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Superare un suicidio

Il suicidio del proprio figlio è una terribile prova: fonte di sofferenze e innumerevoli domande. Ogni sopravvissuto affronta questo dramma in maniera diversa. Ecco le testimonianze e i percorsi di genitori e famiglie che hanno conosciuto e vissuto questo lutto.

Superare un suicidio
© Getty Images

Per i genitori, perdere un figlio per suicidio è una prova che sembra insormontabile. Ecco alcune testimonianze ed esempi che illustrano il dolore e i sentimenti che l'accompagnano. Essi permettono di dimostrare che, anche se ogni esperienza è unica, è normale provare colpa, risentimento, scoraggiamento… Ma anche che con l’aiuto e con il tempo, la vita riprende…

Le nostre testimonianze...

Daniele: "Sono passati 2 anni da quando mia figlia Solène si è gettata dalla finestra. È quasi peggio oggi che all’inizio, avevo l'impressione che sarebbe riapparsa. Per convincermi della sua morte, mi ripeto a voce alta ciò che mi ha detto il medico legale "è morta". "Mi sento orfana di lei. Sono ancora in lutto dopo due anni, niente ha più senso senza di lei ".

Alberto, papà di quattro bambini, il figlio più giovane si è suicidato all’età di 25 anni, nel 1998 "due anni dopo, io sento un misto di grande tristezza e rabbia. Vorrei capire, questo calmerebbe il mio dolore".

Elena, la cui figlia Nadia, 16 anni ½ si è impiccata nella casa di famiglia nel marzo 2003 "ho ritirato 2 parole dal mio vocabolario: dovere e avere bisogno. Io dubito di tutto. Sono in un periodo di nichilismo. Inoltre, sono io stessa nella contraddizione, non sopporto la violenza e sono io stesso violenta".

Roberto: sua figlia Sofia aveva solo 15 anni quando si è suicidata nel 1995. "Occorre moltissimo tempo prima di uscire dall’inferno. La sofferenza svanisce poco a poco, ma io soffro perchè è come se provassi la sofferenza che mia figlia è riuscita a sopportare per arrivare ad una tale azione".

Michela, il cui figlio Giacomo si è suicidato all’età di 21 anni, ha attraversato fasi di grave depressione che l'hanno resa incapace di condurre una vita quotidiana "normale". Al lavoro, ha incontrato comprensione e sostegno silenzioso, ma le sue forze l’abbandonavano quando rientrava a casa. Sette anni dopo, grazie all’affetto di alcuni membri della sua famiglia, del gruppo di discussione al quale assiste e ad uno psichiatra che la sa ascoltare, e l'aiuta a comunicare con gli altri, Michela ha ripreso il controllo della sua vita...

Per i fratelli e le sorelle, il suicidio è molto difficile da vivere. Certamente ognuno reagirà in maniera totalmente opposta, secondo la propria personalità e gli eventi. Ma, in ogni caso, i genitori devono rimanere vigili, perché il dolore degli al

Gaia si è suicidata all’età di 14 anni nel settembre 1999. Sua sorella gemella Cinzia è devastata. Aggressiva e nervosa, la giovane adolescente rifiuta qualsiasi aiuto psicologico. Cinzia vive molto male il vuoto che ha lasciato la sorella e il posto immenso che occupa nel suo cuore e in quello di tutta la famiglia. Il fratello, che ha trovato la sorella impiccata in bagno aveva solo 10 anni. In un colpo solo ha acquisito una maturità straordinaria. È serio, non ride mai, sembra essere l'elemento forte nella famiglia orfana di padre.

Emanuele, fratello maggiore di Stefania,  suicidatasi nel gennaio 2000, dice di soffrire meno di prima. "Mi sembra di vivere in un perenne stato di nostalgia, sto male quando penso al futuro. La vita mi sembra meno importante di prima". Dice di aver perso la sua innocenza e si sente uno po’ "il fratello cattivo".

Giorgia si è suicidata nel novembre 2001 all’età di 17 anni. Sua sorella Anna è piena di rabbia. L’odio alla vista degli psichiatri, che accusa di aver imbottito la sorella di farmaci senza avere saputo aiutarla a ritrovare il gusto della vita. Anna sta molto male. Ha idee suicide e teme l'arrivo del 17esimo compleanno.

L'importanza di chiedere aiuto...

Questi esempi illustrano il malessere e il senso di depressione che accompagnano il lutto di un ragazzo suicida. Dimostrando che è indispensabile farsi aiutare. Parlarne e incontrare altre persone permette di dare libero sfogo ai propri sentimenti provando ad andare avanti.

Queste testimonianze sono state raccolte da Thérèse Hannier, presidente dell’associazione Faro Bambini-Genitori e membro dell’Unione nazionale di prevenzione del suicidio (UNPS).

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18/10/2012

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