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Fobia sociale e timidezza

La fobia sociale è una malattia psicologica che riguarderebbe il 4% degli italiani. Quando diventa impossibile sopportare lo sguardo degli altri, la vita della persona colpita è sconvolta. Patrick Légeron, psichiatra e consulente d'impresa, è autore del libro "La paura degli altri" un’opera di riferimento tradotta in 5 lingue e ci parla dell’ansia legata all’ambiente.

Timidezza e fobia sociale
© Getty Images

Doctissimo: Secondo un sondaggio, il 60% della popolazione sarebbe timido ma non tutti lo sono nella vita quotidiana. In quale momento si passa dall’ansia sociale “comune” a una paura patologica?

Patrick Légeron: In realtà si può affermare che il 100% della popolazione ha vissuto almeno una volta nella vita una situazione in cui si è sentito un po’ a disagio. Ma il passaggio alla fobia sociale avviene in presenza di tre fattori:

• L’intensità della paura è estrema, vicina al panico

• La paura invade tutta i settori della vita, la mente, è onnipresente e si ha tendenza ad anticipare gli eventi

• Piano piano diventa un vero handicap nella vita professionale e personale. Si arriva a rifiutare una promozione, ad assentarsi alle riunioni. Non si riesce ad affrontare una persona del sesso opposto e ci si priva di una vita sentimentale

Doctissimo: La fobia sociale consiste nel temere di essere giudicato negativamente dagli altri. Anche le menti più brillanti possono esserne colpite?

Patrick Légeron: La fobia sociale non è legata all’intelligenza degli individui. Alcuni sono di un livello intellettuale relativamente normale e non ne soffrono, mentre altri che occupano posti di responsabilità e sono “al di sopra della media”, temono di essere giudicati male, di non apparire al meglio. Pierre Suard, ex direttore generale di Alcatel, ha confessato in un’intervista di soffrire di una fobia sociale maggiore. Si può citare anche il caso del compositore russo Tchaïkovski.

Doctissimo: Come spiegare l’apparente aumento dei disturbi legati alla perdita della stima di sé?

Patrick Légeron: È difficile affermare con certezza che ci sia stata una recrudescenza di questo fenomeno perché è solo da una decina di anni che si studia la fobia sociale. Tuttavia, si stima che ne soffra il 4% della popolazione. A cosa può essere dovuto? L’utilizzazione del culto dell’immagine gioca un ruolo importante. La nozione della stima di sé, e soprattutto l’immagine che bisogna dare agli altri di sé, che deve essere sempre valorizzante, è onnipresente. Basta leggere le riviste femminili per rendersene conto, e ora ci si mettono anche quelle dedicate agli uomini. A questa va aggiunta il culto della performance, in particolare della performance sociale. Comunicare è diventato quasi un leitmotiv. Le persone si chiedono se sono abbastanza brave nel comunicare con gli altri, il che può aggravare ansie sociali preesistenti.

Doctissimo: In che modo si manifesta questa paura? Comporta disturbi associati?

Patrick Légeron: La paura si manifesta in tre campi. Prima fisicamente: il cuore batte forte, le mani sudano, si arrossisce. Gli individui finiscono con l’essere ancora più nel panico all’idea che tali sintomi possano rivelare il loro stato, e questo aumenta la loro paura. Poi ci sono i sintomi psicologici, che si manifestano con pensieri negativi: “non sono all’altezza; ho detto una cosa stupida; non interesso a nessuno”. Infine, a livello del comportamento: le persone colpite da fobia sociale evitano le situazioni e le persone, fino ad anticiparle.

Non bisogna trascurare le complicazioni di questa malattia, che è già di per sé una sofferenza, come la comparsa di disturbi associati. Il rischio di depressione è infatti moltiplicato per 4 o 5 volte, e si riscontra un consumo di sostanze che calmano un po’ l’angoscia, in particolare l’alcol, ma anche di droga e tranquillanti.

Doctissimo: Qual è l’influenza del fattore familiare e del fattore genetico nello sviluppo di una fobia sociale?

Patrick Légeron: Non si capiscono ancora bene i meccanismi che entrano in gioco. Vi sono fattori genetici, ma anche educativi. Succede, per esempio, se i bambini crescono in un ambiente iperprotettivo, in cui si ripete loro di non fidarsi degli estranei. Il comportamento dei genitori influisce anche se si ricevono poca gente a casa, se evitano i contatti, se hanno paura di rispondere al telefono, se non sono molto a loro agio in pubblico e impongono l’idea del dover fare molta attenzione alla propria immagine. Bisogna evitare inoltre frasi del tipo “Non ti vergogni di quello che hai fatto? Sei un buona a nulla”, e valorizzare invece i bambini. Detto questo, tutte le situazioni sono possibili, ci sono anche controesempi di genitori a loro agio, con figli che presentano fobie sociali, e viceversa.

Doctissimo: Come combattere contro le proprie tendenze fobiche?

Patrick Légeron: Se si è malati, esistono degli antidepressivi molto efficaci, o le psicoterapie comportamentali che consentono di lavorare sulla dimensione psicologica e ottenere ottimi risultati. Prima che la malattia prenda il sopravvento, occorre affrontare le situazioni andando verso gli altri, anche se questo costa un po’ di sacrificio. Per esempio, si può partecipare ad attività come la recitazione, oppure praticare uno sport collettivo.

Mathieu Ozanam

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05/08/2013
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