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Il lutto è sempre una storia molto personale

Superare un lutto è una prova molto difficile. È quanto sostiene il Dr Michel Hanus, psichiatra e psicanalista, presidente dell'associazione "Vivre son deuil" (Vivere il lutto). È autore di diversi libri sull'argomento e ci parla in questa sede delle terapie che possono aiutare a diminuire il dolore.

Vivere il lutto
© Jupiter

Doctissimo: Quali sono le motivazioni che spingono le persone a rivolgersi a Lei?

Dr Hanus: Le persone che ricevo nel mio studio mi vengono mandate sia da colleghi psichiatri, che sanno che posso prendermi in carico le persone in lutto, sia da medici generici. Per quel che riguarda l'associazione "Vivre son deuil", di cui sono presidente, offre dal 1995 un servizio di ascolto telefonico volontario, disponibile al numero +33 01 42 38 08 08 (dall'Italia). Tuttavia, questo servizio non sostituisce in alcun modo una psicoterapia.

La richiesta di ascolto è in continuo aumento. Ma i francesi, a differenza degli anglosassoni, non si sono ancora abituati a iniziare una psicoterapia quando sono in lutto: pensano che questa condizione attenga alla sola sfera privata o, tutt'al più, familiare. Ma quando si soffre, quando si è privati di qualcuno che si ama, quando si è infelici, ci si sente soli e non si riesce più a parlare con la propria famiglia, in questi casi può risultare utile e fondamentale ricevere un sostegno esterno.

Doctissimo: Che lavoro porta avanti con le persone che fanno fatica a vivere il lutto?

Dr Hanus: Come per tutte le persone che vivono grandi sofferenze, è in primo luogo essenziale parlarne. Più è difficile (suicidio, incidenti, assassini), più è importante esprimere a parole quanto è accaduto. Poi, aiuto queste persone a dar voce alle loro emozioni, che si traducono spesso in pianto. Ma attenzione: non si tratta di "sadismo" da parte dei terapeuti, come talvolta si crede, ma di dare l'opportunità di piangere, perché sappiamo che se queste persone riescono a esprimere il loro dolore, la pena che li abita, dopo potranno stare meglio. La maggiore complicazione del lutto è quella che chiamiamo "lutto ritardato" e che si ritrova spesso in casi di incidenti e suicidi. In queste situazioni, occorre interrogarsi sulle ripercussioni che può avere: la persona che ne è colpita si ammalerà, compirà un gesto sconsiderato, avrà un incidente?
Il nostro ruolo è permettere alle persone di continuare a vivere o di indirizzarle a uno psichiatra quando il lutto rivela la presenza di conflitti precedenti a cui vogliono attaccarsi. Occorre, tuttavia, fare attenzione a non indurre una dipendenza perché queste persone si sentono perse e tendono per questo ad "attaccarsi" al loro psicoterapeuta.

Doctissimo: La difficoltà di vivere un lutto non dipende, forse, dal fatto che la morte resta un argomento tabù nella nostra società?

Dr Hanus: Preferisco dire che si tratta di un argomento difficile dal momento che viviamo in un'epoca contraddittoria dal punto di vista sociologico rispetto alla morte.
Da un lato, manteniamo sempre questo atteggiamento fondamentale di rifiuto ma, al tempo stesso, negli ultimi dieci anni si è assistito a una ripresa di interesse, che traspare nel discorso sociale legato all'epidemia dell'AIDS. Per esempio, nel dibattito sull'eutanasia, l'uomo esprime la sua volontà di controllare e in qualche modo di dominare la propria morte. Con le cure palliative, la morte è più accettata e, per così dire, umanizzata.

1 Vivere il lutto - continua ►

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04/05/2010

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