Home  
  
  
    La sindrome di Stoccolma
Cerca

Sindromi psicologiche
 
Il tuo nome :
La tua mail * :
Nome del destinatario :
E-mail del destinatario * :
Messaggio :
*campo obbligatorio
Messaggio inviato

La sindrome di Stoccolma

Nell’agosto del 1973 quattro impiegati di una banca di Stoccolma vennero presi in ostaggio da due rapinatori per quasi una settimana. Dopo il loro rilascio gli inquirenti si stupirono nello scoprire che testimoniarono in favore dei sequestratori, quasi giustificando e comprendendo il loro gesto. Questo episodio ha dato il nome a quella che viene ormai chiamata sindrome di Stoccolma, che indica il legame particolare che si instaura tra coloro che sono sequestrati o abusati e i loro carnefici.

La sindrome di Stoccolma
© Getty Images

La sindrome di Stoccolma è una patologia clinica?

Viene piuttosto identificata come uno stato psicologico che spesso arriva sino all’innamoramento della vittima nei confronti del suo aguzzino, e viceversa, ma non è considerata una patologia psichica; non è ascrivibile né al disturbo da stress post-traumatico né alla depressione.

La sindrome di Stoccolma: quali meccanismi si scatenano?

Il meccanismo che innesca tale sindrome dipende dal tempo che i soggetti implicati hanno passato insieme: più è lungo, più è facile che nascano sentimenti di affetto, amore o di semplice solidarietà. Questo accade perché la vittima inizia a sentire la propria vita direttamente dipendente da una terza persona, il carnefice appunto, e sviluppa un meccanismo psicologico di totale attaccamento verso di lui, credendo così di evitare la morte. È lo stesso atteggiamento assunto dai bambini, dipendenti direttamente dalle cure della madre, la quale a sua volta si sente in dovere di prendersene cura. In termini psicoanalitici per definire tale comportamento è regressione.
Effettivamente in molti sono usciti indenni da sequestri o rapine grazie a questa strategia mentale inconscia, che ha limitato i comportamenti aggressivi dei rapitori, che non avevano ragione di sfogare la loro violenza.
Altro meccanismo di difesa che può innescarsi nella mente della vittima, atto sempre alla sopravvivenza, è l’identificazione con il suo stesso carnefice: nella mente del primo nasce, al momento del sequestro, un conflitto mentale tra l’impossibilità di essere liberi e la stretta dipendenza da una persona pericolosa per la sua vita. La mente appiana questo conflitto portando la vittima a comprendere le motivazioni per cui l’aguzzino agisce, arrivando persino a tollerare senza troppa fatica le sue violenze, in quanto mosse da solide ragioni.

La sindrome di Stoccolma è poco diffusa

Secondo alcune stime, una vittima su dieci sviluppa la sindrome di Stoccolma. I casi più celebri risalgono a qualche tempo fa: Patricia Hearst fu rapita nel 1974 e due mesi dopo la sua scomparsa fu riconosciuta come complice in una rapina insieme ai suoi carnefici. Elizabeth Smart nel 2002 fu segregata e stuprata da un uomo affetto da gravi problemi mentali che era convinto che la ragazza fosse sua moglie: restarono quasi un anno insieme senza che lui la costringesse a farlo.
La comparsa di tale sindrome è direttamente dipendente dalla personalità del sequestrato: più esso ha un carattere forte e dominante, meno sarà predisposto a manifestarla. Ci sono stati anche dei casi in cui i ruoli si sono sovvertiti e altri in cui la vittima è riuscita a sviluppare il cosiddetto adattamento costruttivo, meccanismo capace di far accettare la situazione senza per questo divenirne schiavi. Un solido contatto con la realtà contribuisce anch’esso in tal senso.
Inoltre, se la vittima conosce i meccanismi per cui la sindrome compare, sarà meno predisposto a manifestarla.

Le conseguenze della sindrome di Stoccolma

La sindrome di Stoccolma si manifesta più facilmente se le violenze subìte dalle vittime sono molto limitate; ciò non significa però che queste non rimangano lo stesso molto provate dall’esperienza del rapimento/sequestro. I disturbi più comuni riscontrati a distanza di tempo dall’evento traumatico sono incubi, fobie, disturbi del sonno, depressione e flashback molto intensi.
Un’altra conseguenza da tenere in considerazione è quella sul sequestro vero e proprio: si è notato che la comparsa della sindrome ostacola il lavoro della Polizia, in quanto le vittime possono sia difendere i propri carnefici in tribunale sia durante le azioni mosse al loro rilascio. È capitato infatti che gli ostaggi non eseguissero gli ordini delle forze dell’ordine ma che anzi aiutassero i criminali a fuggire.  

La sindrome di Stoccolma ci mostra come nell’uomo sia molto forte il cosiddetto istinto di conservazione, quel comportamento primordiale atto alla perpetuazione della specie umana e che nasce per uscire dalle situazioni più pericolose.

Commenta
24/03/2011

Per saperne di più:


Newsletter

Test consigliato

Momento di malinconia o depressione?

Test psicologia

Momento di malinconia o depressione?