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Genitori: imparate a riconoscere l'anoressia

Contrariamente alla bulimia, che si nasconde, l'anoressia è visibile e a volte impressionante. Da anni è stata pubblicizzata dai mass media e abbiamo tutti in mente tante immagini di giovani adolescenti, il cui rifiuto violento di nutrirsi conferisce loro l'aspetto malsano di un corpo scheletrico. Riconoscere i sintomi e intervenire presto permette di evitare una spirale spesso infernale.

Genitori: riconoscere l'anoressia
© Getty Images

Dal punto di vista clinico, i sintomi dell'anoressia sono facili da identificare. Anzitutto, il dimagrimento, che può raggiungere una riduzione del peso iniziale del 15 o 20% . Una ragazzina di 55 chili può perderne 8 o anche di più. Non da un giorno all'altro, ovviamente, ma basta qualche settimana perché un corpo insufficientemente alimentato dimagrisca.

Più si dimagrisce e meglio ci si sente

Genitori: imparate a riconoscere l'anoressia. L'adolescente mangia di meno, salta i pasti, rifiuta certi alimenti troppo pesanti, troppo nutrienti. Un comportamento che in sé non ha nulla di patologico: è risaputo che più del 40% degli adolescenti lotta per mantenere o ritrovare il peso "ideale". Peraltro il fatto di dimagrire è socialmente ben accetto e fonte di complimenti e incoraggiamenti. Così i primi chili vanno via in un clima di tranquillità generale. Il controllo del proprio appetito, del proprio corpo stimola nell'adolescente una sensazione di potenza, di benessere. Più dimagrisce e più è soddisfatta.

Bambina modello

L'altro principale sintomo dell'anoressia, conseguenza del primo, concerne l'assenza di mestruazioni (amenorrea). Se alcune pazienti preferiscono non parlarne, altre lo fanno senza metterla in rapporto con le restrizioni alimentari. Quando la perdita di peso si accompagna a un'amenorrea, l'anoressia è già ad uno stadio avanzato. Altri comportamenti abbastanza sintomatici sono associati a questa malattia. L'adolescente s'impegna a fondo nello studio e, in maniera più generale, nella sfera intellettuale, colme la classica "bambina modello". Spesso triste e irritabile, si disinteressa della vita affettiva e preferisce l'isolamento alle prime emozioni dell'amore. Poi trova altri mezzi per controllare il proprio peso: medicine come lassativi o diuretici, una pratica sportiva intensa o anche il vomito indotto. In effetti il 50% circa delle anoressiche attraversa crisi di bulimia.

Non minimizzare il problema

Nonostante la visibilità dei sintomi raramente l'anoressia viene affrontata fin dalle prime manifestazioni. Passano spesso due o tre anni prima della consultazione. Non sarà l'adolescente a suonare il campanello d'allarme, perché vive nel diniego della sua patologia. Non si riconosce come malata: la perdita di peso che caratterizza il suo disturbo non la impensierisce, al contrario. Quanto ai genitori, il più delle volte non riconoscono la gravità dei sintomi e cercano di minimizzare i disturbi sperando che passino col tempo. Invece, l'anoressia non sparisce da sola e senza una cura psicoterapeutica che coinvolga tanto l'adolescente quanto la sua famiglia. In effetti il cibo non risponde soltanto a dei bisogni fisiologici. È anche profondamente legato all'affettività. Questo spiega perché è così " conflittuale ". Perciò, l'anoressia non solo rivela delle ambiguità, delle anomalie nella sfera familiare, ma modifica anche il funzionamento normale della vita di tutta la famiglia, la cui attenzione si focalizza su colei che si rifiuta di mangiare.

Una vera e propria droga

Qualunque sia la loro reazione, i genitori assistono spesso impotenti alla spirale dell'anoressia. In effetti, più la malattia avanza, più i disturbi aumentano e più il processo della guarigione diventa difficile. L'anoressia assomiglia a una vera e propria droga, che poco a poco non lascia spazio a nessun altro centro di interesse, mentre tutta la vita si organizza intorno alla dipendenza. "L'anoressia è la mia vita, la mia migliore amica e persino la mia amante. Il fatto che mi uccida lentamente conta ben poco di fronte ai benefici che mi procura a breve termine", testimonia Nathalie, anoressica da 30 anni, fotografata e intervistata da Felicia Webb per il giornale Le Monde 2. Un caso estremo che ci da la misura della presumibile gravità di tale disturbo: quasi la matà degli anoressici muore a causa delle conseguenze della malattia. Un dato allarmante che non deve mettere in ombra i risultati di un trattamento. Dopo 4 anni di cure, in media, il 75% dei pazienti anoressici non presenta più nessun sintomo maggiore della malattia. Più l'intervento terapeutico è precoce , più i risultati sono positivi. Ecco perché quando si è di fronte a un'adolescente che dimagrisce e non ha più le mestruazioni, non bisogna esitare a consultare immediatamente un medico specializzato nei disturbi del comportamento alimentare.

Hélène Huret

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04/05/2010

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