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L'età giusta per diventare madre

Come è cambiato l'approccio alla maternità delle donne “moderne” rispetto alle loro antenate delle precedenti generazioni? Nei paesi occidentali, nel corso degli ultimi 100 anni, l'età media in cui una donna partorisce il primo figlio si è alzata di ben 16 anni, una cifra record rispetto alle variazioni registrate tra i secoli precedenti.

L'età giusta per diventare madre
© Getty Images

Nel nostro paese l'età media in cui una donna diventa madre per la prima volta è di 31,5 anni (calcolato nel 2011) ma il dato sarebbe maggiore se non fosse per le regioni del centro-sud in cui la percentuale delle mamme sotto i 25 anni è maggiore rispetto a quella delle donne residenti al nord.

Le motivazioni di questo innalzamento dell'età della maternità può essere imputato a diversi fattori, scopriamo insieme quali sono ed in che misura incidono sull'andamento demografico dell'Italia.

Il fattore demografico alla base del calo delle nascite

Una delle prime cause dell'aumento dell'età della maternità è il calo delle nascite che si è registrato a partire dalla fine degli anni '70. Dal dopoguerra in avanti, il numero dei figli nati da ogni coppia è sempre rimasto costante fino alla così detta generazione delle “BabyBoomers” ovvero le donne degli anni '60. Per capire meglio cerchiamo di analizzare la storia demografica di una famiglia tipo dagli anni '40 ad oggi.

Negli anni '40, ogni donna aveva in media dai 5 ai 7 figli. Negli anni '60 però, la media si è ridotta a due/ tre figli a testa producendo un leggero calo demografico. Supponiamo che una mamma degli anni '60 abbia avuto tre figli: due femmine ed un maschio. Tutti i figli si sposano intorno ai 20 anni ed hanno a loro volta un figlio ciascuno negli anni '80. Una delle tre figlie ha un altro bambino negli anni '90, mentre il figlio divorzia e si risposa con una donna più giovane generando altri due bambini negli anni 2000. In totale, questa generazione della famiglia degli anni '60 ha avuto soltanto 6 figli rispetto ai 10/15 della precedente.

Secondo le statistiche, di questi sei figli soltanto uno è diventato a sua volta genitore, due sono ancora troppo giovani e tre, pur essendo in età fertile, non hanno ancora avuto bambini. Questo significa che la nuova generazione nata negli anni dal '95 al 2010 è meno numerosa delle precedenti, il che porterà ad un ulteriore calo del numero dei nuovi nati.

Ad oggi, da ogni coppia nasce un bambino e mezzo e la media è in ribasso. E' facile capire che , se la media scenderà come previsto ad un solo figlio per coppia, nel giro di una generazione i nuovi nati saranno la metà rispetto alla precedente. In che modo però, tutto questo influisce sull'età in cui una donna ha il primo figlio? Il fattore sociale è determinante in quanto storicamente la popolazione tende ad uniformarsi nelle scelte di vita e se la maggior parte delle donne non ha figli, il desiderio di maternità tenderà a calare o a posticiparsi per tutte.

Essere madre: il fattore sociale

Analizziamo ora nel dettaglio quali sono i fattori sociali che comportano l'innalzamento dell'età della maternità. A metà degli anni '80 una donna poteva considerarsi realizzata quando raggiungeva lo status di moglie e madre. Il mito della famiglia felice era al primo posto nei sogni di quasi tutta la popolazione femminile e non. Qualcosa è cambiato a cavallo degli anni '80. Le donne si sono emancipate ed hanno scoperto che esisteva altro oltre alla casa ed ai figli.

L'apertura del mondo del lavoro alle donne è stato un fattore determinante, che ha portato molte lavoratrici a privilegiare la possibilità di fare carriera, mettendo da parte la famiglia. E' la generazione delle moderne quarantenni che, avendo ora raggiunto una buona posizione lavorativa, ha deciso di iniziare a cercare un figlio. Per ragioni strettamente legate all'età non tutte però riusciranno a diventare madri naturalmente e ricorreranno alla fecondazione assistita o all'adozione, che richiedono altri anni di attesa prima di poter avere un figlio alzando ulteriormente l'età per la maternità.

I cambiamenti sociali non si sono fermati agli anni 80 ma hanno invece influenzato notevolmente anche le generazioni successive, in maniera sempre più determinante. Se una volta a vent'anni le ragazze iniziavano a pensare di mettere su famiglia, oggi a questa età si è ancora considerate troppo giovani per avere figli in maniera consapevole. La possibilità di avere figli, in totale sicurezza, anche in età più avanzata ha fatto sì che sia diventato una rarità partorire prima dei 30 anni, dedicando il proprio tempo a lavoro e divertimento.

Oggi, la percentuale delle mamme dai 20 ai 25 anni è uguale a quella delle mamme over 40, ovvero l'8% rispetto al totale, quasi una rarità. La responsabilità non è però tutta delle donne, anche gli uomini dal canto loro non hanno alcuna intenzione di avere figli prima dei 30/35 anni. Questo spiega, in parte, perché vi sia una grande differenza tra l'età in cui una ragazza dichiara di voler avere il primo figlio ed i dati reali delle nascite. La maggioranze delle donne tra i 15 ed i 25 anni è convinta che l'età migliore per avere figli sia dai 25 ai 30 anni ma, nei fatti, i tempi si allungano poi di 5-10 anni. La mancanza di un compagno pronto a diventare padre è quindi un fattore determinante perché spinge le donne a posticipare la ricerca di un figlio.

Diventare madre: il fattore economico

Negli ultimi anni il fattore economico è diventato centrale nella scelta delle coppie di avere o meno figli in giovane età. Se un tempo i ragazzi raggiungevano l'autonomia economica intorno ai 20/25 anni, oggi anche questa soglia di età di è alzata di almeno 5/10 anni. Il tasso di disoccupazione tra gli under 30 ha raggiunto cifre preoccupanti intorno al 30% e di conseguenza la maggior parte dei giovani è costretta a vivere ancora con i genitori.

Anche coloro che sono riusciti a formare un nuovo nucleo familiare hanno però grandi difficoltà economiche che non consentono di poter mantenere un eventuale figlio. Il costo stimato per i primi tre anni di vita di un bambino è intorno ai 30 mila euro, senza contare le eventuali spese per il latte artificiale che è considerato un bene di lusso. Tra le rate del mutuo o l'affitto, le bollette e le spese per il cibo sono poche le coppie che possono permettersi di investire così tanto denaro nella crescita di un figlio.

Pensate che negli anni 50, il costo per crescere un bambino dalla nascita alla sua indipendenza economica era di circa 20 milioni di lire (10 mila euro). Oggi invece la cifra media è di 300 mila euro, per accompagnare il proprio figlio fino all'università a patto che inizi a guadagnare con il lavoro subito dopo la laurea, in caso contrario la cifra sale parecchio. Se una volta si diceva che “dove si mangia in due, si mangia anche in tre” e così via, oggi non è più possibile ragionare in questi termini perché tutto è diventato un lusso, persino avere un figlio.

Mamme e dintorni: il fattore politico

Esiste anche un fattore politico che incide sull'aumento dell'età della maternità. Gli ultimi governi, di qualunque schieramento fossero, hanno concentrato le loro risorse su campi specifici, tralasciando gli aiuti sociali per le giovani coppie. Non esiste al momento in Italia un aiuto concreto per chi decide di avere un figlio.

In diversi stati esteri, anche europei, sono previsti sussidi economici anche per le madri non lavoratrici e la rete di sostegno per le famiglie si estende fino ai 18 anni del bambino. Per questa ragione l'età media per il primo figlio in queste nazioni è molto più bassa rispetto a quella italiana (ad oggi, la più alta in Europa).

Una politica attenta alle esigenze delle famiglie e che sia pronta a favorire lo sviluppo demografico, sarebbe fondamentale per poter non solo spingere le donne a fare figli entro i 30 anni ma anche ad averne più di uno.

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07/03/2013
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