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Curare l'anoressia

Un lavoro multidisciplinare per contrastare l'anoressia

Nel quadro di un trattamento dei disturbi alimentari e, in particolare, dell'anoressia mentale, la cura prevede generalmente una psicoterapia, con la finalità di stabilire un dialogo con l'adolescente. Un medico generico assicura quindi, in parallelo, il controllo del peso e delle condizioni di salute. Talvolta, è possibile che il terapeuta collabori con una dietologa, incaricata di insegnare alla ragazza come ritrovare un rapporto sano con il cibo. Nei casi più gravi, ovvero quando è a rischio la vita, si rende necessario il ricovero ospedaliero.

Corinne Dubel, dietologa e nutrizionista specializzata nei disturbi del comportamento alimentare (che lavora in sinergia con una psicologa o uno psichiatra), sostiene che "il vero problema non sta nel piatto, ma là dove lo si somatizza. Come per qualsiasi altra fobia, anche nel caso dell'anoressia, è bene rassicurare la giovane sugli alimenti che introduce, in quanto la fobia è proprio quella di prendere peso".

Si tratta di cacciar via le paure che la paziente avverte rispetto agli alimenti zuccherati, grassi e ipercalorici in genere. L'idea è quella di reintrodurre poco alla volta ogni classe di alimenti, aumentandone gradualmente le quantità. "È possibile creare insieme la ricetta di un dessert light, ad esempio una torta al limone poco zuccherata", spiega la dietologa. Quindi, si perfezionerà insieme la ricetta nel corso delle sedute successive, aumentando per gradi la percentuale di materie grasse, ad esempio. È un lavoro molto lungo che richiede mesi e, in qualche caso, persino anni".

Lavorare sul gusto e sul disgusto

"Nel migliore dei casi, la ragazza introduce nel suo corpo un massimo di 1.000 calorie giornaliere. Ha stilato un elenco di alimenti che rifiuta e che dice non piacerle", dichiara Corinne Dubel. "Si tratta quasi sempre di alimenti energetici". Il lavoro della dietologa consiste anche nel reintrodurre gradatamente gli alimenti eliminati dalla dieta della paziente, lavorando sul gusto.

"Si sceglie insieme un alimento cosiddetto "vietato", come un pezzetto di formaggio, un cucchiaio di pasta, un quadretto di cioccolato o uno yogurt. Il lavoro si articola per fasi progressive. Si assaggiano gli alimenti insieme e, se possibile, in gruppo. Ciascuna delle ragazze presenti comunica la sensazione gustativa che prova per lasciarsi avvolgere poco alla volta dal piacere. Ed è proprio il ripetersi dell'esperienza che infonde nella giovane un senso di fiducia". Questo lavoro si svolge parallelamente a una psicoterapia incentrata sulle cause della malattia, il cui obiettivo è aiutare la giovane a ritrovare il piacere del cibo e a sradicare i sensi di colpa.

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21/12/2010

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