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Il disturbo passivo aggressivo della personalità

Per la maggior parte di noi è molto difficile, ma accade che questi due tratti contradditori si uniscano e si combinino per definire un tipo di personalità poco conosciuto: il passivo-aggressivo. Scopriamolo con l’aiuto di Dominique Barbier, psicoterapeuta e psicanalista.

Il passivo-aggressivo
© Getty Images

Tra i tuoi colleghi ce n’è uno che ha il potere di irritarti (più degli altri): Michele. È inutile chiedergli con la massima gentilezza e cortesia di aiutarti per il dossier da consegnare con urgenza: non vuole farlo, anzi hai l’impressione che più tu gli ricordi che bisogna procedere in fretta più lui rallenti; per di più passa il tempo a fare il broncio e pare che niente possa farlo uscire dal suo guscio. Anche se non ne sei sicuro/a, non ti fidi di lui e hai il sospetto che stia ordendo un piano machiavellico per vendicarsi. Sei forse paranoico/a? Non è detto, perché in realtà uno degli aspetti più comuni nei passivi-aggressivi è proprio il gusto marcato per la vendetta, evitando però assolutamente il conflitto. "Il tratto caratteristico di queste personalità è il «si, ma…»": a parole è «sì» ma nei fatti è «no», e piuttosto che accettare le critiche causate dalla loro passività e di riconoscere i propri errori si calano nella parte della vittima e si fanno compatire", spiega il Dottor Dominique Barbier, psicanalista e psicoterapeuta1.

I passivi-aggressivi : il rifiuto dell’autorità

Dal punto di vista storico, la definizione è stata utilizzata per la prima volta negli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale in riferimento ai soldati che rifiutavano ogni forma di autorità; 30 anni fa la personalità passiva-aggressiva è stata inserita nel DSM IV2 (il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali pubblicato dall'American Psychiatric Association). "Essa è stata però in seguito eliminata per poi ricomparire nell’appendice B del DSM V (attualmente in corso di validazione)", precisa lo psicanalista. "Questo profilo è infatti caratterizzato da comportamenti che possono essere considerati al limite dei disturbi prepsicotici (disturbi che possono evolvere verso psicosi come paranoia, schizofrenia, ecc.) e forme particolari di depressione".

Disturbo passivo aggressivo: una vittimizzazione costante

Rifiuto dell’autorità, resistenza al cambiamento, tendenza alla vittimizzazione, pigrizia, procrastinazione, rifiuto della responsabilità e della competizione, senso di persecuzione, continue lamentele, insinuazioni perniciose, predisposizione alla menzogna, ecc.: sono queste le caratteristiche delle persone che non esprimono mai la propria collera a viso aperto ma, al contrario, "fanno di tutto per evitare il conflitto e preferiscono agire di nascosto, arrivando a volte a provocare delle situazioni conflittuali o ad accusare un superiore di danni morali, spiega il Dottor Barbier.

Con una simile personalità è difficile farsi degli amici, trovare un lavoro stabile e far durare le proprie relazioni sentimentali, perché vivere con un soggetto passivo-aggressivo è estremamente pesante, tanto in ambito professionale quanto in quello sociale o affettivo, e richiede molto coraggio e forza mentale… ovvero quello che manca a queste persone. "Di fronte a qualcuno che dice sì ma fa no è molto facile farsi prendere dalla collera, dalla frustrazione o dalla violenza verbale, perché nulla di quanto promesso è stato mantenuto. Questa resistenza passiva e subdola può far perdere il controllo a chi si trova di fronte ad essa".

Disturbo passivo aggressivo: un rapporto falsato con gli altri

Come si spiega un simile comportamento? "Le personalità passivo-aggressiva sommano due problemi", spiega Christophe André, psichiatra, in uno dei suoi libri3: "Da una parte c’è un’eccessiva suscettibilità causata da una scarsa autostima: ritenendo di valere poco, per questi soggetti la cosa più importante è che gli altri non li facciano sentire inferiori. (….) Dall’altra parte, c’è l’incapacità di farsi valere". Secondo il Dottor Barbier, "È possibile che si tratti di un meccanismo di difesa semi-cosciente, ma in ogni caso è chiaro che queste persone presentano un’alterazione dell’alterità, ovvero il loro rapporto con gli altri è falsato: oppongono sistematicamente resistenza perché pensano di avere solo diritti e nessun dovere".

Per trovare la radice di questi comportamenti è spesso necessario risalire all’infanzia: "Ci sono famiglie in cui qualcuno fa continuamente il broncio e in cui ci si sente vittime degli altri senza osare mai dire nulla", accenna Christophe André.

"L’educazione ha sicuramente un ruolo", conferma il Dottor Barbier, "soprattutto nei casi in cui il bambino non ha avuto una figura autoritaria di riferimento che gli ponga dei limiti e dei divieti". A volte, però, anche la vita può portare a diventare passivi-aggressivi: "Ciò può accadere ad esempio in seguito a eventi traumatici come lutti ripetuti, che possono indurre a sentirsi vittime e ad accusare il mondo intero di essere responsabili della propria sofferenza", sottolinea l’esperto.

Come vivere con un passivo-aggressivo?

Anche se non loro non se ne rendono conto, chi le circonda sa bene quanto sia difficile vivere accanto a queste persone. "A maggior ragione perché si tratta di personalità al limite della paranoia, che tendono quindi a interpretare il comportamento altrui come un tentativo di attaccarli" spiega il Dottor Barbier.

Come creare un buon rapporto con queste persone se si è costretti a convivere con loro? Per sopportare meglio il tuo collega, Christophe André propone di "essere sempre cortese, rivolgerti a lui per qualunque decisione, chiedergli consigli, ecc.", per mantenere il rispetto della forma evitando quindi che questi soggetti si irritino e si trincerino dietro la loro ostilità. Per migliorare la situazione, lo psichiatra suggerisce inoltre di "insegnare al passivo-aggressivo a cercare delle soluzioni invece di punizioni e incoraggiarlo a esprimere quello che non va invece di rimuginare".

È possibile curare un passivo-aggressivo?

Non è sempre facile subire ogni giorno i comportamenti, più o meno insopportabili, del passivo-aggressivo, e quando la situazione diventa insostenibile può accadere che quest’ultimo venga invitato a farsi curare; a volte è lui stesso ad accorgersi che qualcosa non va e che la sua vita professionale, sociale e affettiva è un disastro. "Questa scoperta può essere accompagnata da disturbi depressivi, che inducono a uscire da questo circolo vizioso rivolgendosi a uno specialista", spiega lo psicoterapeuta, secondo cui sono tre le condizioni necessarie per farsi curare: "Bisogna rendersi conto che c’è un problema; bisogna essere intenzionati a curarsi e, infine, bisogna accettare la terapia e seguirla". Anche se per il trattamento delle personalità passivo-aggressive non esiste un consenso unanime o un protocollo ben definito, "si ritiene che la combinazione di un trattamento farmacologico e di una psicoterapia sia efficace", prosegue il nostro esperto. "Due tipi di molecole si sono rivelati interessanti: gli antipsicotici disinibitori e alcuni neurolettici a basso dosaggio. Perché la terapia, psicanalitica, comportamentale o con ipnosi, sia efficace, è assolutamente indispensabile che il paziente sia consenziente".

Yamina Saïdj

Fonti

1 – Intervista al Dottor Dominique Barbier, psicanalista e psicoterapeuta

2 - La versione V è stata pubblicata il 18 maggio 2013 e propone un altro criterio per i disturbi della personalità.

3 - Je résiste aux personnalités toxiques (et autres casse-pieds) (Resisto alle personalità tossiche (e ad altri rompiscatole) di Christophe André & Muso

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08/07/2015

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