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I disturbi del comportamento alimentare: anoressia e bulimia

Il comportamento alimentare è influenzato al contempo dai nostri istinti e dalle nostre abitudini. Anche la ricerca del piacere occupa un posto importante. Capita a tutti di commettere eccessi, in un senso come nell'altro. Ma a volte questo si trasforma in un vero e proprio problema di salute.

Anoressia e bulimia
© Getty Images

Nell'uomo, il comportamento alimentare è regolato dal meccanismo di fame-sazietà e dall'assunzione dei pasti a orari precisi. La sensazione di fame, segnale del bisogno di nutrirsi che si accompagna a una diminuzione della glicemia, si trasforma durante il pasto in sazietà, ovvero in una sensazione di pienezza nutrizionale, che segna la fine del pasto.
Nel tentativo di assicurare la copertura del fabbisogno nutrizionale necessario per vivere, il comportamento alimentare è in parte istintivo. Ma è anche condizionato dalla ricerca del piacere, che dipende da svariati fattori di ordine psicologico e socioculturale.
Capita a tutti di commettere eccessi alimentari per golosità o di calmare lo stress sgranocchiando dolciumi in modo compulsivo e passeggero. Talvolta il comportamento alimentare si sregola in modo anormale, diventando pericoloso per la salute.
I due aspetti di questi disturbi patologici del comportamento alimentare sono l'anoressia mentale (anoressia nervosa) e la bulimia (bulimia nervosa). Questi termini, che dovrebbero riferirsi a vere e proprie malattie, nel linguaggio quotidiano sono spesso utilizzati in modo abusivo e senza cognizione di causa.

L'anoressia mentale

Si tratta di uno sciopero della fame motivato dall'ossessione di essere sempre più magri. Inizia quasi sempre nell'adolescenza e 9 volte su 10 colpisce le ragazze. Questo desiderio di dimagrire a tutti i costi è fondato su una percezione del corpo totalmente immaginaria, senza alcun rapporto reale con l'effettiva corporatura della ragazza. La restrizione alimentare particolarmente ferrea è spesso dissimulata a familiari e amici per dare una falsa impressione il più a lungo possibile. Talvolta l'adolescente assume anche lassativi e si induce il vomito ogni volta che accetta di mangiare qualcosa.

Si tratta di una malattia grave e difficile da curare, che può terminare, nei casi gravi, con la morte per denutrizione. A forza di non mangiare, i meccanismi che regolano la fame e la sazietà vengono alterati; il dimagrimento diventa patologico e si associa a carenze nutrizionali. Nei casi gravi è necessario ricorrere al ricovero ospedaliero per rialimentarsi tramite alimentazioneforzata. Talvolta si rende necessario procedere all'isolamento della paziente, separandola dal proprio ambiente familiare. Il trattamento presuppone l'intervento congiunto di medici, nutrizionisti e psichiatri. È una cura che si protrae nel tempo e nella maggior parte dei casi si rende necessario stabilire con l'anoressica e la sua famiglia un "contratto" terapeutico, che prevede l'aumento regolare del peso. Questo accordo è concluso con il medico con cui la giovane si impegna a rialimentarsi in modo progressivo, associando alla rialimentazione anche sedute di psicoterapiaindividuale o familiare.

Può essere molto difficile far ritrovare l'appetito ad un'anoressica e solo la metà dei casi più gravi guariscono. Le ricadute sono numerose e la malattia diventa cronica.
Non si conosce l'esatta percentuale di anoressianella popolazione generale, ma si osserva che il numero di ricoveri ospedalieri è raddoppiato nel giro di una generazione.

La bulimia

La bulimia è una perdita di controllo del comportamento alimentare con una pulsione irresistibile ad assumere cibo. Come l'anoressia, la bulimia colpisce le ragazze, soprattutto nell'adolescenza. Le crisi di bulimia durano un'ora o due durante cui l'adolescente mangia molto velocemente qualsiasi cosa le capiti sottomano, in modo smodato e senza alcun piacere, nascondendosi dallo sguardo degli altri. Svuota letteralmente il frigorifero fagocitando gli alimenti più calorici, poi viene colta da mal di pancia e vomita. Le bulimiche arrivano, quindi, a mantenere un peso normale perché non conservano gli alimenti. A volte prendono dei lassativi. È anche opportuno distinguere le persone che mangiano troppo (iperfagiche) e diventano obese dai soggetti bulimici.

Le crisi di bulimia sono più o meno acute e talvolta si alternano a periodi di restrizione alimentare intensa, considerati una sorta di compensazione rispetto a regimi alimentari troppo ferrei. Per questa ragione, la bulimia è spesso una conseguenza dei condizionamenti sociali e culturali, che si erigono a modelli di regimi alimentari impossibili da mantenere per le giovani donne.
La bulimia ha cause di ordine psicologico: è legata a disturbi del desiderio, talvolta a una depressione. Taluni la considerano una dipendenza paragonabile all'alcolismo o alla tossicodipendenza. Le bulimiche sono consapevoli del loro problema e ricorrono spesso a un aiuto psicologico. Il trattamento si basa sulla psicoterapia, a volte con farmaci antidepressivi. In generale, la prognosi di guarigione dalla bulimia è buona, anche se le ricadute sono frequenti.

 

Dr.ssa Béatrice Sénemaud

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04/05/2010

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