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Mio figlio è violento

Per poter reagire nel modo giusto ed evitare che questi comportamenti diventino abitudini è importante indagare nella psicologia del bambino. Facciamo il punto con l’aiuto di Patricia Chalon, psicoterapeuta e presidente dell’Associazione Enfance Majuscule.

Il bambino violento
© Getty Images

Anna, 10 mesi, scalcia con i piedi quando viene cambiata. Giulia, 2 anni, tira i capelli ai compagni di asilo. Leonardo, 4 anni, rompe i giocattoli al fratellino… Di fronte a questi comportamenti, percepiti come aggressivi e violenti dai genitori e dagli altri adulti che hanno a che fare con il bambino, farsi delle domande è più che legittimo. Perché il piccolo si comporta così, e come si può reagire? In primo luogo "la cosa più importante è non identificare il bambino con il suo comportamento", sottolinea Patricia Chalo: è questo il modo migliore per aiutarlo a cambiare.

La goffaggine dei più piccoli

Andrea, 10 mesi, butta via il cibo e picchia la mamma. Non è un dramma! Nella sua scoperta del mondo, il bambino attinge a tutte le proprie risorse per fare esperienza. "In questa fase può succedere che rompa degli oggetti per capire come sono fatti e sperimentare nuove tecniche di approccio agli altri", spiega Patricia Chalon. Non è escluso che si comporti in modo brusco e maldestro, ad esempio tirando gli orecchini della mamma o picchiandola quando lo cambia. Fino ai due anni, quando imparerà l’uso del linguaggio, sono questi i suoi modi di scoprire il mondo ma anche di manifestare la propria frustrazione.

Come reagire? Il fatto che il piccolo stia sperimentando nuovi modi di conoscere il modo non significa che bisogna lasciarlo fare impunemente. "È consigliabile chiedersi in primo luogo se i suoi legittimi bisogni sono stati soddisfatti", suggerisce la nostra esperta. Raccomandiamo poi, in attesa che il bambino impari a manifestare a parole il proprio disaccordo, di vietargli di picchiare, mordere ecc. "È necessario dirgli «no», e lui capirà", assicura la psicoterapeuta, anche se ovviamente il genitore dovrà restare fermo nei suoi divieti. Doctissimo ti propone i 10 trucchi per farti ubbidire con dolcezza

L'aggressività a scuola

La scuola materna è un luogo in cui i bambini possono provare emozioni dolorose ed esprimerle con forza, a volte con violenza. Ogni messaggio è diverso dall’altro. Può accadere che il piccolo colpisca i suoi compagni perché soffre o non sa esprimere altrimenti i propri sentimenti e i propri bisogni. In questi casi è inutile rimproverarlo o punirlo senza cercare di capire la causa del suo comportamento e insegnargli ad agire diversamente.

Marco, 6 anni, a scuola è diventato imbronciato e aggressivo. È possibile che un bambino che all’improvviso si mostra aggressivo con i compagi stia vivendo un momento difficile. "Quando un simile comportamento si manifesta, è importante risalire alla sua origine, in modo che non diventi un’abitudine", sottolinea la nostra esperta. La causa può essere un trasloco, la morte di uno dei nonni, l’arrivo di un fratellino, ecc. La famiglia tende a volte a minimizzare certi traumi che per il bambino sono molto importanti, inducendolo quindi a esprimerli "gridando".

Come reagire? Chiediti prima di tutto cosa ha potuto scatenare la sua aggressività: "Se hai una buona comunicazione con tuo figlio, non sarà difficile saperne di più", assicura Patricia Chalon; se invece la situazione persiste, è il caso di rivolgersi a uno specialista.

Anna, 5 anni, incute timore anche ai più grandi! Morde e scalcia, opponendosi anche ai maschi delle classi superiori. In alcuni bambini la violenza può essere una strategia sperimentale anziché una pulsione aggressiva. "È possibile che si tratti di un tentativo come un altro di attirare l’attenzione", spiega la nostra esperta. In questo caso il comportamento diventa un modo per suscitare l’interesse dei genitori, degli insegnanti, degli altri bambini e in generale di chi lo circonda.

Come reagire? Senza dubbio il bambino ha a disposizione altre strategie per attirare l’attenzione oltre a picchiare i compagni, ma non le ha trovate. Quando il bisogno identitario del bambino, intensificato dal bisogno di riconoscimento, si esprime in maniera aggressiva, bisogna aiutarlo. "È importante chiedersi in che modo ti rapporti a lui e cosa gli dà il suo reale posto in quanto soggetto", sottolinea la psicoterapeuta: un ambiente favorevole e una reale attenzione possono aiutare il bambino a sentirsi riconosciuto e ascoltato.

I bisticci tra fratelli e sorelle

A casa Gabriele, 5 anni, rompe i giocattoli dei fratellini. Quando si diventa genitori si sogna a volte una famiglia ideale, da "casa nella prateria", ma la realtà si rivela ben presto tutt’altra cosa: per quanto piccoli i nostri bambini sono dotati di impulsi ancestrali finalizzati ad assicurare la sopravvivenza del gruppo, e quindi man mano che la famiglia cresce è possibile che emergano comportamenti aggressivi; quando ci sono più fratelli è del tutto normale che la casa si trasformi in un campo di battaglia, con litigi e schiamazzi.

Come reagire? Tutti abbiamo bisogno di limiti, e i bambini a maggior ragione: il ruolo dei genitori è proprio quello di porre questi limiti. Anche se è normale lasciare che i bambini si bisticcino un po’ per mettere alla prova la loro forza e la loro abilità, è assolutamente indispensabile porre dei divieti e far sì che vengano rispettati. Fai una lista di quello che non si può fare al fratellino o alla sorellina e i momenti di tregua (a tavola, al supermercato ecc.). L’essenziale è stabilire delle regole, rispettarle e non fare finta di niente se vengono infrante.

Catherine Maillard

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17/06/2015
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