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La depressione ti spezza il cuore

La depressione non è solo difficile da vivere. Nei pazienti più anziani, potrebbe anche aumentare il rischio di sviluppo di malattie cardiache. I ricercatori tentano oggi di decifrare quali siano i meccanismi psichici che favorirebbero questi disturbi.

La depressione e il cuore
© Getty Images

Numerosi studi suggeriscono che i disturbi cardiaci sono più frequenti nei soggetti depressi. Questa scoperta è stata confermata da uno studio americano, condotto in più di 4000 persone di età superiore ai 65 anni, prive di qualsiasi patologia cardiaca. I risultati sono allarmanti: alcuni sintomi della depressione tristezza, perdita della voglia di vivere, irritabilità, senso di solitudine... farebbero aumentare fino al 40% la probabilità di sviluppare una malattia coronarica.

Un maggiore numero di decessi nei più depressi

Nel corso di 6 anni, i 4493 volontari che hanno partecipato a questo studio si sono sottoposti ad una serie di domande sul proprio umore e sulle proprie attività durante la settimana precedente l’intervista. Le risposte hanno permesso di stabilire un punteggio su una scala di depressione da 0 a 30. Allo stesso modo, sono stati sottoposti a esami medici per vedere se erano in buona forma fisica o meno.

Classificazioni precedenti avevano rivelato che il punteggio ottenuto su questa scala in genere supera il valore 8 nei pazienti depressi. La maggior parte dei soggetti anziani che ha partecipato a questa ricerca presentava un punteggio compreso fra 6 e 8.

Il risultato principale dello studio è stato quello di mostrare che un aumento di 5 punti del punteggio ottenuto sulla scala di depressione faceva salire del 15% la probabilità di essere affetti da un disturbo delle arterie coronariche, come l’angina pectoris o l’infarto miocardico. Il rischio di decesso aumentava anche nelle stesse proporzioni dalla comparsa dei segni di depressione (incremento del 16% della mortalità per un rialzo di 5 punti del punteggio).

In totale, a confronto con gli americani ultrasessantacinquenni che hanno mantenuto tutta la loro gioia di vivere, i disturbi coronarici erano 1,4 volte più frequenti nei partecipanti più depressi e la loro probabilità di morire era salita al 60%.

Il rapporto non è necessariamente diretto

Ma in che modo può una malattia psichica ,come la depressione, favorire lo sviluppo di malattie cardiache? Infatti questo studio non prova affatto che la depressione partecipi direttamente alla comparsa di lesioni delle arterie coronariche. Certamente, ciò è concepibile sul piano teorico perché si sa che lo stress può influenzare il deposito di grassi sulle pareti interne dei vasi sanguigni e che ciò può indurre ad una contrazione inadeguata di determinate arterie. Inoltre, il ruolo dei fattori psicologici nelle malattie cardiache e nell’infarto è oggi riconosciuto.

Ma, è anche del tutto possibile che i pazienti depressi trascurino determinati parametri, come l’esercizio fisico, che esercita un ruolo di protezione importante nei confronti dei disturbi cardiaci. Probabilmente sono meno attenti alla loro alimentazione o si prendano meno cura di se stessi. Tanti fattori che potrebbero trasformare un disturbo latente in una vera e propria malattia. In favore di questa ipotesi, occorre che i partecipanti inattivi sul piano fisico o affetti da sovrappeso siano, in media, più depressi in questa ricerca. Il tabagismo, dagli effetti tanto deleteri sulle arterie, potrebbe ugualmente esercitare un’influenza: i soggetti dello studio dipendenti dal fumo erano infatti più sensibili alla depressione.

Quale impatto per il trattamento antidepressivo?

La prossima tappa consisterà nel determinare se il trattamento antidepressivo limita la comparsa di malattie cardiache. Due studi clinici dovrebbero quindi essere condotti prossimamente su soggetti americani anziani.

Dott. Corinne Tutin

* Circulation 2000, ott 10; 102 (15): 1773-1779)

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17/10/2012

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