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La depressione nella coppia

La situazione è diventata insopportabile. Il tuo compagno è sempre più pesante, si lamenta di essere stanco, si irrita per un nonnulla. Ha il sonno disturbato, non mangia ha male alla schiena. Si pensa raramente a una depressione. Ma, arrivati a questo punto bisogna arrendersi all’evidenza: qualcosa non va…

La depressione nella coppia
© Getty Images

Soprattutto, questo cambiamento non sembra essere passeggero. Sono settimane che non va, ma i segni ora sono accompagnati da un vago sfondo di tristezza e da una perdita del gusto di vivere.

Bisogna portarlo dal medico?

Solo un depresso su quattro va dal medico. Gli altri non ne vogliono sapere: "Passerà, lasciami tranquillo..." Di fronte a questa situazione, la cerchia di amici e parenti, a cominciare dal coniuge, esita in generale fra due atteggiamenti: lasciare che il depresso ne esca da solo come pretende di poter fare (ma con il rischio di vedere i disturbi perpetuarsi e aggravarsi), o tentare di farlo prendere in carico il prima possibile, perché si rimetta in piedi. Se si tratta veramente di una depressione, questo secondo atteggiamento è il migliore: più la presa in carico è precoce, migliore sarà il pronostico.

Basta riuscire a convincerlo di recarsi dal medico. Il medico è in effetti il solo a poter identificare la natura patologica dei disturbi optando per un trattamento.

Alcuni consigli pratici per riuscirci...

Non procedere mai di sorpresa e non prendere mai appuntamenti senza il suo consenso. Evita anche di ripetergli che deve "curarsi": l'espressione è temibile; visto che sta al depresso prendere la decisione della cura, d’accordo col medico. Interessati già alle sue sofferenze (insonnia, angoscia, ecc.) e sottolinea che soffrire non serve a nulla. Digli che esiste sicuramente un rimedio al suo malessere, che ne sei convinta, che ci sono professionisti apposta per aiutarlo. E proponigli di accompagnarlo, questa sarà il modo di dimostrargli la tua attenzione.

E se rifiuta di farsi aiutare?

Punta di preferenza un medico che conosce. Di solito sarà il medico di famiglia. Si può anche proporgli di provare subito con uno psichiatra. Certi depressi ne sono talvolta spaventati: "Ma io non sono pazzo!" Ma bisogna sapere che questa proposta può alleviarne altre: infatti dà a certi depressi la sensazione che la cerchia di amici e parenti, il coniuge stesso, comprendano e accettino la realtà della loro sofferenza.

Se rifiuta qualsiasi aiuto medico, prova a sfruttare la carenza di "tono" che presenterà, in certi momenti, per coinvolgerlo.

A volte ci sono situazioni di urgenza: quando la persona sembra incapace di prendere una decisione, o quando evoca il suicidio: questa è la prova di uno stato di depressione avanzata. Cerca di riconoscere e prendere in mano la situazione. Chiama un medico o uno psichiatra per una visita a domicilio. In certe grandi città, esistono anche servizi S.O.S. Medici o S.O.S. Psichiatri (indirizzi nell’elenco o via servizio rubrica).

Devo accompagnarlo?

"Il fatto che il depresso sia accompagnato, ovvero portato da un membro della sua famiglia è sempre significativo" spiega la Dott.ssa Natalie Regensberg, medico generico. Occorre tentare di analizzare i motivi per i quali il malato non viene da solo. Comprendere anche perché c'è questo membro e non un altro, che lo accompagna alla visita.

In altre parole, se decidi di accompagnare un depresso dal medico, puoi essere considerato come un vero e proprio partecipante alla consultazione.

Per aiutare il medico: indicagli i disturbi che ti hanno allarmato, la loro data di insorgenza, gli eventi che sembrano averli suscitati, tutti i particolari che vi sembrano importanti. Non nascondere eventuali precedenti di disturbi psichici in famiglia (un medico non è lì per giudicare).

Se temi che questa conversazione disturbi la persona depressa, è sempre possibile telefonare al medico prima della consultazione per informarlo. Durante l’appuntamento, egli ti indicherà se occorre restare o lasciarlo solo con il paziente.

Il trattamento è iniziato, che fare?

"La cerchia di amici e parenti gioca un ruolo fondamentale nella cura e nell'evoluzione della depressione" sottolinea il professor Maurice Ferreri. Questo ruolo può essere negativo o positivo.

Nel primo caso, il paziente può incontrare, da parte della sua famiglia, una certa opposizione al trattamento. Sia per ignoranza: "Inutile prenderlo, stai molto meglio oggi." Sia per timore: "Con questo prodotto, diventi uno zombi." O ancora per ideologia: "Piuttosto dei farmaci, dovresti prendere dei rimedi naturali..."

L'influenza nociva può prendere la forma di rimproveri. Questi ultimi riguardano spesso le conseguenze sociali della sua malattia: "Per causa tua, non si vede più nessuno". O l'impatto della malattia sulla vita professionale: "Finirai per perdere il lavoro, per essere riqualificato, ecc."

Nel caso contrario, la cerchia di amici e parenti può rivelarsi un interlocutore privilegiato per il medico curante. Amici e parenti costituiscono infatti una fonte preziosa di informazioni, aiutando il paziente a vegliar sulla buona condotta del trattamento, rassicurando il depresso, aiutandolo a ritrovare il suo stato abituale, e contribuendo al controllo delle recidive. "È molto importante che il medico incontri la cerchia di amici e parenti del paziente, li informi sulla natura della malattia e del suo trattamento, aiutandoli a capire i vari momenti dell’evoluzione di questa malattia" ricorda il professor Ferreri.

Quale influenza sulla coppia?

Vari studi hanno tentato di misurare gli effetti del contatto quotidiano con un coniuge depresso. I risultati sono concordanti e mostrano uno stress notevole nel partner. Uno degli studi più recenti, lo studio di Dubek1, sembra anche confermare che il risentimento non è lo stesso a seconda che si tratti del marito o della moglie... Questo lavoro mostra in effetti che il coniuge di un uomo depresso ha in effetti più sintomi depressivi e meno buone relazioni di coppia di uno sposato nella situazione inversa.

Secondo un altro studio, quello di Merikangas2, si osserva una percentuale di divorzio otto volte superiore a quella della popolazione generale nei tre anni seguenti la fine di un episodio depressivo nel partner.

Riguardo la libidine, si sa che i disturbi sessuali fanno parte del quadro clinico della maggioranza degli stati depressivi. Impotenza, disturbi di eiaculazione, assenza di orgasmo possono manifestarsi, ma il sintomo più frequente è la diminuzione della libidine. "Questa perdita dell’interesse sessuale, con conseguente limitazione della vita erotica, è la disfunzione più spesso osservata sia nell’uomo che nella donna" assicura il dottor Regensberg.

Rapporto Itinéraire des déprimés, marzo 2001

Fonti:

"Itinéraire des déprimés" ott. 2000, "Le retentissement de la symptomatologie dépressive", pp. 42 e segg., "Trajectoires évolutives", pp. 72 e segg.

"Comment vivre avec un déprimé J.-M. Vanelle, Editions Josette Lyon, Paris 1988.

1 Dubek, Communication au XI Congrès mondial de psychiatrie,
 Hambourg 6-11 agosto 1999.
2 Merikangas Kr Divorce and assortative mating among depressed patients,
 Am. J. Psychiatr. 147, 1984

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30/10/2012

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