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Il suicidio
 
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Dopo un tentato suicidio, occorre fare una terapia familiare?

A seguito di un tentativo, il più grande rischio è il silenzio: è proprio il silenzio che potrebbe trasformare l’atto in tabù e provocando così delle ricadute. È chiaro che l’adolescente ha provato a trasmettere un messaggio che deve essere ascoltato. È l’occasione per la famiglia di rinnovare il dialogo con lui ma anche con i suoi fratelli o sorelle.

Il suicidio e la terapia famigliare
© Getty Images

L’intervento di una persona esterna è fortemente consigliato. Questa persona consentirà di ristabilire trattare/correggere le disfunzioni in seno al nucleo familiare ma aiuterà anche ognuno a gestire la sua parte di colpa. Alcuni ponti di comunicazione potranno essere ristabiliti, e l'unione familiare sarà così rafforzata.

L’adolescente capirà che il suo richiamo è stato ascoltato e potrà così mettere più facilmente in parole ciò che non riusciva ad esprimere prima.

Trovare l'equilibrio

Non è facile trovare un buon equilibrio fra la dissimulazione dell’atto e la diffusione smisurata delle informazioni, fra la dimenticanza e l’obnubilamento. Lo svolgimento di una terapia familiare permette di riunire le persone interessate e parlare insieme del gesto dell’adolescente. Ognuno esprime allora i suoi sentimenti e le sue angosce relativamente a questo gesto. La famiglia potrà così continuare a vivere, in una nuova armonia...

Katia Chapoutier

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18/10/2012

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