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Come parlare del cancro ai propri bambini?

Una diagnosi di cancro provoca immancabilmente un grande sconvolgimento. Una rimessa in discussione che tocca al tempo stesso la sfera intima, professionale e… familiare. Due mamme francesi, poste dinanzi a questa malattia, si sono dovute confrontare con molteplici interrogativi. Oggi ci raccontano, senza falsi pudori e con sensibilità, in che modo hanno“organizzato” la vita quotidiana con i loro figli.

Il cancro spiegato ai bambini
© Getty Images

Isabelle Denervaud e Isabelle Viennois sono state entrambe colpite dalla malattia, la prima da ottobre 2010 a settembre 2012 (poi ormonoterapia), la seconda da marzo 2011 a settembre 2012. Madri di famiglia che hanno dovuto confrontarsi con molte domande: Come dirglielo? Come gestire i momenti“post-chemioterapia”? Mostrarsi o meno senza parrucca? Queste mamme vogliono condividere con noi, con giudizio e senza abbellimenti, quello che hanno vissuto riguardo a questo argomento per molti versi ancora tabù.

Di fronte alla diagnosi di cancro

Quando cade questa mannaia, è naturale provare angoscia. La prima tappa è inevitabile, come testimonia Isabelle Viennois:“Quando viene annunciata la diagnosi della malattia è impossibile dare prova di serenità”. Il cancro fa molta paura, scoprirlo è un vero e proprio choc. Come fare allora per non trasmettere questa paura ai propri bambini? “All’inizio non riuscivo a dirglielo, dovevo prima addomesticare la malattia, nonostante due generazioni di cancro al seno prima di me”, confessa Isabelle Denervaud. “Ero terrificata per mia figlia, che fosse costretta a vivere la malattia della sua mamma”, aggiunge Isabelle Viennois. Ripensandoci adesso, entrambe concordano: “Prova il prima possibile a chiarire ciò che dovrai affrontare. Informati, poni domande precise al tuo medico sulla natura della malattia, sui trattamenti, sulle tue possibilità di venirne fuori…”.

Annunciare la diagnosi ai bambini

“Una volta che io e mio marito siamo riusciti a rassicurarci, ne abbiamo parlato ai nostri figli, usando parole semplici per il più piccolo, Mathis 13 mesi”, ricorda Isabelle Denervaud. Per Emma, la figlia di 8 anni, dopo l’annuncio della malattia sono seguiti due mesi di mutismo. “Abbiamo dovuto dar prova di pazienza, ascolto, empatia”, aggiunge la mamma. Ogni caso è a sé.

“Mamma è malata, ma non devi preoccuparti”, dice Isabelle Viennois a Camille, 2 anni e mezzo, la figlia più piccola ha all’epoca 9 mesi. La giovane donna si è accorta subito che dirle questo non bastava. Era una cosa che Camille continuava a ripetere, ma non l’aveva integrata davvero, giustamente.Il cancro resta una malattia “invisibile” per un bambino, al contrario di una gamba rotta o di una varicella. In effetti questo periodo può richiedere un certo tempo.

È stato il pedopsichiatra a permettere loro di trovare il giusto livello di dialogo. Le parole spesso non bastano, è possibile allora sostituirle con il disegno. È ciò che ha fatto Isabelle Viennois con Camille, che l’ha disegnata con dei cerchi, “delle bue”, come le chiamava lei.

Le cure per il cancro e i bambini

Il cancro si associa a veri e propri sconvolgimenti del quotidiano. Isabelle Viennois ha smesso di lavorare, ma le bambine sono ancora a casa con la tata. “Quando, dopo le sedute di chemio ero stanca, ho scelto di dire loro la verità, che avevo bisogno di riposare”, rivela. All’inizio, non voleva che le sue figlie la vedessero abbattuta e ha anche cercato di far finta di niente per risparmiarle. Le due mamme, però, ben presto hanno smesso di giocare a nascondino con la realtà per rispettare il loro ritmo.

Lo psichiatra infantile raccomanda a Isabelle Viennois di parlare delle sedute in ospedale. “Ho scattato qualche foto al luogo, alle aiuto-infermiere”, racconta quest’ultima. Con quale scopo? Per togliere il mistero sui suoi appuntamenti e rassicurarle. “L’ospedale fa paura ai bambini,mostrare loro che è un luogo in cui ci sono persone gentili che si occupano di noi può calmare le loro angosce”, aggiunge.

Demistificare il cranio calvo e la parrucca

Perdere i capelli non è un passaggio facile da vivere. La maggior parte delle volte sono gli adulti ad associare questa immagine alla malattia, ed è invece la parrucca a suscitare angoscia e interrogativi ai bambini. All’inizio, Isabelle Viennois è tentata di mettere in pratica alcuni stratagemmi per non farsi vedere con la testa calva. La paura di essere sorpresa senza capelli dai bambini e di spaventarli è spesso presente. “Ogni volta vestirli diventava stressante”, confida Isabelle Viennois. E poi un giorno è successo! Camille afferra i capelli della mamma e cade all’indietro.Scoppia a ridere esclamando“Mamma, i tuoi capelli non ci sono più”. La piccola Emma, invece, esce dalla sua camera e vede la mamma Isabelle Denervaud, con la testa nuda… e calva. La bambina esclama “Mamma, assomigli a Voldemort di Harry Potter”. Dopo questa esclamazione spontanea è scoppiata in una clamorosa risata, segno che la comunicazione si era ristabilita. Emma preciserà poi alla sua mamma che poteva restare senza parrucca, se voleva. Le due mamme si arrendono all’evidenza: “Una testa calva non è sinonimo di cancro o di malattia, questo non li sconvolge più di tanto”. Il loro consiglio: “Si può sdrammatizzare. Èinutile avere paura di mostrarsi con la testa nuda”, insiste Isabelle Viennois. “Bisogna adattarsi al loro mondo, alla loro età, aspettare che siano pronti, e tutto avviene con naturalezza”, aggiunge Isabelle Denervaud.

Gestire la remissione

All’annuncio che la malattia è in remissione, il desiderio di voltare definitivamente pagina è molto forte. Passare a qualcos’altro sembra essere la cosa più importante. La vita riprende il suo corso, ma niente sarà più come prima. Isabelle Denervaud non ne ha più parlato con i suoi figli, “hanno avuto un distacco straordinario, rispondo alle loro domande man mano che si presentano”. Non è sempre facile, naturalmente. A volte occorre assicurarsi che abbiano ben compreso che la cura è terminata e che la malattia è“sparita”. “Me ne sono resa conto quando ho visto mia figlia continuare a disegnarmi con dei cerchi”, spiega Isabelle Viennois. Se per gli adulti domina il desiderio di allontanare il più velocemente possibile lo spettro della malattia, i bambini invece hanno bisogno di tempo. Tenerne conto è importante.

3 consigli pratici delle due mamme

Prevedere soluzioni per badareai bambini e farsi aiutare…

Quando si è presi nel vortice della malattia, non si è certo al top della forma. “ È importante mettere in conto chedopo le sedute di chemioterapiaci si sentirà stanche e osare chiedere aiuto”, consiglia Isabelle Viennois. Prevedere di darsi il cambio è fondamentale, con i propri genitori, con le amiche, con professioniste… Non fare sforzi e spiega ciò che sta succedendo: i tuoi figli capiranno.

Ritagliarsi momenti di complicità con loro

I bambini sono fonte di gioia e vitalità. “Ci sono stati momenti in cui ero stanca e mi lasciavo coinvolgere in una danza, ridendo con loro”, ricorda Isabelle Viennois. Una delle controparti della malattia è un supplemento di tempo di cui non necessariamente si disponeva prima. Approfittane! Vai a passeggiare con un figlio per volta, se ne hai due, è meno stancante.

Dialogare con loro

I bambini avvertono il nostro malessere e potrebbero sentirsi in colpa, a qualunque età. “È importante conservare un dialogo, soprattutto se manifestano disagio”, insiste Isabelle Denervaud. Naturalmente, rassicurarli implica il sentirsi a propria volta sereni. Solo l’autenticità dà buoni risultati. Prenditi del tempo per te: questo giocherà in tuo favore.

 

di Catherine Maillard

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25/07/2014

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