutto medicalmente evitato prima di essere medicalmente assistito!

Doctissimo: Lei è ottimista sull’evoluzione del numero di suicidi e sull'efficacia della prevenzione?

Prof. Debout: Sì, perché dopo le ultime cifre note, si è verificato un calo del numero di morti da suicidio. Si è passati in 4 anni da circa 12000 suicidi a 10500. Ma questa evoluzione richiede conferma. In ogni caso c’è un punto debole: se il calo riguarda i giovani e gli anziani, questo è meno sensibile negli adulti dai 25 ai 55 anni. Queste persone lasciano spesso dietro di sé un congiunto, genitori e talvolta bambini che si ritrovano orfani di padre o di madre. Tutti devono allora affrontare questa immensa perdita e questo senso di colpa. È un vero e proprio trauma.

Doctissimo: Cosa consiglierebbe a qualcuno che ha nella cerchia dei propri cari una persona che prova un profondo disagio e ha idee suicide?

Prof. Debout: Quando si ritiene che una persona stia male, non bisogna esitare a dirle che ci dispiace. E il modo in cui lo si dice ad essere importante. Se si chiede "qualcosa non va"? La persona interessata rischia di chiudersi in una risposta del tipo: "Ma no, va tutto benissimo. Mentre già il fatto di dire "sento che stai male", implica un coinvolgimento personale  evidenziando  non solo l’offerta di ascolto, ma anche di un vero e proprio dialogo. Da quel momento in poi, tutto dipende dalla situazione e dal rapporto che si ha con la persona. Ma si può tentare di orientare la persona verso un sostegno, uno specialista o una associazione che potrebbero aiutarla.

Alain Sousa

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17/10/2012

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