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La sindrome post-traumatica

Una bombe esplode in un convoglio del metrò. I sopravvissuti sono sotto shock, probabilmente per il resto della loro vita. Migliaia e migliaia di persone nel mondo così sono vittime ogni anno di shock psicologici più o meno significativi. Anche se le vittime iniziano quasi subito un trattamento, esse dovranno affrontare una delle sindromi più pesanti: la sindrome post-traumatica.

La sindrome post-traumatica
© Getty Images

Ferite invisibili...

25 luglio 1995, sulla linea del RER B alla stazione Port-Royal a Parigi esplode una bomba. Il bilancio: sette morti e centodiciassette feriti gravi. Come tutte le vittime di attentati, questi sopravvissuti hanno subito uno shock psicologico importante chiamato psicotrauma. Secondo il Prof. Louis Crocq, psichiatra, questo trauma si definisce "come un evento violento e brusco che irrompe nella vita di un individuo. La vittima è completamente stravolta di fronte all’evento, le sue difese psicologiche sono annientate". Il Dott. Crocq è uno specialista di nevrosi di guerra e di reazioni delle popolazioni bombardate. Più recentemente, si è interessato ai traumi psicologici successivi a un attentato. È all’origine dei nuclei di urgenza medico-psicologica, che, dal 1995, prendono in carico le vittime di attentati, di incidenti o di catastrofi naturali.

Una reazione in tre fasi

"Per i sopravvissuti, la sintomatologia post-traumatica si divide in tre periodi", indica l’esperto: la reazione immediata, il tempo di latenza e poi le reazioni tardive, che costituiscono la sindrome post-traumatica propriamente detta.

La prima fase è la reazione immediata. L’individuo è sottoposto ad una situazione insolita. Fin dalla presa di coscienza del dramma, il suo polso e la sua respirazione si fanno più rapidi, il tutto accompagnato da sudorazione intensa e una voglia pressante d’urinare. Lo stress? Non esiste quasi più. In alcuni soggetti si instaura uno stato di ebetismo o al contrario una viva agitazione difficilmente controllabile. "Questi individui molto agitati devono essere curati direttamente sul posto", precisa il professor Crocq nei suoi lavori. Questa presa in carico è d’altronde la missione dei nuclei d’urgenza medico-psicologici. "Nelle ore o settimane seguenti, lo psicotrauma, una patologia post-immediata può svilupparsi sotto forme di scariche emotive differite, i cui sintomi sono crisi di pianto, un abbattimento, grande irritabilità…".

Dopo queste prime reazioni "a vivo", si osserva un periodo di latenza, che può durare da quindici giorni a sei mesi, o anche diversi anni. Per il Prof. Crocq, questo periodo è importante per il controllo del paziente. "È lì che tutto il lavoro di rimessa in fiducia deve essere realizzato per ridurre al minimo possibile gli effetti indesiderati della sindrome post-traumatica".

Sindrome post-traumatica

In effetti, è dopo questo periodo di latenza che compare la sindrome post-traumatica. "Tutte le vittime la subiscono, alcuni per tutta la vita" sottolinea il Prof. Crocq. Questa sindrome è il "lato nascosto" del trauma. "Ci si vive assieme ma talvolta, è semplicemente spaventosa", si può leggere nelle testimonianze raccolte dall’associazione SOS Attentati.

Questa "malattia" è caratterizzata generalmente da allucinazioni, ricordi forzati, ruminazioni, tic o ancora soprassalti e incubi nel sonno.

Questa sindrome può talvolta provocare un’alterazione della personalità. Alcuni adottano allora una "personalità traumatica", secondo il Prof. Crocq. L’individuo non è più lo stesso, è vittima di assenze profonde e talvolta di un profondo senso di colpa. "Perché ne sono uscito vivo?".

Grazie agli studi del Prof. Crocq, lo psicotrauma è riconosciuto come una vera e propria malattia dal 1992. Incidenti aerei, stradali o attentati, tutti questi eventi traumatizzanti comportano ormai un’équipe di assistenza psicologica. Ma se queste precauzioni possono limitare le conseguenze, tuttavia esse non possono far scomparire completamente la sindrome post-traumatica.

Emmanuel Varrier

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30/10/2012

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