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La depressione e gli uomini
 
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La depressione negli ultracinquantenni

La depressione può sopraggiungere in qualsiasi momento della vita. Ma ci sono età in cui si è più vulnerabili. Per questa ragione, gli ultracinquantenni sono particolarmente esposti al rischio di depressione. Chi sono le persone più colpite? Isolamento, vedovanza, salute... quali fattori di rischio possono favorire l'insorgenza dei fattori depressivi? Analizziamo insieme le risposte.

Depressione e ultracinquantenni
© Getty Images

La depressione è la malattia dei tempi moderni. E gli ultracinquantenni non ne sono risparmiati.

Gli ultracinquantenni e la depressione

Gli ultracinquantenni sono le persone più colpite dalla depressione? Sull'argomento non disponiamo di un numero di dati sufficiente. D'altronde, i rari studi condotti sull'argomento tendono a sottovalutare il problema. Proprio come uno studio francese della DREES (Direction de la Recherche des Etudes de l'Evaluation et des Statistiques) realizzato nel 2006: riscontrava un rischio minore di disturbi depressivi nelle persone di età compresa tra i 60 e i 75 anni. Ma gli autori riconoscono anch'essi diversi aspetti, in particolare il non inserimento delle persone in case di riposo.
Per questa ragione, è chiaro che le depressioni negli ultracinquantenni sono sottovalutate quando non sono camuffate, ad esempio, da un disturbo neurologico (malattia di Alzheimer) e persino confuse con un problema di demenza.
In compenso, alcuni dati affidabili mostrano senza ombra di dubbio la portata del malessere negli ultracinquantenni: la percentuale dei suicidi. In confronto alla situazione nelle persone di età compresa tra i 15 e i 24 anni, la percentuale di suicidi negli ultracinquantenni è 5 volte più alta a 65 anni e 10 volte più importante a 85 anni! Gli uomini vedovi di 65 anni sono, d'altronde, le persone più a rischio.

La solitudine, cattiva compagna per il morale

Tutti gli studi dimostrano che il fatto di vivere da soli espone al rischio di depressione, in particolare gli ultracinquantenni. Questo isolamento è spesso associato a una mancanza di relazioni sociali e alla solitudine, che finiscono per favorire gli episodi depressivi.

Da notare: le persone ricoverate in case di riposo non sono necessariamente meno sole. Anche se sono circondate da altri ospiti all'interno stessa struttura, si ritrovano spesso isolate dal punto di vista sociale e familiare. Questa mancanza di contatto con i familiari espone ancor più queste persone al rischio di depressione.

La depressione e il lutto

Per le persone che non sono isolate, ma che al contrario vivono in coppia, un avvenimento importante può far scivolare nella depressione: la perdita del proprio congiunto. Secondo gli studi, una persona vedova ha tra 1,7 e 2,4 volte in più di possibilità di cadere in depressione. È possibile notare che gli uomini che perdono la consorte sono i più colpiti da questa scomparsa. La cerchia familiare e gli amici si dimostrano essenziali per sostenere la persona rimasta vedova, aiutandola a superare il lutto.
Infine, è necessario sottolineare che la salute fisica è direttamente legata alla salute mentale: quando l'una si degrada, anche l'altra viene meno. Gli ultracinquantenni con problemi di salute hanno tre volte in più di possibilità di incappare in un episodio depressivo. Da cui l'importanza di preservare il proprio corpo per proteggere anche la mente.

Fonte: Etudes et résultats, DREES (Direction de la Recherche des Etudes de l'Evaluation et des Statistiques), dicembre 2006 e maggio 2007.
Alain Sousa

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04/05/2010

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