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La bulimia

La bulimia è un disturbo del comportamento alimentare frequente. Si manifesta con impulsi caratterizzati dal consumo eccessivo di cibo, in assenza di sensazione di fame o di piacere. Questi episodi possono sopraggiungere diverse volte al giorno. Una persona è considerata effettivamente bulimica se presenta, in media, due crisi alla settimana per un minimo di tre mesi.

La bulimia
© Jupiter

Questa malattia colpisce principalmente le adolescenti e le giovani. 3 studentesse di scuola media e di scuola superiore su 10 potrebbero presentare fasi transitorie di bulimia. In generale, la crisi di bulimia è anticipata da alcuni segnali, tra cui angoscia e agitazione.
Chi ne è affetto cerca di ragionare, ma il bisogno di mangiare si impone rapidamente, eliminando qualunque logica. L'ingestione alimentare è impellente e compulsiva. Si deve mangiare il più velocemente e quanto più possibile, in genere, zuccheri e prodotti molto calorici. Gli alimenti sono ingeriti senza neppure essere masticati. La voglia di mangiare è incontenibile e la perdita di controllo di fronte alla crisi è totale. La sensazione di "stare per scoppiare" sopraggiunge quando lo stomaco è già dilatato ed è seguita da una tregua più o meno breve con un vago sentimento di soddisfazione e di riposo, prima che il bisogno riprenda.

Nella maggior parte dei casi, l'eliminazione del cibo attraverso il vomito o l'assunzione di un lassativo seguono la crisi bulimica, motivata dal timore di prendere peso. Il vomito indotto libera, in parte, dal malessere. Altre bulimiche compensano le crisi con attività fisiche eccessive.
Il sentimento di vergogna che accompagna l'assunzione di questi alimenti spinge il malato al segreto. Il senso di colpa emerge dopo la crisi, quando il bisogno è soddisfatto. Questo sentimento di vergogna è sufficiente a escludere la maggior parte dei malati da una vita sociale regolare.
Il soggetto bulimico può a lungo mantenere per sé il problema di cui soffre, senza che familiari e amici se ne accorgano: il senso di colpa mantiene la persona chiusa nel suo segreto. L'instaurarsi di una vera depressione può essere a lungo mascherato, spesso con tendenze suicide. Il consumo di bevande alcoliche e l'assunzione di droghe sono elementi che favoriscono l'insorgenza di crisi.

Il disordine psichico che sottende le crisi di bulimia si associa a disturbi psichici più o meno gravi. Il riempimento rapido dello stomaco provoca spesso distensioni dolorose.
Possono sopraggiungere infiammazioni delle mucose dell'esofago e dello stomaco, che arrivano fino all'ulcera. I continui vomiti e lo svuotamento violento dell'intestino per il tramite di lassativi sono all'origine di disordini metabolici.
Il peso può rimanere del tutto stabile: chi è affetto da bulimia non è un obeso clinico o potenzialmente tale.
Quando si rendono conto di non poter uscire da soli dalla loro condizione, i bulimici sono solitamente ricettivi al parere medico. La prognosi di guarigione dalla bulimia è buona, anche se le ricadute sono frequenti.

Quali sono le cause?

La bulimia ha cause di ordine psicologico: è legata a disturbi del desiderio e, talvolta, a una depressione. Alcuni la considerano una dipendenza alla stregua dell'alcolismo o della tossicodipendenza. I genitori delle persone bulimiche sono talvolta descritti come assenti e/o in conflitto con i figli. In casa loro sono frequenti i trattamenti per gli stati depressivi, oltre che la presenza di conflitti intensi e talvolta violenti.

Quali sono le cure?

I farmaci antidepressivi sono efficaci solo temporaneamente, ma non impediscono le recidive. Sono associati a una presa in carico dal punto di vista nutrizionale e psicoterapeutico.
Il sostegno psichiatrico e comportamentale è, quindi, indispensabile. A differenza di quello dell'anoressia mentale, questo sostegno può passare attraverso la struttura ospedaliera, tranne in caso di rischio di suicidio e di disordini psichici maggiori. Il supporto di questi malati si orienta in più direzioni: La psicoterapia di gruppo: è il primo stadio di rottura con l'isolamento e il segreto che caratterizzano la bulimia. Proprio perché esistono persone più sfortunate di noi, il racconto pubblico di questo malessere a una cerchia ristretta di persone diventa possibile. È il principio di funzionamento di gruppi come gli "Alcolisti anonimi", con o senza mediatore.
Le terapie cognitivo-comportamentali: permettono ai malati di collocarsi rispetto a loro stessi, all'ambiente familiare e sociale e rispetto al loro comportamento alimentare. Lo smantellamento progressivo dei meccanismi e degli effetti del comportamento bulimico permette di modificare le abitudini alimentari. Bisogna imparare a mangiare in modo normale, in un ambiente sereno e neutrale.
La psicanalisi: va alla ricerca delle cause inconsapevoli del disturbo e le mette in luce attraverso la parola. Richiede tempo e l'instaurarsi di un legame di totale fiducia tra l'analista e il paziente.
Laurent Arome

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04/05/2010

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