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La sindrome dell'accumulatore compulsivo

Se la tua casa assomiglia a un mercatino dell’usato, se non riesci a fare una selezione e/o a separarti da nessun ninnolo, forse soffri di sillogomania. Il disturbo dell’accumulo compulsivo fa precipitare alcuni malati in un tremendo disordine.

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© Getty Images

Finora considerato un sottogruppo dei DOC (Disturbi Ossessivi Compulsivi), l’accumulo viene ora classificato nel nuovo DSM-5 come patologia a sé. La psicologa Mélanie Fouré* risponde alle nostre domande per fare chiarezza su questa malattia che spesso spinge i pazienti verso l’isolamento.

Doctissimo: Qual è il confine tra un accumulatore compulsivo e un collezionista?

Dott.ssa Mélanie Fouré: Prima di tutto c’è la nozione di spazio. Nell’accumulatore compulsivo non si ha più spazio per sé. Gli oggetti accumulati ingombrano tutto. Inoltre, un collezionista va fiero della sua collezione, c’è un collegamento con l’ego. Nel caso dell’accumulo compulsivo, invece, prevale piuttosto un sentimento di vergona. L’accumulatore evita di parlarne e anche di invitare gente a casa sua per non essere costretto a rivelare il suo problema.

Doctissimo: Quali sono le cause?

Dott.ssa Mélanie Fouré: Spesso all’origine c’è un trauma di tipo affettivo. La perdita di un affetto (un divorzio durante l’infanzia, la perdita di una persona cara, una delusione amorosa, ecc.) creerà una carenza affettiva importante che si tenterà di colmare attraverso l’accumulo. Il fatto di avere tutti questi oggetti attorno a sé ha un effetto rassicurante. Spesso è la componente affettiva che innesca il processo. Un processo paradossale perché, accumulando, si cerca di colmare una mancanza affettiva ma allo stesso tempo questa patologia li allontana dagli altri.

Doctissimo: Sottogruppo dei DOC o vera patologia?

Dott.ssa Mélanie Fouré: Il DMS-5 ormai considera l’accumulo compulsivo una patologia a sé. Esso presenta un lato ossessivo molto forte come i DOC, ma le emozioni non vengono gestite allo stesso modo. Nei DOC, la reiterazione ha come obiettivo quello di cancellare il dubbio che genera angoscia. Le persone che soffrono di DOC cercano un sollievo. Per gli accumulatori compulsivi, a ciò si aggiunge la ricerca del piacere che ritrovare un oggetto procura. L’accumulo associa piacere immediato e sollievo.

Doctissimo: Quali sono gli oggetti più accumulati?

Dott.ssa Mélanie Fouré: Tra le cose più comuni ci sono vestiti, riviste, giornali gratuiti, documenti… Gli accumulatori compulsivi hanno un senso di responsabilità. Quando conservano qualcosa, dicono a se stessi: “potrebbe sempre servire”. Ma questo poi non succede mai perché s’innamorano dell’oggetto ma, una volta che non ce l’hanno più sotto gli occhi, se ne dimenticano e passano a un oggetto nuovo. Sono alla ricerca di piacere immediato. Attenzione: molto spesso gli accumulatori sono persone perfezioniste, del resto sono molto organizzate. Nella loro ossessione, infatti, c’è anche organizzazione. Per esempio, una persona che accumula riviste, le catalogherà per data. 

Doctissimo: L’accumulo compulsivo presenta un rischio per la salute mentale e fisica?

Dott.ssa Mélanie Fouré: Sì. Prima di tutto c’è quello che potremmo definire un rischio di materiale. Accumulando così tante cose, a volte difettose, c’è il rischio d’incendio. Quando tutto lo spazio è occupato, s’instaura anche il rischio di insalubrità. Inoltre, più l’intensità della patologia è alta, più lo è anche il ritiro dalla vita sociale. L’accumulo compulsivo porta in alcuni casi a un forte isolamento che può condurre a una depressione estrema.

Doctissimo: Può nascondere altri disturbi come la schizofrenia?

Dott.ssa Mélanie Fouré: L’accumulo compulsivo è spesso associato a un disturbo della personalità.

Doctissimo: L’accumulo compulsivo è una malattia dei nostri tempi? La società del consumismo sfrenato, cioè, può favorire questo disturbo?

Dott.ssa Mélanie Fouré: La nostra società forse favorisce la patologia, nella misura in cui ci condiziona alla ricerca del piacere immediato. Tuttavia, già nell’Antica Grecia esisteva quella che è stata definita la “sindrome di Diogene”. Il che ci dimostra come l’accumulo compulsivo sia in realtà un problema di vecchia data.

Doctissimo: Come si cura?

Dott.ssa Mélanie Fouré: Con una psicoterapia associata a un trattamento farmacologico per aumentare l’efficacia del trattamento. La cura psicologica si associa spesso ad antidepressivi e ansiolitici perché in terapia si lavora sui comportamenti, sulle percezioni, sulla gestione delle emozioni. Queste ultime possono mettere in luce una vera e propria sofferenza, da qui l’importanza degli antidepressivi che aiutano a gestirle insieme al dolore. 

Doctissimo: Cosa consiglia ai familiari di un accumulatore compulsivo?

Dott.ssa Mélanie Fouré: La famiglia e/o le persone care spesso vogliono aiutare buttando o esortando a buttare via le cose. Per l’accumulatore, però, separarsi è molto doloroso perché per gli oggetti prova lo stesso attaccamento che proverebbe per una persona. La separazione rappresenta la morte dell’oggetto. Occorre quindi andare sempre per gradi e con delicatezza, senza essere mai invadenti.

Jessica Xavier

* La Dott.ssa Mélanie Fouré è psicologa all’ospedale Cochin-Tarnier di Parigi (Francia).

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25/09/2013
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