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Come riconoscere la depressione dei propri figli

Disturbi del comportamento, sviluppo incerto, crisi dell’adolescenza. Prima dei 20 anni, l’umore dei bambini è variabile. Come sapere se si tratta di depressione? Come interpretare i suoi "me ne frego", "sono una nullità", "nessuno mi ama"...

Riconoscere la depressione dei propri figli
© Getty Images

Per molto tempo la depressione è rimasta male identificata nei bambini e negli adolescenti. Inizialmente considerata come un fattore ignoto della maturazione psichica, in seguito è stata definita dipendente dall’età nelle sue manifestazioni: si è quindi parlato di "equivalenti depressi" associandovi sintomi vaghi: contrasti con i genitori, disturbi alimentari, delinquenza, ecc.

Oggi si ha la certezza che il "nocciolo duro" dei sintomi depressivi è davvero lo stesso sia che si tratti di un bambino o di un adulto: tristezza, disinteresse, inibizione intellettuale, pensieri negativi, disturbi del sonno.

La depressione, una malattia frequente nell’adolescente

La depressione interessa l’1% dei bambini e il 5% degli adolescenti. Ciò rappresenta un peso notevole, in termini di sofferenza individuale e di salute pubblica. Questa frequenza è tanto più inquietante in quanto il tentativo di suicidio è una delle complicazioni più frequenti della depressione.

Contrariamente a ciò che si vede nell’adulto, la frequenza di insorgenza di depressione è la stessa nelle ragazze e nei ragazzi, prima dell’adolescenza. Ma a partire dalla pubertà, si nota, come all’età adulta, un rapporto di 2 femmine ad 1 maschio. Le spiegazioni avanzate sono principalmente di natura psicosociale: le adolescenti hanno nettamente più dei maschi della stessa età una bassa autostima, accompagnata da una percezione negativa del proprio corpo.

Nel bambino e nell’adolescente, la depressione è raramente isolata

I disturbi di tipo ansioso sono associati alla depressione nel 40-70% dei casi. Ciò può essere sintomo dell’angoscia della separazione, un disturbo da panico, una fobia scolastica e difficoltà di apprendimento nei bambini.

I comportamenti perturbatori (o disturbi della condotta), spesso insorgono prima della depressione, di cui costituiscono un fattore di rischio; ma possono anche sopravvivere ad essa. Le condotte a rischio, e in particolare l’uso di alcol o di sostanze stupefacenti sono spesso disturbi collaterali alla depressione dell’adolescente. Ne costituiscono un fattore aggravante.

Quali sono i segni della depressione nel bambino?

Occorre un orecchio attento per capire nelle espressioni e nei non-detti del bambino una tristezza patologica e i sintomi della depressione.

Le parole del bambino depresso

La frase

Implica...

"Me ne frego", "Non ho nulla da fare", "Non ho voglia di nulla"

Perdita d'interesse e del piacere

"Sono una nullità"

Perdita di autostima, svalorizzazione

"Non ci riesco"

Impotenza

"È colpa mia", "Sono cattivo", "Ho vergogna"

Senso di colpa, di vergogna

"I miei genitori non mi amano"

Mancanza d'amore, senso di disperazione

"Nessuno mi ama"

Talvolta idea di morte e di suicidio

"Non ci riesco, è troppo difficile", "Non capisco niente", "Non so, non mi ricordo"

Disturbi dell'attenzione, della concentrazione e della memorizzazione

È nelle sue difficoltà con la scuola che i cambiamenti di comportamento del bambino devono attirare l’attenzione della sua famiglia e degli insegnanti. Un bambino che fa fatica a concentrarsi spesso reagisce evitando o rifiutandosi di lavorare, a meno che non ci insista per molte ore senza risultato. In entrambi i casi, finisce in un fallimento scolastico.

Ma il bambino può anche manifestare la sua depressione in un modo che pare paradossale: diventa irritabile, agitato, si esaurisce in un’attività sterile, si arrabbia. In altri momenti, si ripiega su se stesso.

Molto spesso il suo appetito cambia. Nel bambino piccolo predomina una carenza di appetito; nell’adolescente, più spesso si tratta di voglie, oppure di vera bulimia. Quanto al sonno è sempre perturbato; il bambino si rifiuta di dormire, ha difficoltà ad addormentarsi, dorme male, si stanca.

Da un comportamento di opposizione a un’autosvalutazione, rafforzata talvolta dalla reazione familiare, si crea un circolo vizioso in cui la depressione si aggrava, senza essere riconosciuta né tantomeno sospettata.

Che fare di fronte alla depressione del bambino?

Davanti al cambiamento di comportamento di un bambino o di un adolescente che non si spiega legittimamente con un evento familiare, sociale o personale occorre consultare il medico soprattutto se questo cambiamento persiste e crea sofferenza,

Il ruolo del medico di famiglia o del pediatra è importante sia sul piano diagnostico che terapeutico. Fare la diagnosi, spiegarla alla famiglia e ottenere il suo aiuto può essere sufficiente a superare l’episodio depressivo.

Ma se il disturbo persiste e resiste a questo primo approccio, è consigliabile consultare uno psichiatra pediatrico che potrà decidere sulla presa in carico più adatta.

Nel bambino, è raro che i farmaci antidepressivi siano indicati. In compenso, possono essere molto utili nell’adolescente.

Si possono utilizzare diversi tipi di psicoterapia; la scelta dell’una o dell’altra si fa con la famiglia e il bambino stesso.

I figli di una persona depressa

I figli di genitori depressi presentano più spesso disturbi psichici rispetto ad altri. Il rischio è tre volte più elevato per loro, per quanto concerne i disturbi dell'umore.

La depressione non avrà mai le stesse conseguenze sui bambini, se insorge nella madre o nel padre. Non ha lo stesso effetto su un bambino piccolo o su un adolescente.

Uno studio* ha così dimostrato che il 24% dei bambini di 1 anno di età nati da madre depressa manifesta disturbi dell’interazione. Più recentemente, è stato dimostrato che il 40% dei bambini di genitori che presentavano disturbi affettivi intorno alla nascita riceve cure psichiatriche nel corso della vita adulta.

Queste constatazioni sostengono l’interesse dei molteplici interventi terapeutici nella coppia che forma una madre depressa e il suo bebè.

L’influenza dei rapporti genitori-bambini è essenziale sullo sviluppo dei disturbi depressivi nei bambini, dall'infanzia fino all'adolescenza. Il tempo dell’adolescenza è segnato da importanti trasformazioni fisiche e biologiche oltre che psicologiche. Avere uno o entrambi i genitori depressi a questa età indubbiamente non favorisce uno sviluppo armonioso.

Quale avvenire per un bambino depresso

Il maggiore rischio evolutivo dei disturbi depressi dell’infanzia è soprattutto la ricorrenza di episodi equivalenti nel corso dell’adolescenza. Il rischio di ricadute e di recidive depressive nell'adolescenza può in effetti arrivare al 70% dopo 5 anni (per una depressione caratterizzata). In compenso, un disturbo depressivo di reazione non è praticamente mai seguito da un importante episodio depressivo.

Quanto allo sviluppo in età adulta, è attualmente impossibile giungere ad una conclusione:

  • alcuni studi mostrano che una buona parte dei bambini dichiarati "a rischio" avrebbero nell’età adulta, contrariamente ad ogni aspettativa, migliori competenze rispetto ai soggetti considerati non a rischio;
  • altri studi mostrano che i bambini depressi, paragonati ad un gruppo di controllo, non presenterebbero stati depressi in età adulta.

In compenso, gli adolescenti depressi sarebbero nettamente più esposti ai disturbi depressivi nell’età adulta rispetto ai soggetti del gruppo di controllo.

Per concludere, secondo le raccomandazioni della conferenza di consenso sulla depressione del bambino: "possiamo e dobbiamo liberarci dall’equazione semplicistica di un determinismo che legherebbe fatalmente la patologia dell’adulto ai disturbi depressivi del bambino".

Rapporto Itinéraire des déprimés, marzo 2001

(*)Keller

Fonti:

Itinéraires des déprimés. Réflexion sur leurs trajectoires en France. Rapport d’experts. 2001
La dépression avant 20 ans, Sotto la direzione di Th. Lempérière PRID-Masson marzo 2000
ANAES les troubles dépressifs chez l’enfant reconnaître, soigner, prévenir, devenir. conferenza di consenso testo intero dicembre 1995

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16/10/2012

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