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Sempre più depressi

Nel 1996 la Francia ha contatoun numero di persone depresse 7 volte maggiore rispetto al 1970. Come ha potuto diffondersi così tanto? Siamo tutti potenziali depressi? E se una parte di queste depressioni in realtà non fosse tale? Qualche chiarimento…

La diffusione della depressione
© Getty Images

Per spiegare questa epidemia di depressione, i sociologi chiamano in causa, in ordine sparso, le condizioni di vita divenute sempre più stressanti e la violenza psicologica che si subisce in qualsiasi momento e in particolare sul posto di lavoro.Questo discorso incontra il consenso del pubblico, l’immenso successo in libreria di Marie-France Hirigoyenlo dimostra. Il suo libro, “Molestie morali”, ha venduto 480.000 copie.Dunque vivremmo in una società di depressi, molti dei quali avrebbero una naturale predisposizione rafforzata dall’ambiente circostante.

I neuroni e la depressione

E se la vastità dell’”epidemia” di depressioni riflettesse invece i progressi nel campo della diagnosi e non quelli della malattia? È l’ipotesi diPhilippe Pignarre, professore incaricatodi un corso sui farmaci psicotropi all’Università di Paris VIII, nel suosaggio “L’industria della depressione”. Negli anni cinquanta, i laboratori farmaceutici non s’interessano alla ricerca e allo sviluppo delle sostanze psicotrope poiché ritenevano che, dal punto di vista commerciale, il mercato fosse troppo ristretto. Da allora invece la tendenza si è invertita. La psichiatria si è allontanata dalla via psicologica per rovesciarsi sulla “psichiatria biologica”. Se alcune persone sono depresse, è perché sono predisposte. Insomma, è colpa dei neuroni!Eppure, fa notare Philippe Pignarre, nessun esame biologico permette di diagnosticare la depressione, e lo studioso avanza dubbi su questo nuovo orientamento.

Personalizzare la diagnosi della depressione

L’utilizzo di strumenti di diagnosi come il DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), sviluppatoa partire dal 1952 dagli psichiatri americani, sarebbe in discussione.Per lo specialista delle sostanze psicotrope, questa classificazione dei sintomi mirerebbe in egual misura sia a identificare le depressioni che a “reclutare pazienti”! L’ambiente in cui evolvono i malati non è preso sufficientemente in considerazione. Il rischio quindi sarebbe di rendere “patologico” tutto e medicalizzare momenti di debolezza in fondo normali, come un lutto, l’insonnia, un calo passeggero del desiderio sessuale.

Antidepressivi contro la sindrome depressiva

Se si considera il consumo record di antidepressivi, la Francia sembra essere particolarmente colpita da questa epidemia di depressione. Tra il 1991 e il 1997, la quantità di scatole vendute è aumentata del 42%. I medici curanti, in prima linea nella gestione dei pazienti, sono all’origine del 75% delle prescrizioni di antidepressivi. Un tale consumo però è superioreagli effettivi depressi. Pazienti e medici sono corresponsabili di questo eccesso di prescrizioni, visto che i dottori si vedono spesso costretti a soddisfare le esigenze dei pazienti. Avendo letto o sentito parlare di un certo farmaco sui giornali, i pazienti lo reclamano. E non bisogna neanche trascurare il fattore economico. Le psicoterapie non sono coperte dall’assicurazione sulle malattie perché non esistono convenzioni con gli psicologici. Quanto alle psicanalisi, gli eccessi spesso scoraggiano i pazienti. I farmaci, invece, sono mutuabili…

 

Mathieu Ozanam

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18/09/2012

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