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Ritornare a vivere dopo un trauma

Autrice di Ritornare a vivere dopo un trauma la Dottoressa Aurora S. Sabouraud è una psichiatra con una formazione in terapia cognitivo-comportamentale. Svolge la sua attività presso il centro di Psicoterapia delle vittime, un'associazione autorizzata dal SSN d'oltralpe e si occupa delle persone vittime di aggressioni, attentati, incesti, incidenti, sette e di qualsiasi altra forma di violenza. Scopri con lei quali sono i mezzi per superare questo tipo di traumi.

Sopravvivere dopo un trauma
© Getty Images

Doctissimo - La sensibilità ai temi dell'insicurezza e della violenza occupa oggi uno spazio molto importante nella mente delle persone: in che modo lo percepisce nella Sua pratica medica?

Dott. ssa Aurora S. Sabouraud: Visito ogni mese sempre più persone che sono state vittime di stupri o di incesti, di aggressioni per strada, di furti, di racket. Queste persone sono, in generale, meglio informate rispetto ad alcuni anni fa sulle possibilità di farsi seguire nel contesto di una psicoterapia. Nella maggior parte dei casi, mi vengono indirizzate dal loro medico del lavoro, dal medico di base o dai loro familiari. È raro che prendano da sole la decisione di venire perché ce l'hanno con loro stesse e preferiscono isolarsi.

Doctissimo - Secondo la letteratura, gli stati di stress post-traumatico colpiscono il 20% delle persone che hanno vissuto avvenimenti "fuori dal comune"…

Dott. ssa Aurora S. Sabouraud: Alcuni studi affermano anche che questa percentuale è compresa tra il 20 e il 40%. Dipende se si considera la reazione traumatica in senso stretto o le sue ripercussioni psicologiche. Ho ricevuto una paziente nel periodo successivo agli attentati di New-York e Washington. Era stata una testimone direttamente implicata nell'attentato della rue de Rennes nel 1985 e nel corso degli anni si era sentita in salvo, fino all'11 settembre 2001.

Doctissimo - Quali sono i sintomi di cui possono soffrire queste persone?

Dott. ssa Aurora S. Sabouraud: Il sintomo più evidente consiste nella costruzione di comportamenti di fuga non sempre consapevoli. In altri termini, queste persone non vogliono uscire di casa quando è buio, sono assalite da crisi di panico, fanno fatica a stare in mezzo alla gente, evitano il luogo della loro aggressione. Esistono anche altri segni come i disturbi del sonno, i disturbi neurovegetativi, una certa irritabilità, i ricordi di quanto è accaduto.

Doctissimo - Perché le persone vittime di un trauma si sentono responsabili?

Dott. ssa Aurora S. Sabouraud: È un modo per sentirsi attore e non spettatore passivo.Questo dà loro la sensazione di poter riprendere il controllo. Inoltre, è più semplice interrogarsi su ciò che si è compiuto o meno, piuttosto che riconoscere la sola componente di fatalità dell'evento traumatico.

Doctissimo - Possiamo dire che prima si comincia una terapia meglio è?

Dott. ssa Aurora S. Sabouraud: In alcuni casi gravi questo è vero: mi riferisco agli stupri, agli incesti e agli avvenimenti nel corso dei quali diverse persone sono morte. Ritengo sia opportuno lasciare che queste persone esprimano le loro reazioni. Come per il lutto, a queste vittime occorre un po' di tempo. Dopo avere vissuto un trauma, infatti, è normale avere paura e provare ansia.

Doctissimo - Come prende in carico una persona che ha subito un trauma?

Dott. ssa Aurora S. Sabouraud: Anzitutto l'ascolto e faccio in modo che prenda coscienza del fatto che ha vissuto un momento pericoloso e che l'angoscia che prova è del tutto normale. Poi, le spiego come si articolano i sintomi che avverte in base al modello dell'apprendimento... e in che modo lavoreremo sull'elusione, andando alla ricerca di tutto ciò che può scatenare l'angoscia. Infatti, in ogni trauma esiste un certo condizionamento.

Nelle situazioni di pericolo, si risvegliano tutti i sensi e il momento di pericolo viene associato a una miriade di elementi di cui la persona ha cancellato il ricordo. In presenza di questi "stimoli", il senso di angoscia riaffiora con prepotenza. Può trattarsi del rumore di una porta, della sirena dei pompieri e di mille altre cose. Per non trovarsi a dover affrontare queste nuove situazioni angoscianti, queste persone adottano comportamenti elusivi che, in realtà, continuano a fomentare questa paura.

Eh, sì, perché la paura di avere paura è già una paura! Al quinto o sesto mese dall'inizio della terapia valutiamo insieme una sorta di "contratto" che consiste nel mettersi d'accordo su quanto il paziente potrebbe fare qualora dovesse trovarsi in una situazione di pericolo. Ad esempio, nel caso di una persona vittima di un incidente d'auto, si tratta di valutare che viaggio prevedere, quale distanza, a che ora partire, a quale velocità guidare, e così via.

Doctissimo - Che difficoltà incontra con i pazienti?

Dott. ssa Aurora S. Sabouraud: Dipende tutto dalle caratteristiche della persona: dalle situazioni traumatiche che ha vissuto e dalla sua storia. Ad esempio, la terapia può risultare difficile per qualcuno che abbia avviato un procedimento giudiziario e che chiede un risarcimento per il danno subito: questa persona è coinvolta sotto diversi aspetti, con il suo avvocato, i magistrati, le perizie e lo psichiatra. Sarà, quindi, necessario mantenersi al corrente sullo sviluppo del procedimento giudiziario per potere accompagnare questa persona.

Doctissimo - Le persone hanno tendenza a ripetere gli avvenimenti che hanno vissuto?

Dott. ssa Aurora S. Sabouraud: La ripetizione è una reazione psico-fisica a un avvenimento fuori dal comune, che ha a che fare con la morte. Il fenomeno di ripetizione rappresenta qualcosa di particolare, descritto molto chiaramente dagli psicanalisti: riproporre la scena del trauma per cercare di comprendere quanto è accaduto o per scongiurare il destino.

Questo si osserva, di solito, nelle persone che hanno vissuto traumi durante l'infanzia. Tuttavia, è anche possibile incontrare fenomeni di ripetizione nei comportamenti elusivi. Infatti, mi è capitato di seguire una donna che, avendo avuto un grave incidente d'auto, aveva riportato diversi postumi e non voleva più riprendere in mano il volante. Quando ha accettato di rimettersi al volante per la prima volta, ha percorso l'intero tragitto a 180 chilometri orari! Si trattava di correre il rischio, di cacciarsi volutamente in una situazione di pericolo "per vedere". Una specie di verifica che ruota attorno alla domanda "sono mortale o immortale?", "È il destino o è colpa mia?".

Doctissimo - Per quanto tempo segue i pazienti?

Dott. ssa Aurora S. Sabouraud: Può capitare che riaffiorino problemi psicologici personali e conflitti relazionali, ma il trattamento del trauma in sé è piuttosto breve. In caso di aggressioni, il trattamento può esaurirsi nell'arco di una sola seduta o nel giro di qualche mese.

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04/05/2010

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