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Depressione: facciamo il punto

“Nel campo della depressione, ci troviamo oggi davanti a un bivio: forse era necessario distruggere, ma ora è indispensabile ricostruire.” Pierre Pichot

Il punto sulla depressione
© Getty Images

Il problema

Da qualche anno alcuni concetti classici della disciplina psichiatrica e della presa in carico dei pazienti depressi sono stati rimessi in discussione. Ciò ha portato a interrogarsi profondamente sulla natura stessa della sofferenza umana. Questo “stemperamento” sulle teorie della depressione sono state riprese e amplificate dai media. Abbiamo così assistito alla nascita dialternative al di fuori del quadro medico con, come corollario, un dibattito sociale attorno alla pertinenza delle cure “ufficiali” dei disturbi dell’umore.

Come definire la depressione?

L’individuazione dei sintomi in psichiatria, così come in medicina, passa attraverso una delimitazione preliminare dei campi del normale e del patologico.

Nel campo della depressione questo pone già un primo problema poiché alcune delle emozioni provate dal malato fanno parte dell’ampio ventaglio di affezioni fisiologiche vissute anche da un soggetto non depresso.Per poter distinguere tra sofferenza morale normale e sofferenza patologica, e definire cos’è la depressione, bisogna prima definire l’umore: “L'umore è quella disposizione affettiva fondamentale, ricca di tutte le istanze emozionali e istintive, che dà a ogni nostro stato d’animo una tonalità piacevole o spiacevole, che oscilla tra i due poli opposti del piacere e del dolore.”2.

Questa definizione pone il problema del continuum tra umore normale e umore patologico, tra tristezza e depressione. È una questione di quantità di sofferenza oppure si tratta di una questione di qualità?

Quando è depressione maggiore, la risposta esiste: si tratta di una tristezza che non solo è particolarmente intensa, ma comporta un tipo particolare di dolore, quellomorale. Esistono poi altri sintomi: rallentamento, disturbi somatici,disturbi del sonno, anoressia…

Da qualche anno, comunque, la semiologia della depressione si è progressivamente spostata dal suo asse centrale, l’umore, per estendersi a forme di espressione somatica o comportamentale della malattia e a quadri meno intensi.

Davanti a questo considerevole allargamento del campo patologico nei disturbi dell’umore, ci si può chiedere quali sono le modalità di costruzione della diagnosi di depressione.

I medici curanti utilizzano gli stessi modelli concettuali degli psichiatri?

Pochi riferimenti fissi permettono di proporre modelli di categoria facilmente condivisibili dall’insieme degli attori della filiera delle cure.

Ne risulta un’impressione dei quadri clinici dai contorni poco chiari. In alcuni medici questo può generare la sensazione che“tutto è in tutto” e reagiscono radicalizzando il loro ventaglio diagnostico.

Una risposta medica inadeguata rispetto alle aspettative dei pazienti.

Alcuni si fanno tentare dal“test diagnostico”, che utilizzerebbe gli antidepressivi come strumento diagnostico. La depressione sarebbe allora definita da “ciò che reagisce agli antidepressivi”. Una scorciatoia concettuale evidentemente abusiva e talvolta pericolosa.

Il vero problema quindi non si situerebbe a livello di una pretesa“inflazione diagnostica”, ma di diagnosi inadeguate.

Altri basano la loro diagnosi sul modello della depressione reazionale (la depressione compare “perché”), molto più coerente in un ambiente in cui la pressione sociale, la precarietà e altre difficoltà esistenziali fanno apparire “logico” che certi individui siano depressi. In quel caso tutto si svolge come se “il paziente andasse dal medico per ottenere una prescrizione che convalidi un modo di comprendere la sua sofferenza, attraverso una teoria accessibile a tutti” (Tremine 1995).

Queste“spiegazioni” evitano di prendere in considerazione i fattori di vulnerabilità individuale, così come i fattori di protezione di cui è stata dimostrata l’importanza.

I programmi di prevenzione dovrebbero essere centrati maggiormente sullo studio di questi parametri e non solo sulla depressione in sé.

Infine, è lecito domandarsi se, per quanto riguarda le cure e la prevenzione degli stati depressivi, le azioni corrispondano alle attese della popolazione.

Quando una persona fa presente la sua sofferenza morale a uno degli attori della filiera delle cure, l’obiettivo non è riconoscere il suo dolore esistenziale come una depressione, ma trovare una risposta adeguata per ogni singolo caso.

Cifre incontestabili e preoccupanti

Di fronte a queste incertezze, bisogna guardare i numeri reali della depressione oggi in Italia. La depressione maggiore, definita obiettivamente secondo criteri scientifici rigorosi, riguarda ogni anno circa 1,5 milioni di persone. Si tratta di una malattia lunga: 45 mesi circa (Tylee 1999), a carattere ricorrente nel 75-80% dei casi, e cronica per il 15-20% (Angst1998).

La depressione maggiore implica una morbosità e co-morbosità importanti. Uno studio condotto in Francia dal Credes (Le Pape 1996) rivela che i depressi3 sono affetti da7 malattie, contro le 3 dei non depressi.

Valutazioni effettuate negli Stati Uniti rivelano informazioni ancora più preoccupanti: nel 2020, la depressione diventerà la seconda causa di invalidità mondiale, subito dopo le malattie cardiache (Davidson 1999).

Il 15% dei pazienti ricoverati per forme gravi di depressione maggiore hanno tentato il suicidio (Agenzia del Farmaco 1998).

Infine, un depresso costa circa 3000 € l’anno in cure mediche (Le Pape 1996).

L’approccio del gruppo di esperti

Partendo da questi preoccupanti dati, un gruppo di esperti si è impegnato in un lavoro di riflessione basandosi sia sui rigorosi studi disponibili, sia sulla loro esperienza personale.

Gli obiettivi che si sono posti sono doppi:

• Fare chiarezza su questa difficile problematica;

• Proporre suggerimenti per migliorare la cura dei depressi.

Pr operare in modo realmente utile, sono apparse subito necessarie due condizioni:

• Centrare la riflessione sull’itinerario del depresso, mettere cioè la persona sofferente al centro dell’analisi;

• Dotarsi di competenze multidisciplinari al fine di spazzare via l’insieme della problematica e tener conto del contesto scientifico, medico, sociale ed economico senza preconcetti.

Il gruppo era formato da psichiatri ospedalieri o liberi professionisti, insegnanti, medici di base, in luoghi geografici vari, da un medico del lavoro che chiarisse laconnessione tra depressione e attività professionale, di un epidemiologo e da un economista della salute in grado di numerare e validare i dati che hanno fatto da supporto all’analisi; infine, un giornalista ha fornito il punto di vista della società francese di oggi, facendo riferimentoal fatto che il paziente non venga mai perso di vista.

Analizzare l’itinerario dei depressi e la loro traiettoria in Francia, e formulare consigli perché questo cammino risultasse più efficace e più rapido verso una presa in carico di qualità, ha dovuto rispondere a una serie di domande cronologiche il cui rapporto costituisce il risultato.

Fonte: Rapport Itinéraire des déprimés, gennaio 2001

 

Crediti

• Il coordinamento dell’insieme dei lavori è stato curato dalla dottoressa Christiane Mirabaud.

• La ricerca bibliografica e la redazione del rapporto sono stati curati dalla dottoressa Jacqueline Augendre, dal dottor Jordi Molto-Santonja e dal dottor Martin Reca, psichiatri.

• L’insieme del progetto è durato18 mesi; a parte il carico di lavoro individuale,per portarlo avanti è stato necessario organizzare e redigere rapporti, e il gruppo, o una parte del gruppo, si sono riuniti una o due volte al mese tutti i mesi.

• Gli esperti non hanno percepito alcuna remunerazione, né altra contropartita per il loro contributo a questo lavoro.

• La realizzazione di questo studio è stata possibile grazie al contributo finanziario dei LaboratoriLundbeck, SmithKlineBeecham eServier.

Gruppo di esperti

Presidente

Prof. Philippe-Jean PARQUET, psichiatra

Esperti e medici

Dott. Laurent CHEVALLIER, medico di base

Dott. Henry CUCHE, psichiatra

Prof.Guy DARCOURT, psichiatra

Prof. Maurice FERRERI, psichiatra

Prof. Paul FRIMAT, medico del lavoro

Prof.ssa Rebecca FUHRER, epidemiologa

Dott. Patrick de LA SELLE, medico di base

Prof. Robert LAUNOIS, economista della salute

Dott.ssa Marie-France MOLES, psichiatra

Prof. Jean-Pierre OLIE, psichiatra

Dott.ssaNathalie REGENSBERG, medico di base

Bibliografia

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Psychiatrie et psychobiologie 3 1s-3s

2 - Delay J, (1946) Lesdérèglements de l’humeur

Biblioteca di filosofia contemporanea Parigi PUF

3 – Si tratta di depressione maggiore autodichiarata secondo i criteri delDSM-IV

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18/09/2012

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