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Disturbo borderline di personalità: quale trattamento?

Umore variabile, instabilità relazionale e comportamentale, dipendenze... Il disturbo borderline riguarda il 4% della popolazione. Come vengono curati oggi questi “stati-limite”? Il punto sul trattamento della patologia borderline con la Dott.ssa Bernadette Grosjean, medico psichiatra specializzato nel disturbo borderline, e con il Dott. Martin Desseilles, psichiatra e psicoterapeuta.

Trattamento per personalità borderline
© Getty Images

Le personalità borderline sono caratterizzate da impulsività e instabilità emozionale. Naturalmente, per poter diagnosticare questa patologia, bisogna tener conto di molti altri criteri. Il DSM, bibbia dello psichiatra, specifica che il paziente deve presentare almeno 9 criteri di una lunga lista (per esempio, disturbo dell’identità, paura dell’abbandono, impulsività, ecc.) per essere diagnosticato come “personalità borderline”. Dopo aver dato un nome al suo malessere e alle sue sofferenze, il paziente può quindi prendere in considerazione una terapia. È importante, per se stesso e per le persone che lo circondano, informarsi sui vari tipi di trattamento e trovare quello più adatto a lui.

Attualmente, le psicoterapie sono alla base dei trattamenti dei disturbi borderline. Ne esistono di varie forme che si adattano allo stadio della malattia, alle capacità d’introspezione del soggetto e al grado di padronanza dei suoi comportamenti autodistruttivi, ma anche alla disponibilità delle psicoterapie e della scelta del paziente. In alcuni casi, anche i farmaci possono rivelarsi utili.

Disturbi borderline: un trattamento psicoterapeutico

La psicoterapia è il trattamento fondamentale per i disturbi borderline perché occorre curare i problemi di squilibrio emozionale e di comportamento in un contesto relazionale”, sostiene la Dott.ssa Bernadette Grosjean. D’altronde, numerosi studi hanno dimostrato l’interesse delle psicoterapie a lungo termine per migliorare i disturbi della personalità borderline.

Il trattamento psicoterapeutico dei disturbi borderline è di lunga durata (gli specialisti concordano per una durata che va dai 3 ai 5 anni, se non di più). “C’è bisogno di tempo e di esperienze emozionali correttive per modificare i comportamenti e le sofferenze esistenziali intrapsichiche come le sensazioni di vuoto e di noia”, spiegano la Dott.ssa Grosjean e il Dott. Desseilles. L’obiettivo finale è che il paziente diventi il terapeuta di se stesso. “Una volta apprese nuove competenze per regolare le loro emozioni attraverso la psicoterapia, i pazienti non presentano molte ricadute, o perlomeno non così drammatiche”, riferiscono gli psichiatri.

Nel concreto, la forma di psicoterapia raccomandata dipende dai sintomi e dalla gravità della malattia.

Così, per i casi più“sensibili”, soprattutto quando la vita del paziente è in pericolo (il 10% dei pazienti borderline muoresuicida, o per le conseguenze di atti autolesionistici), risulta indicata una terapia dialettica comportamentale (TCD). “Questa ha lo scopo di aiutare la persona a identificare e controllare leemozioni attraverso l’apprendimento di nuove competenze emozionali”, spiega la Dott.ssa Grosjean. “Vengono così immediatamente attaccati i comportamenti che mettono in pericolo la vita del paziente”, specifica.

Ricercare episodi traumatici

Fortunatamente, “dopo un anno di trattamento, qualunque sia la terapia utilizzata, questi comportamenti sono generalmente sotto controllo”, sottolinea la Dott.ssa Grosjean. Quando è il caso, il paziente può iniziare una fase di natura “psicodinamica” per un’analisi più profonda delle sofferenze intrapsichiche.

Si affronteranno quindi i traumi e i problemi più esistenziali. Nelle patologie borderline, ci sono stati spesso, in effetti, episodi traumatici: maltrattamenti, negligenza, talvolta semplicemente circostanze di vita caotiche”, spiegano gli specialisti.

Spesso chiamato in causa o indicato come il responsabile della patologia del paziente, l’entourage non è sempre da biasimare: d’altronde, la nozione di trauma non comprende necessariamente l’entourage. “Perciò non serve a niente colpevolizzare la famiglia o focalizzarsi esclusivamente sull’entourage”, sottolinea il Dott. Desseilles.

Disturbi borderline:3 trattamenti di riferimento

Per la presa in carico della personalità borderline, esistono 3 approcci di trattamento riconosciuti. La Mentalization Based Therapy (trattamento basato sulla mentalizzazione), la Dialectic Behavioral Therapy (Terapia comportamentale dialettica) e la Transference Focused Therapy (terapia focalizzata sul transfert e ispirata alla clinica psicanalitica)

Trattamento basato sulla mentalizzazione

Questa terapia d’ispirazione psicodinamica, della durata di 18 mesi, prevede sedute individuali e di gruppo e ha l’obiettivo di aiutare i pazienti borderline a meglio identificare i suoi stati emozionali e quelli degli altri. La mentalizzazione può essere definita come la capacità d’immaginare in che modo ci “vedono” gli altri e come loro stessisi percepiscono. Questa capacità è fondamentale per poter comprendere e interpretare i comportamenti umani e le reazioni interpersonali. La mentalizzazione è un ingrediente essenziale per numerosi approcci psicoterapeutici, la si ritrova negli approcci psicodinamici ma anche in quelli più cognitivi.

Terapia dialettico-comportamentale

Questa terapia d’ispirazione cognitivo-comportamentale si concentra all’inizio sull’apprendimento di competenze che aiutano a gestire i moti emozionali importanti e i comportamenti che mettono a rischio la vita. Questo apprendimento della gestione delle emozioni ha luogo in un ambiente terapeutico nel quale l’“approvazione” svolge un ruolo molto importante. L’idea è di poter approvare (nel senso di riconoscerle come dolorose, per esempio) le difficoltà presenti o passate della persona che soffre, domandandogli di cambiare i comportamenti autodistruttivi che ne derivano. Approvare invitando contemporaneamente al cambiamento è il fondamento della Dialettica. Questa terapia dialettico-comportamentale comprende una terapia individuale, sedute di gruppo e consulenze telefoniche molto strutturate al difuori delle ore di terapia. Dura almeno un anno.

Terapia focalizzata sul transfert

Si tratta di un approccio psicodinamico che pone l’accento sull’integrazione delle rappresentazioni mentali  (rappresentazioni di se stessi e degli altri). Il terapeuta mette un’attenzione particolare sulle comunicazioni sia verbali che non verbali. È inoltre molto attento ai sentimenti di aggressività espressi dal paziente. Questa terapia è individuale e generalmente bisettimanale.

Patologia borderline: quando ricorrere ai farmaci?

Non esistono farmaci specifici per curare i disturbi borderline. “Troppo spesso c’è un problema di diagnosi sbagliata: si dice ai pazienti che sono bipolari e si prescrivono loro farmaci per curare questo disturbo. Naturalmente la terapia non ha effetti sul disturbo di personalità borderline propriamente detto”, lamentano gli autori.

La terapia farmacologica si usa solo come rinforzo, quando esiste anche una depressione profonda (si prescrivono antidepressivi), disturbi di tipo paranoico o dissociativi importanti (una dose molto leggera di antipsicotici può in quel caso essere benefica). I farmaci sono invece necessari quando la patologia borderline è associata a disturbi bipolari: il 15-20% delle persone borderline sono diagnosticate anche bipolari. Questa patologia richiede un trattamento farmacologico a lungo termine (stabilizzatori dell’umore), ma questo non ha effetto sul disturbo borderline di personalità.

Disturbi borderline: alternative alle psicoterapie “classiche”

Le psicoterapie che si sono dimostrate efficaci nel trattamento del disturbo borderline richiedono un grande investimento emozionale da parte della persona che soffre di questo disturbo e un grande impegno umano, due fattori che ne limitano le possibilità di realizzazione. Esistono terapie specializzate poco conosciute in alcuni Paesi (tra cui l’Italia) ma normalmente utilizzate negli Stati Uniti. Questo non significa però che non si possa curare correttamente! “L’importante è che ci sia un quadro terapeutico solido, con uno psichiatra che conosce i disturbi borderline e abbia competenza nel trattamento di questo problema da molto tempo. In un quadro solido può installarsi un legame di confidenza tra il malato e il suo terapeuta, allo scopo di intraprendere un lavoro strutturato e coerente”, rassicura la Dott.ssa Grosjean. “Il rapporto umano è un fattore importante per il cambiamento, in qualunque psicoterapia”, insistono gli esperti. Possono inoltre essere proposte alternative alla psicoterapia di lunga durata, se quest’ultima è difficile da realizzare. La letteratura medica ha mostrato per esempio che laboratori di psico-educazione di gruppo di breve durata consentono una significativa riduzione dell’impulsività, una diminuzione dei disturbi relazionali e un aumento del funzionamento sociale.

 

di Anne-Sophie Glover-Bondeau

Fonti:

1 - Acceptabilité ́ et faisabilité ́ de la psychothérapie par les patients avec trouble de personnalité ́ limite, Annales medio-psychologiques (2008)

2 - Martin Desseilles, Bernadette Grosjean, Nader Perroud, Manuel du borderline, Éditions Eyrolles, 2014

La Dott.ssa Bernadette Grosjean, medico-psichiatra specializzata nel disturbo di personalità borderline; il Dott. Martin Desseilles, psichiatra e psicoterapeuta, nonché professore presso l’Università di Namurtous (Francia), coautori dell’opera “Manuel du borderline” (“Manuale del borderline”) insieme al Dott. Nader Perroud, psichiatra e psicoterapeuta presso l’Ospedale Universitario di Ginevra.

Intervista alla Dott.ssa Bernadette Grosjean, 11 aprile 2014- Intervista al Dott. Martin Desseilles, 18 aprile 2014

3 - Efficacia delle psicoterapie nei disturbi della personalità. Perry JC and al. Am J Psychiatry, 1999./ Effectiveness of psychotherapeutic treatment of personality disorder. Bateman AW and al, Br J Psychiatry 2000;177:138–43.

4 - Psychological therapies for people with borderline personality disorder. Binks CA and al, Cochrane database Syst Rev 2006:CD005652.

5 - A preliminary, randomized trial of psychoeducation for women with borderline personality disorder. Zanarini MC and al, J Personal Disord 2008;22:284–90

6 - Pharmacotherapy of severe personality disorders: a critical review. Rinne T, Ingenhoven T. Cambridge: Cambridge University Press; 2007.

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28/07/2014

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