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L'ansia e gli attacchi di panico
 
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Gli attacchi di panico

Le crisi di panico, colpiscono circa il 4-5% della popolazione italiana. In questo ambito non c’è parità: in due casi su tre, le vittime sono donne. Da dove viene questo disturbo? Come evitarlo? Una panoramica per non cedere alle tue angosce…

Gli attacchi di panico
© Getty Images

Le crisi di panico hanno in comune il fatto di essere caratterizzate da episodi ripetuti di paura intensa accompagnati da sintomi fisici estremamente variati. Può trattarsi di dolori o di sensazioni di fastidio toracico o addominale, di palpitazioni, di nausee, di sensazioni di vertigini o di soffocamento. Più spesso, questi disturbi psichici sopraggiungono su uno sfondo di ansia o di depressione più o meno permanente, negli individui particolarmente vulnerabili alle circostanze ambientali e allo stress.

Una diagnosi difficile…

In certi casi, i sintomi fisici possono essere addirittura spettacolari e somigliare a quelli che si manifestano in occasione di una crisi cardiaca, ad esempio. Così, un paziente su due che soffre di disturbo di panico va a finire al pronto soccorso, dove si sottopone a numerosi ulteriori accertamenti. Ma la diagnosi di disturbo di panico non viene quasi mai evocata dai medici specialisti del pronto soccorso. Pertanto, la ricerca di una causa di questi sintomi può talvolta richiedere molti anni, aggiungendosi ulteriormente all'ansia e alla depressione del paziente.

Un vero e proprio circolo vizioso

Questo ritardo della diagnosi, e dunque delle cure, comporta solitamente un passaggio alla cronicità, ovvero alla ripetizione sempre più frequente degli episodi. Il disturbo di panico è una manifestazione acuta di ansia che genera da sè la propria ansia. La disfunzione del pensiero allora si rafforza, il che sviluppa ulteriormente il problema. Ogni episodio irrisolto alimenta così un vero e proprio circolo vizioso, che getta il paziente in una ben comprensibile disperazione. A questo si aggiunge progressivamente un certo numero di fobie. In effetti, se l’attacco di panico sopraggiunge in una situazione particolare, il soggetto “impara” ad evitare questa situazione, arrivando a dubitare di nuovo di tutto quanto può assomigliargli da vicino o da lontano. Se al contrario gli attacchi si verificano in svariate situazioni, le fobie si estendono poco a poco ad un numero sempre maggiore di circostanze o di luoghi, chiudendo progressivamente il paziente in una vera e propria “prigione mentale”. Il 20% dei pazienti che soffrono di disturbi di panico tenta di mettere fine ai propri giorni.

Capire per guarire

Di fronte a questo potenziale pericolo e alla vulnerabilità dei pazienti, le informazioni sui disturbi di panico sono di importanza capitale. È essenziale rassicurare il malato e i suoi familiari e amici. Capire ciò che sta succedendo, come compaiono le manifestazioni fisiche dell’ansia, permette al paziente di fare un passo nella cura dell’ansia, dall’intolleranza all'incertezza e la preoccupazione cronica che la caratterizzano. Quando è stato identificato un disturbo di panico, oltre alle informazioni e all'educazione, la cura del paziente deve associare un trattamento farmacologico e adeguate misure psicoterapeutiche.

Gli ansiolitici non bastano!

I farmaci antidepressivi e gli ansiolitici sono prescritti subito, per limitare l’ampiezza dei fenomeni ansiosi e ridurre la frequenza degli attacchi. Per efficace che sia, bisogna capire che questo trattamento da solo non basta a regolare in modo duraturo il problema. Offre un sollievo e costituisce una base sulla quale è possibile ricostruire il pensiero del paziente. È qui che entrano in gioco le terapie cosiddette “comportementali e cognitive“.

Si tratta di portare la persona a prendere conscienza dei suoi disturbi e soprattutto di ciò che provocano. Poi si prosegue ad insegnare di nuovo poco a poco al malato ad affrontare le situazioni che teme. Così, capisce poco a poco che non rischia niente, che non morirà né impazzirà. Il terapeuta l'aiuta a “smontare” lo scenario-catastrofe che s'impone sulla sua immaginazione e a controllare positivamente il susseguirsi dei pensieri che finisce in un’ansia irragionevole. Per questo, il terapeuta utilizza delle messe in scena e degli esercizi pratici di situazioni, d'intensità progressiva. Il terapeuta inoltre insegna alla vittima a notare ciò che sente, ciò che le passa per la testa quando è immersa in queste situazioni ansiogene. Questo genere di terapia può richiedere qualche mese o qualche anno, secondo il profilo del malato e della gravità dei suoi disturbi. Bene condotta da un professionista con esperienza, la terapia permette di fare scomparire da 70 a 90% dei disturbi di panico.

Dott. Max Fleury

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13/01/2016
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