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La sindrome di Tako-Tsubo

Stessi sintomi dell’infarto, stesso dolore e stessa sensazione di affaticamento e mancanza di fiato. Si corre all’ospedale, al pronto soccorso si passa con il codice rosso. Non era un infarto ma quella che comunemente viene chiamato broken heart syndrome, in termini tecnici sindrome di Tako-Tsubo.

La sindrome di Tako-Tsubo
© Getty Images

Che cos’è la sindrome di Tako Tsubo?

È una sindrome non molto diffusa, scoperta negli anni Novanta, che colpisce nel 90% dei casi donne comprese tra i 60 e 75 anni, in quel momento della vita in cui sono più fragili, la menopausa. Sono stati registrati anche casi di uomini, ma l’incidenza è molto bassa e sono casi isolati soggetti ancora ad esami clinici. L’incidenza sulla popolazione totale è di un caso su 36000 persone.
All’esame cardiografico si evidenziano le alterazioni tipiche dell’infarto del miocardio (IMA) ma fortunatamente la sindrome non occlude le coronarie, che di conseguenza non subiscono danni né temporanei né permanenti. Questo perché anche se l’apporto di sangue è diminuito e ha causato lo spasmo, ciò non è stato in grado di provocare la morte delle cellule cardiache come invece avviene in caso di infarto. Inoltre, nel sangue sono presenti alterazioni dei livelli enzimatici, tipici anche questi dell’IMA.

Da cosa è provocata la sindrome di Tako Tsubo?

Le nostre nonne chiamavano questa sindrome “crepacuore”, da cui si intuisce che è provocata da forti emozioni negative, quali lutti, paure e panico. È associata anche a forme più o meno gravi di depressione e stati di ansia, per cui tale disturbo è individuato come una conseguenza quasi comune. Infine, il dolore si può manifestare sia dopo uno sforzo fisico che a riposo.
Viene diagnosticata solo dopo aver escluso altri disturbi più gravi, come la sindrome coronarica, la dissezione aortica e la pericardite.
Fortunatamente non è molto grave e la mortalità è inferiore all’1%; il cuore ritorna alla sua normale attività dopo circa un mese e la possibilità di avere una ricaduta è inferiore al 3% nei due anni successivi, fatta eccezione per gli stadi depressivi. A 7 anni dalla diagnosi la percentuale di sopravvivenza dei soggetti è del 96%.

Che cosa vuol dire Tako-Tsubo?

Il giapponese indica il cesto nel quale i pescatori mettono i polpi dopo averli presi all’amo. È stata chiamata così per la forma particolare che assume la regione apicale del ventricolo sinistro del cuore al momento in cui si manifesta tale sindrome. Per chi non ha mai visto una cesta per polpi, si può immaginare che il ventricolo assuma una forma a clessidra.

La sindrome di Tako Tsubo: come viene curata?

Normalmente i valori alterati tornano sotto la soglia di pericolo in poco tempo e non è necessario somministrare trombolitici (usati invece dopo un infarto) anche se molti medici consigliano una terapia a base di beta-bloccanti, anti-aggreganti (Aspirinetta) e antagonisti neurormonali per evitare le recidive. Risulta però assolutamente necessario individuare la diagnosi correttamente per evitare la somministrazione di farmaci non adatti a tale sindrome, che creerebbero quindi ulteriori disturbi al soggetto interessato.

Attenzione quindi a dire al medico tutti i sintomi riscontrati qualora foste colpiti da dolori al petto e pensiate di avere un infarto in corso. Recarsi immediatamente al più vicino ospedale e non ignorare tali sintomi, anche se non si sente più dolore, è il solo modo di prevenire ulteriori problemi a carico del nostro cuore.  

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15/03/2011
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