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La depressione cronica

Talvolta, la depressione diventa un vero e proprio circolo vizioso, fatto di recidive che si ripetono a mano a mano nel tempo. Qual è l’origine di questa forma di recidive multiple? Quali fattori possono favorire le ricadute? Come ci si può curare nel modo giusto? Il punto per uscire dalla spirale infernale…

La depressione cronica
© Getty Images

La depressione è la quarta malattia più frequente al mondo. È un disturbo grave, difficile da trattare, caratterizzato da una forte propensione alle ricadute. Si stima che dal 50 al 60% delle persone che hanno sofferto di un episodio depressivo maggiore avranno una recidiva nei dodici mesi che seguono, se non viene instaurato alcun trattamento adeguato.

Nel 25% dei casi, questa ricaduta segna il passaggio alla cronicità e la successione di episodi depressivi si susseguono gli uni agli altri, con conseguenze maggiori, tanto sul piano individuale, che familiare o sociale.

Tutto si gioca all’inizio…

Se la prima depressione è spesso attribuibile ad una causa ben identificabile, uno stress intenso o un lutto ad esempio, il passaggio alla cronicità è marcato da un distacco della depressione da questi fattori scatenanti.

Sembrerebbe quindi che gli episodi depressivi iniziali creino una sorta di fragilità che facilita il passaggio alla cronicità. Le statistiche parlano da sole: dopo un episodio depressivo grave il rischio di un nuovo accesso è quattordici volte più importante che in una persona che non ha mai conosciuto la depressione. Alcuni scienziati propongono che la depressione cronica sia il riflesso di un'attività autonoma del cervello secondo meccanismi neurochimici complessi.

Attenzione alla depressione precoce

La ricerca clinica ha permesso di mettere in evidenza un certo numero di fattori che potrebbero favorire il passaggio alla cronicità. L’età precoce dei primi episodi depressivi sembra giocare un ruolo: prima insorge la prima depressione, più il rischio di recidiva sembra significativo.

Un problema ormonale?

Intervengono poi altri fattori. Certe alterazioni ormonali, ma anche disturbi del sonno o un'esposizione insufficiente alla luce del giorno, sono associati alla ricorrenza di episodi depressivi. Esiste un legame fra i sistemi neuroendocrini che presiedono alla regolazione del sonno e quelli da cui dipende il nostro umore. Si è così constatato che l’insonnia cronica facilita la comparsa di episodi depressivi, e che, al contrario, l’insonnia è spesso il primo segno di una depressione latente. Allo stesso modo, un'esposizione insufficiente alla luce del sole provoca a volte disturbi del sonno e depressione. Questi due disturbi sono del resto ampiamente presenti nelle popolazioni dei paesi nordici che vivono lunghi mesi invernali nell’oscurità.

Un'eredità genetica?

Sembra che alcuni ricercatori abbiano identificato geni di suscettibilità, la cui presenza è associata alla depressione cronica. Gli studi condotti da un’équipe dell’Università di Pittsburgh in Pennsylvania hanno evidenziato nelle donne un legame fra le depressioni croniche maggiori e una regione specifica del cromosoma 2, battezzata 2q33-35. Una scoperta che potrebbe forse permettere di spiegare perché le donne sono più soggette degli uomini a episodi depressivi maggiori. Probabilmente anche altri geni sono chiamati in causa poiché si sono potute evidenziare delle "famiglie", in seno alle quali il disturbo sembra trasmettersi di "generazione in generazione".

L'importanza di un trattamento completo

L’assenza di un trattamento efficace durante il primo episodio depressivo sembra essere un fattore di recidiva. Per limitare l’insorgenza di una ricaduta, il trattamento deve seguire certe regole: una prescrizione di medicinali antidepressivi da 6 a 8 settimane, durante il quale il paziente viene visto regolarmente ogni due settimane per un controllo psicologico e per poter riadattare, in base al suo stato psicofisico, dosi diverse di antidepressivi. Anche la psicoterapia e le tecniche cognitivo-comportamentali sembrano dare ottimi risultati, così come gli antidepressivi, e non è del resto sconsigliata l'interazione tra i due approcci. Così, l’80-90% dei pazienti che soffrono di depressione profonda possono essere trattati con successo. Inoltre, un trattamento ben seguito potrebbe permettere di riportare la percentuale di ricadute da 60% a 10%!

Dott. Max Fleury

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29/10/2012

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