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Il mio bimbo si tocca: che imbarazzo!

Il bambino si tocca e i genitori si imbarazzano. Come reagire? È un fatto naturale o un gesto che nasconde dietro qualcosa di più profondo? Doctissimo ti aiuta a vivere bene un momento importante della crescita del tuo bambino: la presa di coscienza del corpo e dell’identità sessuale.

Il mio bimbo si tocca: che imbarazzo!
© Getty Images

Conoscere le fasi della crescita del tuo bambino è fondamentale per aiutarlo a vivere al meglio i cambiamenti che avvengono nel suo corpo, anche da un punto di vista sessuale. Al contrario della naturalezza con cui il bimbo scopre il suo corpo, la sessualità del bambino è vissuta spesso con grande imbarazzo dal genitore. Come mai il bimbo avverte già dopo pochi mesi di vita lo stimolo di toccarsi?

La scoperta dei genitali

I bambini provano delle sensazioni di piacere sin dalla nascita. Se nel primo anno di vita la sessualità è legata principalmente al contatto della bocca con il seno della madre; dal primo ai tre anni il bambino comincia a controllare gli sfinteri ed è nella fase genitale, che in genere comincia intorno al terzo anno e si protrae fino al sesto anno di vita, che si rende conto della sua natura fisica, della sua identità sessuale e del piacere derivante dallo sfregamento degli organi genitali. I maschietti hanno le prime erezioni, sebbene non eiaculino, ma anche le femminucce avvertono un piacevole godimento toccando le parti intime del corpo, rispetto ad altre, come le mani o le braccia che non procurano le stesse sensazioni. Iniziano così a scoprire il loro corpo e a notare le differenze esistenti tra un sesso e l’altro.

La reazione dei genitori

Capita spesso che un genitore si meravigli della naturalezza con cui il piccolo si accarezza e, non avendo messo in conto un simile atteggiamento, si preoccupi per le pulsioni che già in tenera età lo animano. Non sono poche le mamme che si rivolgono al pediatra per capire se atteggiamenti del genere nascondano problemi di natura psicologica, temendo che in futuro possano trasformarsi in perversioni. La risposta è rassicurante: qualsiasi atteggiamento legato alla corporeità del bambino non va frainteso, né bisogna allarmarsi. Nei primi tre anni di vita i bambini non hanno il pudore degli adulti e non si vergognano di stare nudi, anzi, molto spesso sono loro che cercano di liberarsi ad esempio da pannolini, mutandine e tutine. Sebbene il disagio che un genitore possa provare in certe situazioni, l’importante è non traumatizzare il bimbo, né impedire o censurare certi atteggiamenti che sono innocui, ma se condannati da un adulto, potrebbero creare nel bambino un senso di colpa che non lo aiuterebbe in questa fase delicata della sua crescita.

Perché si tocca il pisellino?

All’origine del desiderio del bimbo di toccarsi il pisellino, possono coesistere diverse motivazioni.

    •    La scoperta del proprio sesso e dell’apparato genitale;
    •    Il prurito che può indurre il bimbo a sfregarlo;
    •    Il pene che agli occhi del bimbo può sembrare un giochino capace di rispondere a determinati stimoli;
    •    Un gesto consolatorio in momenti di particolare stanchezza o quando è privato di oggetti personali, come il ciuccio;
    •    Momentanei stati di rabbia o agitazione.

Motivi dunque che non hanno nulla a che vedere con atteggiamenti deviati o perversi. I bambini fanno esperienza del loro corpo, così come spontaneamente apprendono ad esempio che toccare il fuoco brucia o che l’acqua fredda da fastidio.
La masturbazione nel bambino è un fatto normale, una pratica spoglia dei significati tipicamente attribuiti dagli adulti che la esercitano per il godimento che essa procura.

La masturbazione dei piccoli

In Human Sexuality: Diversity in Contemporary America, gli autori del libro Bryan Strong e Christine Devault, a proposito dei comportamenti sessuali dei bambini, parlano di masturbazione in riferimento alla sensazione di benessere che i piccoli provano nello stare sdraiati sul lettino o venendo a contatto con oggetti in prossimità dei genitali. Se i maschietti giocano col pisellino, le femminucce provano piacere in due diversi modi: stringendo ripetutamente e poi rilasciando i muscoli delle gambe in modo da avvicinare i due lati della vagina, oppure sfregando i genitali o strofinandoli contro un oggetto, uno spigolo. Il termine masturbazione più che alla prima fase di vita del bambino, si addice a una fase successiva, quella della pubertà, dove è il ragazzino che cerca di proposito il contatto con i propri organi. Nel bambino il gesto è spontaneo e legato alla scoperta, alla curiosità e contribuisce all’autoconsapevolezza.

Punirli?

Il contatto fisico col proprio corpo e con quello dei genitori specialmente nei primi anni di vita del bambino è molto importante, quindi non fraintendete gli atteggiamenti intimi del piccolo. Le coccole, le carezze, gli abbracci, i baci servono a dare sicurezza al bambino che impara ad amare, a sentirsi amato e a manifestare a sua volta l’affetto nei confronti del suo ambiente familiare. Non bisogna punire i bimbi se si toccano. Un gesto che non va condannato, anzi, sarebbe strano il contrario, ovvero se il bimbo non provasse il desiderio di toccarsi.
Durante la crescita, scenate nei loro confronti se compiono atti del genere in pubblico, potrebbero generare in loro frustrazione; evitate di spaventarli. Al contrario, bisogna adottare un atteggiamento sereno e fiducioso nei loro confronti e far capire che ciò che vivono è normale, ma bisogna che imparino a controllare certi stimoli e impulsi.

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07/09/2011

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