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Stalking, la sindrome del molestatore

Lo stalking è un fenomeno che interessa uomini e donne, indipendentemente da sesso, etnia e discendenza sociale. Chiunque può essere vittima di stalking. È bene dunque sapere riconoscere gli atteggiamenti deviati degli stalker e reagire in caso di minacce e atti persecutori.

Stalking, la sindrome del molestatore assillante
© Getty Images

Lo stalking non risparmia nessuno, neanche i personaggi famosi, sono tante le persone che dichiarano di esserne state vittima. Il caso di Michelle Hunziker, per esempio, passato alla cronaca per la determinazione con cui la showgirl ha denunciato il suo persecutore, uscendo dall’incubo, arrivando a costituire una fondazione a difesa delle donne e contro la violenza (1).

Che cos’è lo stalking?

Con il termine inglese stalking si indica il comportamento assillante e ossessivo di un individuo, detto stalker, che attraverso i suoi atteggiamenti affligge la vittima, costringendola a vivere in uno stato costante di ansia e di paura. Con stalking si intende l’insieme degli atti persecutori che lo stalker compie nei confronti della stalking victim e che spesso originano nella vittima gravi ripercussioni di natura psico- relazionale. Il verbo inglese “to stalk” è traducibile letteralmente con “appostarsi, seguire furtivamente”, è mutuato dalla caccia e dal combattimento, la vittima di stalking diventa, infatti, la preda del suo persecutore. Appostamenti, pedinamenti, aggressioni: come si riconosce uno stalker?

Chi è lo stalker?

Lo stalker è un molestatore assillante che segue la vittima in tutti i suoi spostamenti, conosce le sue abitudini, ne prevede i movimenti e arriva a condizionarne la vita. Nella stragrande maggioranza dei casi lo stalker agisce per due motivi:

 

  • in seguito alla fine di una relazione amorosa, una rottura che non riesce ad accettare e con insistenza e ossessività vuole continuare ad avere contatti con la vittima;
  • per amore di un personaggio pubblico: lo stalker vede il personaggio pubblico non come un soggetto ma come l’oggetto del desiderio su cui proietta le sue pulsioni, farebbe di tutto pur di possederlo.

 

Purtroppo lo stalker molto spesso travisa la realtà e nella relazione con la vittima si convince che le sue minacce possano aiutarlo ad ottenere la “preda”. Nella sua mente gli atti persecutori sono gesti d’amore, un amore malato perché violenza e amore non possono coesistere assieme.

L’identikit dello stalker

L’Osservatorio Nazionale sullo Stalking ha tracciato l’identikit del molestatore assillante (2):

 

  • 55% dei casi lo stalker è un partner o ex partner
  • 15% dei casi si tratta di un collega o di un compagno di scuola
  • 25% dei casi è il vicino di casa
  • 5% dei casi è un familiare

 

Uno stalker su tre -stando ai dati diffusi dall’Osservatorio Nazionale sullo Stalking- è recidivo, continua cioè senza tregua a pedinare e minacciare la vittima anche dopo essere stato denunciato. Esistono diversi tipi di stalker. Nel sito dell’Arma dei Carabinieri (3) è pubblicata una lista dei cinque profili di persecutori più diffusi in relazione alle problematiche di natura affettivo-emotiva, relazionale e comunicativa:

 

  • Il risentito
  • Il bisognoso d’affetto
  • Il corteggiatore incompetente
  • Il respinto
  • Il predatore

 

La mente malata dello stalker è molto pericolosa: dalle minacce alla morte il passo è breve, per questo non bisogna prendere sotto gamba un fenomeno così diffuso.

I dati allarmanti dell’Osservatorio Nazionale sullo Stalking

I dati pubblicati di recente dall’Osservatorio Nazionale sullo Stalking sono preoccupanti: un italiano su cinque è oggi vittima di molestie; ma il dato più critico è un altro: la maggior parte delle vittime non denuncia lo stalker (4).  L’Osservatorio Nazionale sullo Stalking parla di un vero e proprio allarme sociale. Il quadro della situazione attuale è chiaro e drammatico: la crescente sfiducia nelle autorità determina una diminuzione delle denunce ed è direttamente proporzionale all’aumento dei casi di omicidio.

La vittima che per paura non denuncia le molestie o perdona il suo persecutore in nome di un amore passato firma molto spesso ingiustamente la sua condanna a morte.

 

Fonti:

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24/11/2011

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