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Disturbi ossesivo compulsivi: come guarirne?

I disturbi ossessivo compulsivi (DOC) sono un problema sempre più diffuso nella nostra società. Oggi esistono mezzi per liberarsi da questi "pensieri" o da queste "manie ripetitive" che rovinano la vita. Il Dott. Elie Hantouche, della Consultazione dell’Umore al Dipartimento di Psichiatria Adulta dell’Ospedale della Pitié-Salpetrière (Parigi), fa il punto sui trattamenti dei DOC.

I disturbi ossessivo compulsivi
© Getty Images

Doctissimo: Qual è il trattamento abituale per vincere i disturbi ossessivo compulsivi?

Dott. Elie Hantouche: Dipende essenzialmente dalla gravità del disturbo. Nei DOC di intensità da lieve a moderata, la terapia comportamentale e cognitive (TCC) è il trattamento raccomandato. Ma solo il 10% degli psichiatri pratica questa terapia. La situazione è ancora più grave nel bambino: solo 2 o 3 istituti propongono questo genere di terapia per i più piccoli. Inoltre, almeno il 50% dei malati non può beneficiare immediatamente di una TCC: il disturbo è troppo grave, oppure sono troppo ansiosi, o sono depressi (spesso è la depressione che li spinge alla visita di consultazione). Occorre allora utilizzare in un primo tempo medicinali (antidepressivi detti serotoninergici) che agiscono specificatamente sui DOC gravi o depressivi, per permettere in seguito di iniziare una TCC.

Doctissimo: Quali sono le percentuali di riuscita?

Dott. Elie Hantouche: Se ci si riferisce agli studi controllati i farmaci da soli permettono un miglioramento in più della metà dei malati. Un farmaco come lo Zoloft ad esempio migliora la situazione nel 50-60% dei bambini alla fine dei tre mesi. Prolungando il trattamento, questo consente di ridurre l’intensità del DOC del 50% alla fine dell'anno. Ciò significa che è importante rispettare la durata del trattamento del DOC: almeno 6 mesi per ottenere una "stabilizzazione" che deve essere seguita da una fase di consolidamento di almeno un anno.

Per quanto concerne la percentuale di riuscita della sola TCC, non esistono ancora studi controllati nei giovani pazienti. Tuttavia, esistono almeno 4 studi che dimostrano che la TCC è fattibile ed efficace nel bambino. È del resto più facile trattare i giovani che gli adulti: la malattia non ha avuto il tempo di stabilirsi. È in corso uno studio negli Stati Uniti che dovrebbe consentire di precisare l’efficacia dei vari trattamenti disponibili. Programmato per cinque anni, ha lo scopo di confrontare quattro gruppi: un gruppo trattato con uno farmaco solo (Zoloft), un gruppo con TCC soltanto, un gruppo con la combinazione dei due e un quarto con un placebo e rilassamento. Questa ricerca permetterà di precisare esattamente le percentuali di riuscita e soprattutto i vantaggi delle combinazioni rispetto ad ogni modalità di trattamento.

Doctissimo: Esistono resistenze ai farmaci?

Dott. Elie Hantouche: Abbiamo due tipi di bambini. I primi reagiscono perfettamente al trattamento farmacologico. A volte modificano perfino da sé il loro comportamento, senza l’aiuto di una terapia. Per altri, i farmaci hanno un effetto parzialmente visibile (o nessun effetto). Il problema è allora conoscere il limite fra la malattia e le abitudini legate alla malattia (un po’ come le dipendenze dall’alcol o dal tabacco). Negli adulti, nella pratica si possono osservare tre profili: un terzo nei quali i farmaci funzionano bene; un terzo nei quali occorre associare una TCC per ottenere un miglioramento visibile e infine quelli nei quali non funziona nulla e si ha bisogno di strategie più complesse (associazioni farmacologiche ad esempio).

Doctissimo: Quali sono i rischi di ricaduta?

Dott. Elie Hantouche: Se il trattamento è basato unicamente su medicinali, i rischi di ricadute vanno dal 50 all’80% dopo l’interruzione (che non deve mai essere brusca!). È per questo che una terapia cognitiva e comportamentale è spesso indispensabile. È un po’ come per qualcuno che ha paura dell’acqua: i medicinali possono servire da boa, ma è essenziale tuffarsi in acqua e imparare a nuotare.

Doctissimo: Il DOC è isolato? Se no, quali sono le malattie associate?

Dott. Elie Hantouche: Nelle ricerche epidemiologiche, il DOC come "comorbilità", cioè associato ad un’altra malattia sembra essere 2 volte più frequente rispetto al DOC "isolato". Tra le malattie associate, ci sono i tic complessi che richiedono l’impiego di neurolettici oltre agli antidepressivi. Possono essere presenti anche altri problemi psichiatrici come depressione, fobie, timidezza eccessiva, deficit dell’attenzione. Esiste una varietà di DOC particolari che sono designati come PANDAS, che compaiono successivamente ad angine o otiti a ripetizione. Si tratta di uno sregolamento immunitario che richiede, oltre al trattamento abituale, una terapia con antibiotici a lungo termine (prevenzione delle infezioni) e talvolta una cura con plasmaferesi. Questa tecnica che consiste nel separare il plasma dai globuli sanguigni permette di liberarlo dalle sue sostanze nocive. Si può trattare il malato con l’aiuto di anticorpi specifici per ridurre la reazione immunitaria all’origine del disturbo.

Alla fine, i casi più preoccupanti sono i malati che soffrono a volte di DOC e di disturbi bipolari (maniaco-depressivi). In questo caso, i farmaci anti-DOC rischiano di indurre un aggravamento in assenza di farmaci specifici contro la ciclotimia o gli episodi ipomaniacali.

Doctissimo: Il sostegno della famiglia è importante?

Dott. Elie Hantouche: Il sostegno dei familiari è indispensabile per aiutare il malato a uscirne. Proprio perchè spesso la famiglia si trova coinvolta nella "pratica" dei disturbi ossessivi compulsivi. Il migliore aiuto è evitare gli eccessi. In effetti, per avere buoni risultati terapeutici, i familiari non devono né essere "complici" aiutando a realizzare i rituali, né sistematicamente opposti al DOC e al paziente.

Doctissimo: Quali sono i nuovi percorsi della ricerca?

Dott. Elie Hantouche: Attualmente, ci aspettiamo molto dalla genetica molecolare. Al momento siamo a metà strada. Sappiamo identificare la malattia e impostare una buona diagnosi, cosa già non trascurabile. Siamo in grado di trattare circa il 70% dei casi. Ma restano gli altri casi. Se riusciremo a conoscere meglio i geni implicati, potremo meglio identificare i target biologici che conviene correggere con farmaci più potenti e meglio tollerati. Inoltre, potremo valutare le persone a rischio, instaurando vere e proprie misure di prevenzione invece di aspettare anni di "prigionia" prima di identificare il DOC e curarlo.

Alain Sousa

Il Dott. Hantouche e il Dott. Kochman (psichiatri infantili, CHU di Lille) hanno partecipato alla realizzazione di un fumetto "Le vie di Anubi", edizioni Narratives. Attraverso la finzione della storia è possibile identificare e capire meglio i DOC. Questo lavoro è disponibile negli ambulatori medici e presso l’Associazione francese dei Disturbi Ossessivi e Compulsivi.

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29/10/2012
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