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Preferisco uno dei miei figli: è normale?

"Amo i miei figli più della mia stessa vita, ma ciascuno in modo diverso". Questa è la risposta concordata dei genitori che sono stati interrogati in merito al fatto di avere un figlio preferito. Anche se pochi hanno il coraggio di ammetterlo, è piuttosto frequente avere un "cocco" di casa… ma è ancora un tabù. Autrice di un libro sull'argomento, la psicologa e sociologa Catherine Sellenet ci spiega in dettaglio questo fenomeno, i vantaggi e gli svantaggi del "prescelto".

Le preferenze tra figli
© Getty Images

Tu preferisci un figlio all'altro? "Questa domanda provoca quasi sempre un silenzio imbarazzante o suscita risate", risponde la psicologa e sociologa Catherine Sellenet. Come se questo capitasse solo agli altri! Eppure nei forum online, il problema del figlio preferito tormenta diversi genitori, che oscillano tra senso di colpa e rifiuto.

Ciò nonostante, la preferenza è sempre esistita: la Bibbia, i miti o i racconti abbondano di lotte fratricide sull'argomento. Allora a cosa è dovuto un tale imbarazzo? "A partire dal XX secolo, l'educazione poggia su un principio egualitario", precisa la psicologa. Tutti i figli devono essere amati allo stesso modo, vietando così qualsiasi preferenza.

Figlio preferito: tra segnali timidi e segnali manifesti

"Esistono una quantità di piccoli gesti riservati al cocco di casa, che consentono di tracciare una cartografia della preferenza", dichiara Catherine Sellenet. Più o meno consapevolmente, il genitore stabilisce una maggiore vicinanza fisica con il figlio preferito, assegnandogli il posto accanto a lui a tavola, essendo sempre presente per accompagnarlo nelle sue attività… Questa vicinanza non è solo fisica, ma anche psichica: con lui il genitore discute dei suoi giochi, dei suoi amici e di ciò che accade a scuola… Si tratta di un legame psico-fisico profondo.

Catherine Sellenet individua anche una serie di parole dolci riservate al figlio preferito. "Non è raro rivolgersi al proprio cocco con nomignoli come "principessa" o "tesoro mio", mentre gli altri fratelli e sorelle vengono chiamati con il loro nome di Battesimo". Il preferito occupa un posto centrale e privilegiato. I vantaggi di cui gode il "cocco" di casa possono anche essere calcolati in termini di tempo e di regali che riceve. Spesso, quando commette una stupidaggine, beneficia di una maggiore tolleranza da parte del genitore e viene valorizzato per qualsiasi cosa faccia.

Diverse preferenze riservate al "cocco" di casa

La preferenza si basa spesso sull'amore verso il proprio "simile". "Un genitore tende a preferire un bambino che presenta tratti identici ai propri, sia di ordine fisico o psichico", spiega la psicologa. Per questo genitore, il figlio preferito è un specchio valorizzante, che riflette sfumature narcisistiche. Il bambino è, in qualche modo, una rappresentazione in miniatura del genitore. La preferenza può anche avere a che fare con il sesso. "Ad esempio, una femminuccia che nasce dopo due figli maschi darà forma ai sogni della madre", chiarisce Catherine Sellenet. Attenzione però ai rischi della madre fusionale.

Possono entrare in gioco anche altri elementi, come l'ordine gerarchico tra i fratelli. "Il figlio maggiore può suscitare la preferenza perché è quello che per primo rende genitori", osserva l'esperta. Al contrario, il genitore può stabilire un legame particolare con il figlio minore, che chiude il cerchio della procreazione. Esistono anche le cosiddette preferenze di "compensazione", ad esempio quando il bambino presenta una grande vulnerabilità, come una malattia o un handicap.

Essere un figlio preferito: una fortuna o un peso?

Di sicuro, per il cocco di casa essere il preferito non è privo di conseguenze. Se i vantaggi sono reali, lo sono anche gli svantaggi. Per quanto riguarda il suo fondamento narcisistico, il figlio preferito è certamente privilegiato. "È un conquistador", dichiara in tono scherzoso l'esperta. Una condizione che comporta tuttavia alcune condizioni, ad esempio quella di rispondere alle aspettative dei genitori che puntano tutto su di lui. Il figlio preferito, infatti, viene spesso caricato di tutti i sogni di riuscita dei genitori. Inoltre, questa condizione può implicare il concetto di "debito". I genitori, infatti, si aspettano un ritorno da colui al quale danno tutto, una sorta di restituzione, che si tratti di essere il loro confidente nella vita di tutti i giorni o il loro bastone della vecchiaia in futuro. Insomma, altrettante attese che possono mettere a repentaglio la sua autonomia.

Anche tra i fratelli la preferenza è causa di scompiglio: il rapporto tra fratelli può risultare complicato. A cominciare dalla gelosia, che è la manifestazione più frequente. I fratelli e le sorelle possono prendere in antipatia il cocco di casa, o addirittura usarlo per ottenere favori dai genitori. In altre parole, quella del figlio preferito non è una posizione facile da mantenere. Ciò che più conta per il bambino e per l'equilibrio dei fratelli è riconoscere l'esistenza di questa preferenza.

"Mi pare sia difficile contrastare alcune affinità naturali", riconosce Catherine Sellenet. In compenso, la psicologa formula l'ipotesi di un'educazione maggiormente incentrata sul principio di equità, ovvero un'educazione che consideri le esigenze di ciascuno dei figli. Ecco come conclude: "La preferenza è un fatto umano, per cui è inutile sentirsi in colpa. Tuttavia, quando la preferenza è manifesta, occorre chiaramente ristabilire una certa equità per evitare gli effetti nocivi descritti in precedenza. Ma non bisogna mai dimenticare che ogni figlio è assolutamente unico".

Catherine Maillard

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02/04/2014

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