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Quando bisogna andare dallo psicologo?

E’ troppo tempo che non ti senti bene? Il malessere, l’insonnia o le crisi d’angoscia persistono e tutta la tua buona volontà non ti serve a niente? Allora è il momento di rivolgersi a un professionista.

Quando andare dallo psicologo?
© Getty Images

Se non hai familiarità con questo tipo di prassi, andare a parlare con qualcuno, che si tratti di uno psicologo, di uno psicanalista o di uno psichiatra è una decisione che non ha niente di naturale. La si elabora un po’ alla volta. L’idea si affaccia in genere quando non si sa più a chi rivolgersi tra le persone vicine (amici, famiglia, coniuge) e il conforto che loro possono fornire non riesce più ad alleviare il proprio malessere in maniera duratura. Si manifesta il bisogno di qualcosa di diverso. Frasi come “ti devi scuotere” o il famoso “passerà”, così come i discorsi compassionevoli sono tanto inefficaci quanto irritanti. I luoghi comuni servono solo a esasperare la sofferenza. Una sofferenza che non è fatta soltanto di lacrime e di angoscia. Può trattarsi di domande che non danno tregua e rimangono senza risposta, di comportamenti, di blocchi o di turbe psicologiche inspiegabili che si ripetono senza sosta. Sintomi che sono altrettanti indicatori del bisogno di capirsi.

Farsi aiutare prima di tutto

Un lavoro su di sé non si comincia da soli. Il faccia a faccia con se stessi porta poco lontano perché ci si viene rapidamente a scontrare con i propri limiti. Il pericolo è quindi di far ricadere sugli altri il fatto che i propri tentativi non portano a niente e di sprofondare ulteriormente. Che cos’è questa cosa che ci è ignota e che ci fa vacillare ogni volta? L’immagine più corretta per spiegare con esattezza questa condizione è quella del ciclista che scenda dalla bicicletta e si guardi pedalare, riuscendo così a capire il proprio funzionamento. Manifestare il desiderio di parlare a dei professionisti dell’ascolto significa voler torcere il collo alla propria ignoranza, mettere delle parole sulla propria storia, farvi ordine in modo che non rompa più gli argini, appropriarsene finalmente per riuscire a vivere la propria vita facendo in modo che il passato smetta di succhiarla come un parassita.

Per quanto tempo?

Una terapia di breve durata (da 6 a 18 mesi) può essere sufficiente per superare un momento difficile, un’inversione di marcia. E’ una psicoterapia di sostegno.

Alcune terapie brevi sfociano nella necessità di andare oltre, nel bisogno di saperne di più. Si può allora passare a una psicoanalisi. Si tratta di una cura, poiché questo è il suo nome, che mira a un cambiamento prodondo dell’essere, una tecnica che consente di conoscere il proprio inconscio, vale a dire ciò che passa nella nostra testa senza che ce ne rendiamo conto.

La frequenza degli incontri nell’ambito di una cura analitica varia dalle due alle quattro sedute alla settimana, mentre la durata prevista è superiore a quella delle terapie precedenti, in genere dell’ordine di diversi anni.

Pascale Pellerin

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28/08/2012
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