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I numeri del fumo

A che età si inizia a fumare e quanti sono i fumatori in Italia? In percentuale sono di più gli uomini o le donne ad avere il vizio? Quanti e quali sono i call center messi a disposizione di chi decide di voler smettere? Scopri con Doctissimo tutti i numeri del fumo.

I numeri del fumo
© Getty Images

I numeri verdi

L’Istituto Superiore di Sanità ha messo a disposizione il call center dal numero 800 554 088: rispondono operatori specializzati pronti a sostenere e dispensare consigli a chi intende smettere di fumare. Il numero è a disposizione anche di familiari ed ex fumatori, dissolve dubbi e curiosità di chi vive a contatto con una persona che fuma, consigliandolo sul da farsi qualora si intendesse sostenerlo nella battaglia contro la sigaretta. L’ISS ha ideato questo numero in modo da proporre inoltre una collaborazione con istituti scolastici dal punto di vista della prevenzione, grazie ad una maggiore informazione sui rischi della nicotina messa in atto sul campo, ovvero tra i banchi di scuola. In rete si possono trovare altre iniziative e associazioni pronte ad offrire il loro sostegno psicologico a chi smette di fumare: il Centro Italiano Antifumo (www.nonfumopiu.it) risponde al numero verde 800 984 853 e ha aperto delle sedi nelle maggiori città italiane come Milano, Roma, Torino, Genova. Una telefonata, si sa, allunga la vita.

I numeri italiani

L’ISS ha divulgato alcune statistiche sul fumo, ricavate dall’analisi approfondita delle telefonate arrivate negli anni al call center da lei stessa istituito tra il 2000 e il 2007. Più di un terzo delle chiamate arrivava dal nord Italia, a seguire centro, sud e isole; generalmente a chiamare sono i fumatori, in cerca di sostegno e di informazioni sui centri antifumo, e i loro familiari, desiderosi di capire come comportarsi in casa. La fascia d’età che telefona maggiormente è quella che va dai 30 ai 60 anni ed è ripartita piuttosto uniformemente tra uomini e donne. In Italia fumano un uomo su tre e una donna su quattro, con una prevalenza, anche stavolta, per il nord (in media il 25% degli uomini è un gran fumatore e il 20% delle donne fuma moderatamente), il centro (il 20% degli uomini fuma molto e il 25% delle donne meno) e il sud, isole comprese, in cui il 35% degli uomini consuma un pacchetto al giorno e il 20% delle donne aspira circa 15 sigarette al dì. Al nord hanno smesso in media 26% dei fumatori totali (maschi e femmine insieme), al centro hanno smesso il 27% e nel resto d’Italia il 24%. Nel 2006, la Doxa (l’Istituto per le Ricerche Statistiche e l'Analisi dell'Opinione Pubblica) diffuse alcuni dati allarmanti, ma che in realtà avrebbero dovuto essere rassicuranti: la percentuale dei fumatori è diminuita di due milioni e mezzo di unità dall’inizio del nuovo millennio ma i numeri rischiano di far paura lo stesso. Un milione e mezzo di uomini e 800mila donne fumano e un adolescente su cinque si è già acceso la prima sigaretta a 15 anni: l’aspetto confortante è che si è capito che le leggi antifumo, come quella che vieta la sigaretta nei locali pubblici, sta ottenendo dei risultati. Inoltre, la popolazione tutta, fumatori compresi, è favorevole all’introduzione di queste norme di tutela della salute. 

I numeri azzurri

Il contatto con la prima sigaretta avviene generalmente nel periodo dell’adolescenza, tra i 15 e i 18 anni, quando la personalità si sta affermando nel gruppo di appartenenza e soprattutto quando fumare vuol dire venire accettati. Viene da sé comprendere come il gesto sottintenda una scarsa fiducia in se stessi e un desiderio di non essere tagliati fuori dal gruppo. Una prova di coraggio quindi, anche se poi chi la sostiene tanto coraggio non ne ha. Inoltre, iniziare nell’adolescenza vuol dire quasi sicuramente diventare dipendenti, viceversa se la prima sigaretta viene accesa più in là con gli anni il rischio di diventare un fumatore accanito diminuisce. È vero però che alcuni studi hanno dimostrato che esiste una predisposizione genetica al fumo, e che questa influisce sulla capacità o meno di smettere. Lo zoccolo duro è rappresentato dai genitori: quasi la metà delle famiglie italiane tollera che il figlio fumi in casa o fuori.

I numeri rosa

Al 2010, la Doxa ha affermato che le donne che fumano in Italia sono circa 5 milioni, contro i quasi 6 milioni di uomini: dato che contrasta con quello che si è sempre pensato, cioè che le donne fumano di più. In realtà questa credenza nasce dal fatto che mentre in passato la sigaretta era ad appannaggio solo maschile, con l’emancipazione delle donne e la loro presa diposizione nella società, è diventata accessibile anche a loro. Certo è che tra tutte le conquiste fatte dalle nonne, questa potevano evitarla, affermando l’uguaglianza trai sessi in tutti gli altri modi possibili. Oggi, le fumatrici dichiarano di accendersi non più di 15 sigarette al giorno e sono solo due donne su cento a fumarne più di 20. Solo due terzi smette completamente durante la gravidanza, anche se ricomincia dopo il parto, e il 30% rimanente diminuisce sensibilmente il consumo di nicotina. Meno del 10% non smette affatto, con te le conseguenze che il fumo in gravidanza comporta su madre e bambino.

I numeri neri

Circa 80 mila decessi all’anno in Italia sono attribuibili al tabagismo: un quarto di queste morti avviene prima dei 65 anni e sono dovute a cancro (40 mila), malattie cardiovascolari (20 mila) e malattie respiratorie (15 mila). Nel mondo, ogni anno muoiono 5 milioni e mezzo di persone, numero destinato a salire nei prossimi 20 anni; di questi, quasi la totalità si trova nei paesi economicamente più avanzati e un milione e mezzo solo in Europa. Il fumo è la causa del 95% dei tumori ai polmoni, del 70% del cancro alle prime vie aeree, dell’80% delle malattie respiratorie come enfisemi e bronchiti, del 30% delle malattia cardiovascolari (infarti, ictus, aneurismi).

I numeri europei e mondiali

In Europa, un terzo della popolazione fuma, composta da un 40% di uomini, un 20% da donne e un 25% da giovani. Tali dati sono stati pubblicati dall’indagine Eurobarometro nel 2009, stilando una classifica dei paesi più “viziosi”: il 40% dei Greci fuma, pochi di meno i Bulgari e i Lettoni, 30% la percentuale degli Italiani, i meno dipendenti sono Sloveni e Svedesi. Il 30% ha cercato di smettere nel periodo immediatamente precedente all’indagine e la maggior parte non ci è riuscita. Il dato confortante, anche qui, è che 9 europei su 10 sono contenti delle leggi antifumo dei loro paesi, che lo vietano negli uffici e nei locali pubblici, come bar o ristoranti. Ciò nasce dalla presa di coscienza dei rischi del fumo, attivo e passivo, e dalla volontà di dire stop a questa dipendenza. Nel mondo, sono un miliardo le persone smoke-addict; i consumi sono aumentati negli ultimi decenni nei paesi più arretrati del terzo mondo, mentre la Cina si sta rivelando un mercato aperto per la vendita di sigarette (ricordiamo che la popolazione cinese conta poco meno di un miliardo e 400 mila individui, di cui 300 mila fumatori). Le multinazionali del tabacco si stanno quindi espandendo nei paesi meno sviluppati, in Oriente, in Sud America e nell’Est europeo, che insieme sono un mercato molto redditizio perché piuttosto numeroso e imitativo.

In Italia, ogni anno, per curare le malattie dei fumatori vengono spesi dai 20 ai 50 milioni di euro, visto il numero esorbitante dei soggetti “in attività”: considerata la situazione economica recente, sarebbe stato utile poter contare su questo denaro per risanare l’economia italiana ma non è mai tardi per dire no alla sigaretta. Fatevi un favore, salvatevi la pelle, allungatevi la vita.

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08/11/2011
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